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2004
23
Set

FuoriCasa.Poesia

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BOLLETTINO N. 10 / 2004
a cura di Alberto Bertoni, Stefano Massari, Giancarlo Sissa
 
con la collaborazione di Mimmo Cangiano, Gianfranco Fabbri, Silvia Favaretto, Massimo Gezzi, Paola Loreto, Paola Turroni
 
 

 EVENTO POETICO ZERO 

 
1. DEVE PASSARE DELL'ACQUA E DEL TEMPO di Stefano Pasquini
 
Deve passare dell’acqua e del tempo. Devono passare i raccolti di grano, le semine dei ceci e dei fagioli, più volte. Finché la terra porterà una memoria diversa dei corpi che accoglie, non più una memoria di vivi morti, ma semplicemente di morti, sciolti nella terra e nei suoi mille elementi.
La terra porterà una memoria per ogni colpo di zappa e ferita di vanga. Sarà un’altra memoria, quella del tempo che genera e uccide e trasforma, ringiovanisce e invecchia.
La terra porta memoria, non ci saranno più giorni felici. Non dimentico, non so dimenticare, il tempo non muore, il cerchio non è rotondo.
 
Noi siamo qui, praticamente sepolti sotto mezzo metro di neve. Sepolti.
Prima, mentre stavo tra le colline bianche di neve, senza ombre, che non c’era più confine a quel bianco, ho preso un vuoto d’aria, un vuoto di senso. Non c’era più il teatro, non ce n’era motivo e neanche la mia cara agricoltura, la mia bella terra, non c’era più traccia di terra e non c’era più il cielo, bianco, come la neve, via anche il cielo.
Solo vedevo gli scheletri di alberi sepolti di bianco. Legno secco, spezzato, piegato.
Solo vedevo e sentivo, una cosa che non sentivo da tempo, quel vuoto silenzio, tramonto incolore, riposo di pace.  
 
(da l'estate.fine - diario . le ariette - libri)
 
 
 
2. COSI' QUESTO E' IL CAMPO di Giancarlo Sissa
 
 
                           al Teatro delle Ariette (l’estate.fine)
 
        Così questo è il campo
        dove viene da tacere finalmente un poco
        e poi per sempre – qui senza voce siamo
        attesi con il sorriso dei non arresi – qui
        la pianta del pomodoro stranamente
        torna al suo folle niente in un silenzio
        di vento – né triste né contento – che voi
        non sentite che vi spartite l’incredula
        durezza dello sgomento nella scaramanzia
        della sconfitta vittoriosa – o gli occhi
        della morte senza sguardo o la carezza
        della sposa che non riposa e la vita
        tutta sempre e ancora un poco ai margini
        di ciò che resta d’altro fuoco – ma così
        ancora e sempre questo è il campo
        questa la sua buia geografia umana
        tanto da sembrare la tua la sua la mia
        ma per niente strana e senza malinconia
        verso il fondo della campagna e nell’abisso
        orizzontale della pianura – senza fatica
        quasi o nascondigli di paura – e quanto
        camminare e sostare e sperare e aspettare
        sempre con il sasso del sapere in mano
        e qui tornare per scavare fonda più fonda
        un’altra fossa … nel tempo umano
        allo schioccare di una bandiera rossa!
 
 
 
3. DA "DIARIO DEL PANE" di Stefano Massari
 
        andiamo a morire . adesso che siamo calmi .
        andiamo . prima del buio tra le mani .
        prima che il destino stringa le barriere .
        prima delle piogge e altro sterminio .
 
             
 
4. LA NOSTRA LIBERTA' di Alberto Bertoni 
  
        
        You got it, l’hai fatto
        in inglese più sintetico e più rauco
        ma tu l’hai fatto
        scorrere il tuo sangue sul cemento
        aspettando l’attardarsi del fiato, il lento
        precipizio del respiro
        dal corpo un fiotto caldo, diviso
        in due torrenti
        un’agonia di tendini lo scatto
        del grosso gatto nero che fiuta il nuovo odore
        e scappa chissà dove, un lampo
 
        Preoccuparmi, intanto
        dei colpetti di tosse con i quali
        accogli nella penombra delle scale
        il quasi cinquantenne di Bologna
        senza profilo quant’è grasso
        ma se non altro mai sposato
        come informi tua madre il giorno dopo
        glissando elegante sull’alto
        rischio di Alzheimer, la passione del gioco…
 
        La nostra libertà di stare
        per sempre insieme di là dalle marcite
        oltre perfino il gigantesco silos
        che non sai se acquedotto o granaio
        alba o tramonto dove
        oggi divampa l’Emilia e ricomincia
 
 
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È nata a Montecchio Emilia (RE) nel 1980, ma risiede da sempre in provincia di Parma. Laureata in lettere classiche presso l’Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia del Teatro e dello Spettacolo dedicata alle riscritture del mito di Antigone, è attualmente dottoranda in discipline teatrali e cinematografiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Collabora con alcuni siti internet dedicati a letteratura e teatro, con un’agenzia letteraria e con un mensile locale. Da sempre interessata all’universo della scrittura e all’editoria, si è recentemente qualificata al primo posto nel concorso Storie a Mezzogiorno (sezione narrativa). Autrice della post-fazione al libro di Fortuna Della Porta IO CONFESSO, sta attendendo l’uscita del suo primo racconto nell’antologia dal titolo Piccole Storie, edizioni La Chiave.
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