2004
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Ott

2 ottobre 2004

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Ieri era già autunno. Dalle fessure di una finestra consunta, avvertivo il vento di nord-est, il grecale, che scaccia le rondini e riporta l'odore della neve stagnante. Ho tirato fuori la giacca, i pantaloni di lana, la camicia di flanella.

Ma da questa mattina, 2 ottobre, improvviso è tornato il sole. Si è schiuso l'orizzonte già occupato da lieve e cupa foschia. Nel breve varco, tra nembi, travalica la luce dell'estate, con il suo sapore di terra riarsa.

Parlo al telefono con te, che da anni mi imponi le regole di un amore diviso, in case separate.

Io sono solo qui, a scongiurare l'abbrivio dell'autunno e a cercare bagliori dell'estate. Tu con tua madre anziana, nutrice da curare con pazienza.

Noi due ci amiamo su fili cablati, come due vecchi di appena quaranta anni. Rimangono le solite promesse, le dolcezze condivise al suono di parole clandestine, inutili parvenze, diverse da quelle che mi hanno fatto innamorare. La tua voce è come il sole di questo mattino, nel tepore fugace che minacciano nuvole vicine.

L'estate nell'autunno è quello che tu eri e non sei più, amore mio.

 
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