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2007
29
Apr

Ecstasy Love - Extended Version

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Eliselle
Ecstasy Love
pp. 252
ISBN 978-88-89378-30-1
Prefazione di Matteo B.Bianchi
Collana "Rooms - Stanze"

Eumeswil Edizioni

Avere diciassette anni è come stare nel guado di un fiume. In preda alle correnti attraversiamo il tratto che dall’infanzia ci conduce alla vita adulta, sentendoci fondamentalmente abbandonati a noi stessi.
A diciassette anni la voglia di indipendenza comincia a farsi sentire in maniera prepotente, ma l’autorità dei genitori è ancora assoluta, incontestabile. Ognuno vive la propria dittatura domestica sapendo di non potersi ribellare, ma con la certezza, bruciante, che la vita vera sia quella fuori delle mura di casa.
A diciassette anni l’amicizia e l’amore sono sproporzioni: uno ha il valore dell’eternità e l’altro i contorni del sogno.
A diciassette anni si può essere qualunque cosa, in potenza, e non si è ancora nulla, in concreto.

“Ecstasy love” è una fotografia di quel momento esatto.
Leggendo la storia di Frà è difficile non identificarsi, non ritrovare un pezzetto del proprio percorso adolescenziale, perché forse tutti siamo stati così.
Eliselle riesce a rievocare quel momento con genuinità e realismo.
La storia di Frà che dalla città si trasferisce in campagna è la storia di un doppio sradicamento: uno geografico e uno emotivo. E se il primo comporta abbandonare le vecchie abitudini per scoprire una nuova realtà, il secondo, ben più impegnativo (il turbolento passaggio verso la maturità), significa fare i conti con se stessi.
In questo limbo la protagonista scopre una serie di nuovi amici, che la traghetteranno da un mondo all’altro. Sono i ragazzi di provincia, che devono quotidianamente fare i conti con la noia che li sovrasta e con l’isolamento dai grandi centri. Ognuno ha la sua ricetta: c’è chi si è inventato una passione per le moto, chi  per la musica, chi  per lo shop ping. A Frà spetta il compito di accostarsi a ciascuna di queste e condividerne un frammento: è il suo modo per entrare nel gruppo, per sentirsi accettata.
Ecco allora che il solo miraggio, l’unico momento di vera aggregazione, è la discoteca, il sabato notte, le imponenti adunate dei locali di tendenza e dei rave, l’immergersi nel rito collettivo, religioso, atavico del ballo. Lì, tutti, insieme, per ora, per sempre. L’illusione di una nuova dimensione dove le differenze sono azzerate e la musica abbraccia chiunque. E per raggiungere questo sogno c’è a chi basta l’eccitazione del momento, chi si affida alla stimolazione chimica.
Anche nel suo ingenuo moralismo il romanzo è onesto, perché a diciassette anni si è così: ci sono i buoni e i cattivi. Bisogna crescere molto di più per arrivare a capire che i contorni sono assai più sfumati. Che la droga fa male, ma a volte la vita fa peggio.
In fondo è difficile trovare una reale differenza nell’atteggiamento che Frà most ra verso i suoi nuovi amici e quello che loro mostrano nei suoi confronti. Lei disprezza il loro attaccamento alle droghe sintetiche, loro l’accusano di non essere in grado di vivere l’esperienza del volo chimico. Entrambi sentono di avere ragione e, a modo loro, ce l’hanno davvero, perché questa è la gioventù, con i suoi slanci, le sue sfide, i suoi errori. E a ognuno tocca trovare la propria strada per venirne fuori. Che tanto uscirne illesi è impossibile per chiunque.

 

Matteo B. Bianchi

 
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