:: Home » Eventi » 2005 » Settembre
2005
16
Set

Porto delle Scimmie alla Notte Bianca (Roma)

Commenti () - Page hits: 1100

:: 170905 ore 19.00

Daniele Bortoletti

insieme a Gianluca Pesciola (scrittore), Sergio Bianchi (editore) Francesco Trento (scrittore), coordinamento di Manuel Poggiali

Presenta “Porto delle scimmie” (Halley Editrice)

+ dibattito sulle Istituzioni Totali

realizzato dal collettivo Astra19 (spazio pubblico autogestito)
via capraia 19 (Tufello) roma

+ notte bianca +

Info: 06/45448194 ::

::         La notte bianca al Tufello dibattito+presentazione romanzo+aperitivo

Porto delle scimmie è uno studio che affida al genere letterario della pornografia il compito di descrivere una cultura dal suo interno e propone alcuni strumenti per entrare in relazione, resistere, liberarsi, dai tentacoli che a partire dagli anni Ottanta ha diffuso. La militarizzazione della società è un fatto oramai tristemente compiuto, l’estensione indebita del’uso della forza nei conflitti, un’aghiacciante realtà. Forse le radici dell’ingiustizia possono essere rintracciate negli insegnamenti dati ai “migliori giovani” in una Scuola Militare. Collettivo Astra19 astra19@inventati.org

::         Porto delle scimmie Daniele Bortoletti Halley Editrice (2005 - pp. 168 – 11 euro)

Quattro soldati, quattro ragazzi come scimmie tentano una fuga cruda e spregiudicata dall’istituzione totale di una città-caserma. Porto delle scimmie è un romanzo di ricerca che guarda all’interno di un osceno girotondo di adolescenti addestrati in una scuola militare. Uno psicologo che trasforma la sua tesi in una macchina per torture, un disertore che sceglie la disciplina del disonore, un trafficante di sostanze proibite ormai sull’orlo del tracollo e una recluta la cui adesione all’Ordine è condizionata dalle più crude verità del corpo, del sesso e della violenza. Originalmente concepito come studio sulle “istituzioni totali”, il romanzo racconta un sotterraneo, corale e spregiudicato tentativo di fuga in cui l'iperrealismo, in particolare quello usato nelle scene d'amore, demolisce “dal di dentro” tutte le immagini più insipide, invisibili o rassicuranti della nostra vita collettiva. ::

::         Incipit

Il commercio richiede sempre una certa familiarità con il cliente. E il sorriso è lo strumento migliore per spennare il tuo pollo. Ma questi sono argomenti che abbiamo tutto il tempo per approfondire. Sempre ammesso che tu abbia voglia di imparare a vendere nel settore in cui opero anch’io.

L’importante è che cominci a sorridere. L’altra regola fondamentale è ancora più semplice: se vuoi far salire il prezzo devi avere pazienza, saperti nascondere quando occorre, tramortire l’avversario fino a quando non è in ginocchio, pronto ad attraversare a piedi nudi la città. La stessa regola che vale nel gioco dell’amore, per intenderci.

C’è una questione tuttavia che non deve sfuggirti: quando vuoi vendere qualcosa, portati sempre dietro tre o quattro storielle oscene, di quelle che tutti sappiamo essere vere, ma non cessano di stupirci o piegarci in due dalle risate. Ci sono commercianti che riescono nel loro mestiere con qualche barzelletta sporca e alle volte anche quelle possono bastare. Se vuoi vendere marijuana non bastano. Certo anche nel mio settore puoi incontrare spacciatori sfigati con gli occhi a mezz’asta che ridacchiano di calcio o di mutande strappate, ma sono venditori di second’ordine e ti mollano solo plastica e additivi.

A questo punto mi sembra addirittura di vedere i tuoi occhietti voraci illuminarsi di una famelica domanda. Quello che posso dirti è che si tratta di un circolo virtuoso che si autoalimenta. Ogni cliente ti porta una storia che passi al successivo fino a quando, preda della confusione più atroce, racconterai la sua storia alla persona che ti sta di fronte. Mi auguro che non ti capiti in una stanza affollata dai suoi amici. ::

::         Topografia di Porto delle scimmie, Postfazione di Francesco Trento

“Bisognerebbe leggere soltanto i libri che mordono e pungono” (Franz Kafka, Lettera a Oskar Pollak, 27 gennaio 1904)

 

Daniele Bortoletti è uno di quegli scrittori che se non imparano il sanscrito non iniziano a scrivere il loro prossimo romanzo. Che se non si specializzano in danze sufi non si sentono in grado di affrontare la scrivania. Dopo anni di studi il risultato è però un romanzo ricchissimo. Uno potrebbe leggere Porto delle scimmie decine di volte senza cogliere tutti i riferimenti e i rimandi che lo abitano. Riferimenti alla filosofia orientale (la prostituta/dea Kali la cui immagine archetipica “risveglia” Stefano, ad esempio, iniziando a separarlo dall’universo militare), alla poesia baudelairiana, alla psicologia di Jung, alla “terapia con gli dèi” di James Hillmann, alla musica contemporanea (da Tom Waits a De Gregori, ai Cure). L’omaggio - sin dal titolo - a René Daumal (Porto delle scimmie è il ‘nonluogo’ narrato nell’incompiuto Il Monte Analogo) rivela l’adesione dell’autore all’idea di letteratura espressa ne La gran bevuta e ne La conoscenza di sé: l’importanza dello studio delle dottrine indù, l’importanza di coltivare un’attenzione non indulgente verso se stessi e soprattutto l’importanza di dare alla propria scrittura uno scopo. E una direzione. Che deve essere non solo evocativa ma trasformativa nei confronti dell’autore e del lettore. Che deve mettersi al servizio della psicologia e della filosofia. I personaggi di Porto delle scimmie danzano tutti sull’orlo del proprio abisso.  

Stefano, il personaggio centrale del romanzo, centrifugo rispetto all’universo concentrazionario della caserma, trova nella frequentazione dei luoghi più malfamati della città l’unica possibilità di concepire se stesso come individuo. La tensione tra l’aderire alle richieste familiari e lo sviluppare una personalità autonoma è invece la lacerante dicotomia che caratteriz- za il personaggio di Giovanni. Attraverso di lui, seguiamo il processo di annullamento della personalità tipico dell’esercito. Quanto Giovanni è devastato, Alessandro è devastante: incarnazione archetipica del Male, spinge all’abisso gli altri personaggi, trascina ogni innocenza sul limite del baratro, infetta ogni purezza residua come una malattia epidemica. Alessandro è una peste che infesta tutto. Ci sono uomini che non sono solo seduttori, sono stupratori di anime, e fanno con lo sguardo, con la parlantina, con l’intelletto avido e rapace, quello che altri impongono col corpo. Questi uomini non sono poi così differenti dagli stupratori tout court. E, in verità, non sono poi così differenti da noi. Alessandro è l’anima nera che ci abita tutti. Una nostra “possibilità”. Un personaggio terrificante, perché nulla ci terrorizza di più del nostro riflesso. E non è mai l’abisso a spaventarci, quanto la nostra intrinseca, innata disponibilità a cadervi. Quanto la possibilità che quell’abisso ci riguardi. Stefano, Alessandro, Giovanni: tre personaggi a confronto con le distorsioni del potere. Il potere delle “istituzioni totali”, dell’esercito, della famiglia. Perché questo romanzo è anche, soprattutto, una profonda riflessione sul potere. Arrogante, mistificatorio, cannibale. Ovunque, nel corpo di Porto delle scimmie, si muovono espressioni del potere. Non solo all’interno delle zone militarmente sorvegliate. Anche la psicologia si mette al servizio dell’autorità: già dopo il primo incontro con il comandante della scuola, Alessandro si lascia corrompere, finendo per trasformare la sua tesi in un mero lavoro di propaganda dei valori dell’esercito. Ciò che si configura come scienza diventa mera ideologia. Stefano, Alessandro, Giovanni: tre personaggi a confronto con la loro ombra, alla ricerca di una via verso il basso, in una costante tensione verso una fuga che forse solo uno di loro, Stefano, grazie alla “familiarità col sistema fognario”, riuscirà a realizzare. Il punto di fuga del romanzo è rappresentato da Daniele, uno spacciatore di marijuana che, attraverso un serrato confronto con il transessuale Yulon, “ricorda” i personaggi, le loro storie. Proprio questo “ricordare” di Daniele ci suggerisce la chiave di lettura più suggestiva di Porto delle scimmie: l’ipotesi che Giovanni, Stefano e Alessandro siano soltanto le personalità secondarie di un unico uomo, colto in diversi momenti della sua vita, sempre sul bilico del divenire. Nella psicologia politeista di James Hillman l’Io diventa solo un personaggio fra i tanti all’interno del teatro interiore. In una chiave di lettura hillmaniana del romanzo, dunque, i quattro personaggi maschili di Porto delle scimmie divengono manifestazione diacronica e sincronica delle diverse componenti di una personalità e delle diverse epoche e punti di vista di un uomo: a sedici anni recluta, a diciotto aspirante disertore, a ventotto laureando, e successivamente “commerciante”. C’è un’altra chiave di lettura che potrebbe essere proposta. Legata al mito narrato da Aristofane nel Simposio di Platone e incentrata sul rapporto col femminile che pervade tutto il romanzo. In Porto delle scimmie ogni personaggio cerca se stesso in una donna, una donna in se stesso, il femminile che lo abita. Nemmeno la caserma interrompe questa ricerca. Anzi. E non è un caso che il motore della narrazione sia un ermafrodita, Yulon, l’unico personaggio che ha già compiuto la sua unione tra maschile e femminile e perciò può esercitare un’arte maieutica, invitando l’io narrante alla ricerca. Porto delle scimmie è il primo volume di una tetralogia (o, più poeticamente, una quadricromia) in via di scrittura. Il secondo, Anima Oscena, affonda ancora le radici nella psicologia archetipica e nella filosofia platonica. O meglio, le affonderà, quando l’autore si deciderà a terminarlo. Perché ora, ovviamente, è costretto a imparare il greco antico per leggere Platone in originale. Poi dovrà andare a caccia con Atena, banchettare con Dioniso e partecipare ad una serie di ammucchiate col dio Pan. Altrimenti, certo, non può neppure pensare di sedersi davanti al computer. D’altronde, converrete con me che non è facile scrivere incastrati in una camicia con i bottoni sul retro e le maniche legate assieme. P.S.: Qualcuno potrebbe chiamare quella di Porto delle scimmie una scrittura erotica. Sbaglierebbe. È una scrittura pornografica. Nel senso di: esatta, concreta. Non una delle scene raccontate nel romanzo sarebbe stata la stessa se l’autore non avesse avuto il coraggio di chiamare cazzo il cazzo e sperma lo sperma. ::

::         Per info e copie recensioni:

Francesca Chiappa

333.2208403

Halley Editrice

via circonvallazione 131 – 62024 matelica (mc)

0737.787225 (fax 0737.787963) ::

 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
:: Eventi recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 47 millisecondi