2007
15
Mar

Lo Devo Uccidere - Round Robin Story

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L’obiettivo è quello di realizzare un “romanzo in comune” scritto da centinaia di navigatori Internet, anonimi fruitori del sito http://www.kultvirtualpress.com. Il titolo imposto dall’ideatore è “LO DEVO UCCIDERE”. Il suo autore ha il nome fittizio di Viscardo Gridelli, ed sarà pubblicato da KULTVIRTUALPRESS in versione e-book).

Marco Benazzi


Tutto ha inizio quando l’ideatore posta le sue prime tre cartelle…

LO DEVO UCCIDERE

di Viscardo Gridelli

Questa è la volta che lo uccido. Mi chiamo Matteo Baredi e fra qualche ora avrò un omicidio sulla coscienza. Il nome della futura vittima non vi dirà nulla: è un avvocato noto in città per la sua somiglianza con Odoacre Chierico[1]. Ermanno Arienti è il suo nome e come me è nato a Cesena, trentadue anni fa. Anch’io avrei preferito fare altro nella vita, il doppiatore di film porno hardcore, il collaudatore di materassi a molle, il rappresentante di datteri provenienti dalle coltivazioni di un'oasi a 600 km a sud di Algeri, il lucidatore di palle da bowling.

E invece no. Ho avuto un altro destino. Chissà, se fossi nato al quartiere Gianicolense di Roma e mio padre fosse stato il custode di VILLA PAMPHILI, oggi vivrei a Santo Domingo piuttosto che in Kenya. Ma la vita mi ha spinto a fare scelte diverse, ho vinto un concorso pubblico al catasto urbano della mia città, ho sposato la mia eterna fidanzata, abbiamo avuto un figlio che ci sta dando tante soddisfazioni e pochissimi grattacapi, e l’estate la passiamo in vacanza al bagno “Summertime 114” di Cervia. Voi direte, si va be d’accordo, ma per quale motivo hai preso questa decisione? Il fatto è che l’avvocato Arienti mi ha letteralmente scippato il destino. Tutto è cominciato per gioco. Visto l’amicizia che ci lega dai tempi del nostro primo campo scout a San Martino di Castrozza nell’ottantadue, mi aveva chiesto un’idea per realizzare un cortometraggio al saggio di un Corso al quale ha partecipato un paio d’anni fa. Non l’avessi mai fatto! Da quel momento in poi, sono schiavo del suo gioco. Voi direte, si va be d’accordo, ma qual è il motivo che ti ha reso schiavo? Era l’estate del ’92, io e Alberto partimmo in autostop per una vacanza in Corsica con tenda e zaini al seguito. Al campeggio incontrammo due belle ragazze nordiche, dagli occhi di un azzurro intenso e dalle voci armoniose. Passammo una prima settimana da sogno poi la loro vacanza finì. La sera degli addii festeggiammo esagerando con i beveraggi (due boccali di birra da un litro al doppio malto a testa!) e in preda ai fumi dell’alcool successe il fattaccio. Al rientro in camping accesi il fornello a spirito per farmi una limonata calda, dopo che avevo dato di stomaco tutto quello che avevo ingurgitato nei due giorni precedenti, ma l’instabilità dovuta all’eccessivo tasso alcolico mi fece cadere a terra rovesciando il fornello che, rotolando come una torcia impazzita, fini la sua corsa su di una tenda militare da campo dove alloggiava un gruppo di tedeschi che per mia fortuna stavano ancora partecipando alla gara di rutti liberi alla birreria “Senza Fondo”. Almeno così credevo. Si scatenò l’inferno. Le fiamme furono sedate grazie all’acqua del vicino torrente pompata dal gestore del camping. L’arrivo dei vigili del fuoco e il dileguarsi del fumo portò alla luce la macabra scoperta. Il nonno della famiglia di crucchi era tornato in tenda a riposare. Nessuno seppe mai che cosa veramente accadde in quella notte. Ma riuscire a comprare il silenzio di chi non deve parlare, credetemi, è tremendamente difficile. Non voglio che pensiate che sia uno psicopatico, o uno che sceglie la strada più facile per eliminare il problema. L’avvocato Arienti, oggi possiede un alto tenore di vita, a differenza del mio, autonomo e dignitoso, grazie al suo status di scrittore di romanzi gialli. Voi direte, si va be d’accordo, ma questo cosa centra con i fatti accaduti quella notte? Quei romanzi, non li ha scritti l’esimio avvocato ma il suo “negro” o come si usa dire oggi ghostwriter[2]. Io! Ho fatto di tutto per tornare alla guida della mia vera vita, ma per paura di perdere tutto quello che ho conquistato fino ad ora, un lavoro stabile che mi rende dignitosamente, una famiglia in salute, una città protettiva, ho sempre desistito. Ma ora non resisto più. Questo dover essere l’ombra che svanisce ogniqualvolta il sole la investe mi deprime fino allo sfinimento. Ma il problema è un altro. In verità, quello che ho scritto non ha nessun valore. Ciò che mi sta a cuore sono unicamente io, in quanto uomo: perché la differenza fra “essere” e “creare”, non è solo data dal fatto che il primo è un verbo intransitivo mentre il secondo è transitivo. Quando penso a ciò che ho realizzato e a quello che potrei realizzare senza di lui, mi persuado che non ha senso rimandare, e che la sola azione dignitosa che mi resta da fare è estirpare il male all’origine. Ho cercato invano delle giustificazioni per tornare sui miei passi. Non penso che proverò mai alcun senso di colpa perché non sarò mai un’omicida. L’eliminazione di Alberto fa parte della categoria “necessarie”. Non mi sento neppure agitato. Il Dio della letteratura, seppur minore, un giorno mi ringrazierà. Devo solo trovare il metodo di uccisione più adatto allo scopo, in fin dei conti stiamo parlando di un giallista.

Questo, se non lo avete ancora capito, è il grido d’aiuto di un uomo che ha una vita sociale sviluppata più nel “Web” che “Live”, stretto in una morsa di solitudine, privo di occasioni di schiudermi senza freni e dubbi della psiche.


ELEMENTI DELLA STORIA

Matteo Baredi è il ghostwriter di Ermanno Arienti, un giallista specializzato in legal thriller[3]. Oramai stanco d’essere sfruttato con la formula del ricatto, dopo che il giovane legale gli commissiona la sceneggiatura tratta da uno dei “suoi” capolavori, Marco decide di eliminarlo fisicamente. Unico ostacolo a questo macabro progetto rimane il “metodo di eliminazione”.

q Protagonista 1: Il ghostwriter che spinto dall’esasperazione, ha il compito di uccidere (o di pentirsi) l’amico sfruttatore;

q Protagonista 2: Il giovane avvocato in erba, giallista affermato grazie al ricatto perpetrato da anni “all’amico” d’infanzia, che per questo motivo sta rischiando la vita;

q Location: Una città segregata a lato della via Emilia in una piccola pianura distesa ai piedi di tanti piccoli colli che gli fanno da corona, in una parola Cesena;

q Filo conduttore: Lo sviluppo narrativo non ha alcun vincolo se si eccettua quello dell’epoca storica attuale;

q Note operative: Ogni partecipante potrà inviare un max di 3 cartelle (30 righe x 60 battute) inserendo nome e cognome a fondo pagina e facendole pervenire a Kultvirtualpress all’indirizzo di posta elettronica info@kultvirtualpress.com con oggetto “LO DEVO UCCIDERE ?”;

Il materiale non sarà restituito e dovrà essere libero da diritti di riproduzione, nessun compenso sarà erogato per il contributo fornito che verrà utilizzato esclusivamente per realizzare il progetto collettivo.



[1] Calciatore. Storica ala destra di Roma e Inter anni 80.

[2] scrittore fantasma (chi scrive libri a nome di un altro).

[3] Erle Stanley Gardner, uno dei più giovani avvocati a iscriversi al foro della California, per ventidue anni svolse dignitosamente la professione. Tuttavia all'inizio degli anni Trenta, dopo alcuni esperimenti (racconti pubblicati con successo sulla rivista "Black Mask"), decise di dedicarsi a tempo pieno alla narrativa poliziesca e creò il personaggio di Perry Mason, ispirandosi per la scelta del cognome a un oscuro personaggio dell'ancora più oscuro giallista Melville Davisson Post - l'avvocato Randolph Mason - che era stato protagonista di tre romanzi pubblicati fra il 1896 e il 1908. Così nasce il legal thriller.

 
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:: Marco Benazzi

Mi chiamo Marco, il nome più in uso tra i baby boomers, e faccio parte di quella generazione che per prima è stata alimentata ad omogeneizzati prima e a merendine confezionate poi. Ho cominciato a leggere libri di letteratura per ragazzi all'età di otto anni. A dieci anni, ho cominciato a frequentare sale cinematografiche tre o quattro volte la settimana (in quel tempo, i cinema erano aperti, tranne il lunedì, dal primo pomeriggio…) alimentando continuamente la mia fertile mente. A dodici anni, risale la mia prima raccolta di poesie dedicata a Maria Rosa, l'amata - seppur in maniera angelicata - compagna di banco. A diciotto, come un novello Cyrano, prestavo le mie qualità poetiche al Cristiano di turno. Dopo il diploma, ho frequentato il DAMS di Bologna, interrotto a pochi esami dalla Laurea, dove ho affinato le mie tecniche di analisi filmica. Il mio sogno proibito, simile a quelli che Walter Mitty era di diventare un critico cinematografico. Dopo diversi anni di lotta con la realtà, al centro culturale che frequentavo quotidianamente, incontrai in giovane sciamannato, che da mesi si divideva fra la tanto agognata tesi di laurea e l'amore viscerale per il cinema. A obbiettivo raggiunto, abbiamo deciso di unire le nostre insicurezze e in pochi anni sono nati; soggetto e sceneggiatura di ANITA, un film ambientato nella bassa ferrarese; una serie tv ambientata in un teatro con protagonista un custode inetto aiutato nel lavoro dal collega fantasma; una serie di sit-com di varia ambientazione (ristorante, scuola, …); format televisivi, fino a formare, nell'estate del 2004, un gruppo (GIU - gruppo inutili uniti) che ha come scopo principale quello di ricercare cosa sta succedendo nelle persone, da un angolo remoto e opulento del ricco occidente (Romagna); analizzare le conseguenze, le ricadute personali di un mondo “a testa in giù” (E. Galeano) basato sull'ingiustizia, lo sfruttamento dei paesi poveri; lottare per una presa di consapevolezza allo scopo di cambiare la percezione del mondo e magari, nel tempo, insieme a tanti altri, provare a rivoltarlo un po'… Da questa straordinaria esperienza condivisa oltre che con l'ormai inseparabile amico di penna, anche con altri quattro ragazzi che il destino ci ha posto lungo la strada che porta al capolinea della vita, sono nati due piccoli documentari autoprodotti (Perché la via deve essere bella), un documentario che racconta l'esperienza e il pensiero di Danilo Casadei, detto Baciola, poeta di strada, vagamondo (mitico il viaggio in India in autostop, nel '73, sulle orme dei maestri della Beat Generation)… e (Sessant'anni dopo) che racconta come l'impegno del partigiano Dino Amadori non si sia esaurito il 25 aprile 1945, ma continui più forte che mai, sessant'anni dopo. Contemporaneamente, ho portato a termine il mio primo romanzo d'ambientazione gialla, ma questo già lo sapete.

Marco Benazzi

Walter Mitty è il protagonista di un racconto di James Thurber (The Secret Life of Walter Mitty) che narra la storia di un uomo che vive di immaginazione. Nel 1947 ne è stato tratto un celebre film con protagonista Danny Kay, comparso in Italia con il titolo Sogni proibiti.

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