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2005
3
Giu

Noi, atomi alla ricerca di un nucleo

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E' uscita la nuova raccolta di poesie "Noi, atomi alla ricerca di un nucleo", di Marco Saya edito da Edizioni IL FILO (www.ilfiloonline.it)

Per informazioni e ordini: http://www.ilfiloonline.it/autori/2005/aprile/saya.asp

Dalla prefazione

L’essenza della raccolta poetica di Marco Saya è il viaggio dentro la vita, la vita del nostro presente. Un viaggio in cerca di verità in cui “i sentimenti liberano - una rabbia urlata - alla solitudine del vento” svincolando così quella parte d’esistenza pura, quella che fugge ai gesti vuoti della monotona e meschina quotidianità, quella che rimane ancorata alle serrature del tempo per aprirne dei varchi e respirare l’esistenza ed il suo senso ultimo in modo autentico ...


Visita la pagina http://www.marcosaya.com/saya17.htm

Inediti

Globalizzazione

Questa mattina osservavo
una signora della Milano bene
a braccetto con un’elegante donna con il Burka
Attraversavano il semaforo e occhi sbigottiti
guardavano questa strana coppia…
E riflettevo…
su come fosse ancora lontano l’altro lato della strada…
Al segnale del verde
motociclisti irrequieti
ripartivano con un sospiro di sollievo…

Perché pensare troppo?
Ora non ho in testa niente,
una zucca vuota e la strada
mi guarda dal balcone

Forse sono io che guardo
la strada dal balcone
Che differenza fa?
Mi piace ricordare
un po’ di tutto
In questo stato confusionale
Intermittenze di tempo
E la lampadina s’accende
Ma si fulmina, talvolta, e
Il chip swiccia in off kè, ma xkè
mi metto a scrivere così, ora mi riaccendo,
passa la giornata, quella via è cambiata,
io cambio la moquette e il gatto la morde,
ho appena rimesso a nuovo il bagno. Prima
c’era il caos della solitudine che ordinava a suo
piacere e il vino mi piace rosso
(quello che fa sangue)
E continuo a recitare, intanto ingrasso,
sento i miei, raramente, in ufficio
sento una canzone dei Pink e poi
ritorno alla Statale con la testa,
Capanna, Cafiero & company,
l’avventura del corteo infinito
che si scioglie come burro fuso
e le radio private, il sonno perso
nei locali e il cellulare vent’anni dopo
non squilla e la compagna del liceo chissà
che fine ha fatto e questo flusso mi snerva,
nulla cambia, il tempo si, passa in fretta, banalità
della routine che uccide l’inizio della passione,
poi torno a osservare la strada dallo stesso
punto in cui anche mia nonna si affacciava e guardo giù,
sempre i soliti bipedi che , ogni tanto,
alzano su la testa , che sguardi!,
amico Clint tira fuori la Colt,
il manifesto di Marilyn che sorride,
Harry ti presento Sally in DVD
(visto 200 volte per ammazzare la noia di una pasta in bianco)
Hendrix che cambio con Jovannotti per
Poi tornare ai Dik dik e Guccini
insegna che al cesso dobbiamo trovare la pace
E parliamo un po’ di questa pace!
Guardo il TG e poi canale5 ,
tutti insieme appassionatamente un bollettino di morti!
Pazzi che riammazzano perché essere assistenti sociali
gli ha fatto perdere le buone maniere…,
madri che non ricordano il bastone con cui hanno
ucciso i propri figli e poi Vespa che analizza i dati coadiuvato dagli statistici,
gli strateghi della morte e l’audience sale e sale e sale,
il grattacielo graffiato da un aeroplanino che si schianta
e il settembre 2001 , un contatore che incrementa
morti su morti in giro per il mondo, onnivori all’assalto perché i frigo sono vuoti
e le patatine fritte hanno un gusto diverso dal kebab
Perché pensare troppo?
Ora ci sono, mi sporgo e i bipedi corrono,
cosa ricavano da questa fretta?
Niente!, accumulano la scusa
per non vergognarsi di questa
vita imposta!
Tanto la solfa non cambia!
Potrebbe mutare?
Si, con il contrario di tutto
Agire al contrario,
no invece di si,
si invece di no
Facile l’equazione
Corri alla metropolitana
Corri in bagno
Corri per il panino
Corri per timbrare
Corri per ubbidire
Corri per tornare a casa
Corri per un veloce happy hour
Corri per schiantarti su una qualsiasi strada
Corri, corri,corri,corri…
Rallenta, rallenta, rallenta,rallenta…
Fermati, fermati, fermati, fermati,
Ora!
Guardati attorno!
Sei finalmente solo
Ricomponi i tuoi frammenti
Assaggiali come se fossi
quel bambino che pensava
che sarebbe stato diverso il dopo…
Torna al passato…
Cancella dalla lavagna
lo sporco del gessetto
Quanta polvere in casa!
Ogni giovedì viene la filippina
Ma la polvere rimane
S’accumula, si deposita,
s’intrufola ,riappiccica alla pelle
tutta la città è inquinata,
ci confondiamo con le polveri delle fabbriche,
crepiamo con lo stesso odore,
gli occhi bruciano, sempre più rossi
accecati da troppa luce,
la metropoli è un solarium
(altro che i lampioni dei giardini di Versailles)
e il verde è grigio o grigio-verde
Tutto si confonde, ricapitolando
Frettapolverilucimorti
Non era poi così fuori l’imbrattatore di tele
E i girasoli non lo guardano più perché c’è sempre
Questa maledetta polvere che offusca
E come fa la filippina a pulire?
Questa è poesia, una lirica
che pulsa il ritmo del caos
E poi ti ritrovi alla fine,
un soffio e sei vecchio
vecchio,vecchio,vecchio,
e i giovani sono già vecchi
perché accettano di aspettare il proprio turno
al GS , aspettano le promesse di un lavoro che non esiste,
la pensione che dovranno pagare alla cupola del domani
e le valige non sono più di cartone ma le migrazioni
continuano e non si divertono, l’ansia della città non aspetta nessuno,
riempiono come stie i bar, come luoghi di lavoro, timbrano il piacere del chi sei?
Del cosa fai? Vivono, viviamo tutti ora, la sintesi del nulla,
e che cosa rimane? No Martini,no party!
Perché pensare troppo?

Finzione

È strano vedersi che vivi,
ti domandi perché sei lì…in mezzo agli altri (chi?)
Forse è tutta la finzione di un dio effimero
(prigioniero in un corpo acquoso)
Persino il tempo, pagliaccio neuronico,
è l’immaginazione di un frutto che, marcio,
si spiaccica nel ritorno all’humus di una nuova terra…

 
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