2005
1
Ott

Caffè

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Camminare ai margini del parco e dell’odio, una calda Domenica di Maggio, le coppiette i bambini i cultori dello jogging gli alberi i fiori gli uccellini e tutto il resto…
Pensando che forse vorresti baciarla, anche solo per ricordare come si fa.
Pensando al modo migliore per evitare i raggi del sole, feriscono gli occhi, cercando di giustificarti, camminare cercando il varco nascosto tra le pieghe della folla festosa.

E il boato dei tifosi aldilà della cinta cadente che circonda lo stadio, fintamente aggraziata da una siepe trascurata, vestire del vento che spira dal lago, scompiglia i capelli, e una mano a veletta per vedere più lontano, oltre le ombre e le onde schiumose, per arrivare alla panchina più solitaria, a riciclare qualche lacrima invisibile, ad osservarle con gioia correre sulle guance, consumare la pelle in lucide cicatrici di ricordi.

Guardassi ora il cielo ruotare per le sue orbite indefinite, potresti forse renderti conto del lungo viaggio che ha condotto al punto di partenza quella ruota esanime… qualche anno fa l’avresti trovata, i raggi colorati alla festa d’ogni giorno, i nodi ai fazzoletti e i presagi, ruotare su se stessa fino all’orizzonte, e mani forti, decise, ad accogliere e guidare quei primi passi, fino ad abbracciare un sorriso con entrambe le braccia, ripetere con studiato, nudo distacco di non mentire mai a te stesso…
Guardassi ora il tuo sorriso forzato increspare le labbra, forse, ma solo forse, potresti raccogliere il coraggio, per una volta, di dire grazie.

 
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