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2007
13
Mar

Ti porterò nel sangue

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“Ti porterò nel sangue”

 di Chiara Palazzolo

“Ti porterò nel sangue”, nuovo romanzo di Chiara Palazzolo, in uscita da Piemme il 13 marzo prossimo (pp. 448, euro 17,90), conclude la trilogia horror di Mirta-Luna, iniziata con “Non mi uccidere” (2005) e proseguita con “Strappami il cuore” (2006). Una saga di “formazione” in quanto narra di una giovinezza a rischio, raccontando il passaggio dalla viva “ingenua” Mirta alla sopramorta “adulta” Luna. Non a caso, Mirta-Luna è diventata un’eroina per le tante teen-ager che l’hanno scoperta.

In “Ti porterò nel sangue”, il romanzo forse più inquietante e visionario della trilogia, Mirta, diventata la spietata Luna, dovrà affrontare il mondo ambiguo e violento dei sopramorti e dei benandanti. E ascoltare il suo cuore, lacerato tra la passione per Sara e il ricordo di Robin, l’antico amore che ancora la cerca. La sua avventura da incubo, sospesa tra vita e morte, si chiuderà nel sangue, in una durissima resa dei conti finale.

In contemporanea all’uscita del terzo romanzo della saga, Piemme edita a larghissima tiratura nella collana Serie oro il minipocket di “Non mi uccidere”, al prezzo di 4,90 euro, primo romanzo della saga da cui sta per essere tratto un film.


Tre domande a Chiara Palazzolo

Perché si è accostata al genere horror?

Non considero l’horror un genere. Lo è stato fino agli Ottanta. Ma il neo horror del Duemila non è più un genere. E’ la cifra del nostro tempo. Esiste un termine inglese, “mood”, intraducibile, che è insieme stato d’animo, contesto ambientale, stile di vita, tendenza. Ecco, mi sembra che l’horror – letterario, musicale, cinematografico, artistico – sia un “mood”, in cui siamo immersi e di cui dobbiamo cogliere emozioni e risonanze. “Dark mood” è il mondo in cui viviamo. Qualcuno ne dubita, dopo l’11 settembre?

L’11 settembre ha scatenato le fobie sociali. Ma quale resta la paura più grande?

Per me, la paura, poco letteraria e tutta esistenziale, della morte. Infatti questa trilogia, in cui la figura del ritornante si incarna nella eterna teen-ager Mirta-Luna, rappresenta una sorta di esorcismo. Un modo di sconfiggere la morte, operando un incantesimo narrativo che la abolisca, o meglio la “sospenda”. Come Mirta-Luna è sospesa tra la vita e la morte, in quella terra di mezzo in cui abitano i sogni. E gli incubi.

La scrittura è un antidoto alla paura?

Lo è da sempre. Perché ci permette di rivivere nell’immaginario e quindi di convivere con le nostre paure, filtrandole attraverso una ricerca di senso. Per superare il trauma, bisogna dargli voce. Parola. E’ proprio quello che Mirta, la sopravvissuta alla morte, fa. Mirta parla. Racconta. E ogni sua parola la rende sempre più viva. La restituisce dal mondo dei morti a quello dei vivi.

Chiara Palazzolo. È nata in Sicilia e vive a Roma. Ha sempre avuto la passione per il noir e il fantastico, sia in letteratura sia al cinema, che nei suoi romanzi interpretacon grande originalità. È sua l’invenzione delle figure dei sopramorti, che vivono in un mondo parallelo, ma fittamente intrecciato con il nostro. In Ti porterò nel sangue continuano le avventure di Mirta, la giovane protagonista della trilogia composta da Non mi uccidere e Strappami il cuore. Da Non mi uccidere sta per essere tratto un film. Tra i suoi romanzi precedenti ricordiamo La casa della festa (2000) e I bambini sono tornati (2003), di cui sono stati acquistati di recente i diritti cinematografici.


Mirta-Luna

Mirta-Luna è la protagonista della trilogia di Chiara Palazzolo, edita da Piemme e di cui esce in questi giorni il romanzo conclusivo “Ti porterò nel sangue” (pp. 448, euro 17,90). Bella e colta, studentessa di lettere a Perugia, Mirta è una ragazza normalissima che commette un solo errore, innamorarsi di Robin, affascinante e “maledetto”.

Con lui Mirta inizia a drogarsi e stringe la promessa di risvegliarsi insieme dalla morte, “in caso di incidente”, per amarsi per sempre. Circostanza che si verificherà puntualmente, lanciando la studentessa umbra, trasformata in “sopramorta”, in una serie di mirabolanti avventure oltre-la-morte. E scindendone la personalità tra il ricordo della “viva” Mirta e il presente, spietato e sanguinario, della “morta” Luna. Un io diviso come il suo cuore, in fuga da Robin eppure ancora attratta da lui, e insieme in cerca di rifugio tra le braccia della sensuale e pericolosa Sara.

L’intera narrazione è condotta in prima persona dalla ventenne Mirta. Tutti gli avvenimenti, gli eventi, le emozioni e i dialoghi sono infatti filtrati nel presente assoluto della protagonista, in un flusso di coscienza ininterrotto che sovverte ogni regola di sintassi e insieme di oggettività del narrare.

I sopramorti

I “sopramorti” sono stati introdotti nella letteratura fantastica da Chiara Palazzolo con la trilogia di Mirta-Luna, edita da Piemme e di cui esce in questi giorni il romanzo conclusivo “Ti porterò nel sangue” (pp. 448, euro 17,90). Si tratta di una inedita figura di “non morti”, sopravvissuti alla morte dopo una fine violenta in giovane età e che ritornano a camminare sulla terra. Un incrocio tra zombie, vampiri e immortali con caratteristiche del tutto peculiari.

Sono infatti tutti giovani, dotati di un livello di energia e aggressività molto alto, tipico dell’età. Si nutrono solo di carne umana, tornando “vivi” per lo spazio di pochi istanti e assicurandosi così la sopravvivenza. Conservano però ricordi e coscienza della loro vita precedente, e ciò li rende vulnerabili al rimorso e al senso di colpa. Dotati di forza straordinaria, possono volare, avvertono poco il dolore, il freddo, il caldo. Nemmeno il fuoco li tocca. Non possono quindi essere uccisi per la seconda volta, se non in condizioni estreme. Ma se non mangiano, si trasformano progressivamente in cadaveri ambulanti, finendo col disfarsi. Si muovono anche di giorno perché, al contrario dei “non morti” in genere, la luce del sole non li danneggia. Non tollerano invece la musica, la cui armonia è per loro insopportabile, con l’eccezione della musica elettronica che adorano (la “musica dei morti” di Max). Non sanno piangere, con l’eccezione del solo Gottfried, il loro signore.

Parlando della differenza tra vampiri e sopramorti, Chiara Palazzolo ha così specificato: “Nel mondo vittoriano il vampiro è simbolo della paura della sessualità libera. I miei sopramorti, invece, nascono in altro contesto, dopo il 2000, e sono metafora dell’ostilità del mondo come lo percepiamo adesso. I sopramorti riflettono il clima scuro con cui si è aperto il millennio, il dopo-11 settembre. Mentre nel vampiro classico c’è al fondo una sorta di rimpianto per la vita, nei miei sopramorti questo rimpianto è sostituito da molta rabbia”.

I benandanti

I benandanti sono realmente esistiti in Friuli e probabilmente in tutta l’area alpina di confine tra Cinquecento e Seicento. Su di loro ha indagato lo storico Carlo Ginzburg, nel suo esaustivo saggio “I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento”. I “benandanti” praticavano un culto di fertilità dei campi, difendendo i raccolti dai “malandanti”, streghe, stregoni, anime cattive dei morti.

Ispirandosi alle notizie storiche, Chiara Palazzolo nella trilogia di Mirta-Luna, edita da Piemme e di cui esce in questi giorni il romanzo conclusivo “Ti porterò nel sangue” (pp. 448, euro 17,90), trasforma i benandanti in una setta che ancora oggi dà la caccia ai sopramorti: un gruppo organizzato gerarchicamente che ha al suo vertice l’élite dei “battitori”, fisicamente potenti e dotati di capacità telepatiche. Questa capacità telepatica permette loro di scovare i sopramorti, ma anche di condizionarne l’azione, i movimenti e in taluni casi anche la mente.

In un originale intreccio di verità storica e finzione letteraria, la Palazzolo motiva la trasformazione dei “nuovi” benandanti proprio a partire da quelli “storici”, tessendo una rete di filiazione spuria e rimandi storiografici del tutto immaginaria ma verosimile.


Personaggi principali

La protagonista della trilogia di Chiara Palazzolo, Mirta-Luna, interagisce con decine di personaggi che attraversano le pagine dell’intera saga edita da Piemme, di cui esce in questi giorni il romanzo conclusivo “Ti porterò nel sangue” (pp. 448, euro 17,90). Ecco alcuni dei personaggi principali della trilogia.

Robin. Ventinovenne antiquario di Foligno, tossicodipente, bello e misterioso, è il grande amore di Mirta. Sarà lui ad introdurla nel mondo della droga e a farle promettere che, in caso di morte, torneranno sulla terra, per continuare ad amarsi per l’eternità. E’ proprio il loro incontro mancato fuori dalla tomba che provoca tutte le peripezie di Mirta-Luna, che dovrà affrontare da sola il mondo dei sopramorti, nell’incertezza della sorte di Robin.

E’ il grande protagonista assente della trilogia. Compare comunque, brevemente, sia in “Strappami il cuore” che in “Ti porterò nel sangue”.

Sara. E’ il medico sopramorto che salva Mirta-Luna dai benandanti che le danno la caccia, durante una rocambolesca fuga dall’Umbria. Decisa e pragmatica, fedelissima di Gottfried, diventa l’amica-madre-amante di Mirta, legandola a lei in una passione travolgente e portandola nella sua casa romana, un antico palazzo del centro storico in cui abita insieme alla anziana governante Helena.

Fa la sua comparsa in “Non mi uccidere” ed è la deuteragonista di “Strappami il cuore” e di “Ti porterò nel sangue”.

Paco. E’ il grande amico di Robin e il suo socio in affari, non sempre puliti. Un “cane sciolto” violento e passionale, ma con un fondo di bontà innegabile. Incontrata Mirta sopramorta, le confessa il suo amore ma finisce per essere ucciso dalla ragazza. Tornerà anche lui da morto sulla terra, in cerca di Mirta e Robin.

Fa la sua comparsa in “Non mi uccidere” e riappare in “Ti porterò nel sangue”.

Gottfried. E’ il signore dei sopramorti, di cui è capo militare e guida morale. Cavaliere sassone del X secolo, muore in battaglia insieme ad altri undici compagni. Risvegliatosi insieme alla sua compagnia, diventerà un crociato del Nord, impegnato per secoli come Portaspada e poi come Teutonico, nella guerra contro gli slavi. E’ lui ad organizzare i sopramorti nella lotta contro i benandanti, a partire dal XVII secolo, raggruppando i più forti sopramorti in un gruppo chiamato “gli uomini di Gottfried”. A differenza degli altri sopramorti, Gottfried è in grado di piangere come un vivente, ed è dotato di uno strano magnetismo.

Fa la sua comparsa in “Strappami il cuore” ed è il grande mattatore di “Ti porterò nel sangue”.

 Max. Clavicembalista barocco di Matera ucciso da una congiura di palazzo nel XVII secolo, Max rimane un’artista in cerca del suono assoluto. Gay teatrale e stravagante, legato al medico sopramorto Gabriel, Max diventa il grande amico di Mirta, con cui condivide la sensibilità artistica e la sessualità libera. A lei dedicherà la sua installazione sonora di musica elettronica “Lunacrescente”.

Fa la sua comparsa in “Strappami il cuore” e ha un cameo in “Ti porterò nel sangue”.

Gabriel. Medico argentino sopramorto perito in un incidente agli inizi degli anni Settanta, Gabriel è il chirurgo plastico che opererà Mirta, mutandone il viso in quello di Luna. Pacifista convinto, individualista, sincero fino all’insulto, Gabriel è il contraltare libertario alla disciplina ferrea degli “uomini di Gottfried”.

Fa la sua comparsa in “Strappami il cuore” e svolge un ruolo breve ma incisivo in “Ti porterò nel sangue”

Helena. La governante di origini libanesi di Sara. La vivente che si muove come una sopramorta, facendo da ponte tra vivi e morti. Anziana e un po’ magica, traffica con erbe e pozioni e non disdegna l’hashish. La sua morte innescherà una reazione a catena tale da disintegrare la passione tra Sara e Luna.

Fa la sua comparsa in “Strappami il cuore” ed è uno dei personaggi principali di “Ti porterò nel sangue”.

Gatto Machesi, detto GM. Sopramorto dal passato oscuro e dal carattere inafferrabile, di sé non rivela nulla. Non fa parte degli “uomini di Gottfried”, ma accetta di collaborarvi per un importante incarico di intelligence in cui sarà affiancato da Luna. Il rapporto tra GM e Luna è un gorgo di affinità e ambiguità. Dopo la rottura tra Luna e Sara, GM diventerà l’amante, “gelido e familiare”, di Luna. Insieme intesseranno il progetto “Alma Mater”, per sgominare la rete dei benandanti.

Fa la sua comparsa in “Ti porterò nel sangue” come uno dei personaggi principali.

Nicholas. Boscaiolo svizzero ucciso per sbaglio nel corso di una partita di caccia al principio dell’Ottocento, Nicholas è uno degli “uomini di Gottfried”. Scanzonato e superficiale, sempre disponibile, Nicholas è l’amico di tutti, perfino della contraddittoria Luna.

Fa la sua comparsa in “Ti porterò nel sangue” rivestendo un ruolo importante.

Vanna. Contadina friulana morta di parto e tornata al principio del Seicento, Vanna è stata la prima amante di Sara. Bella e forte, combattente nata, sarà lei a doversi scontrare per prima con Robin sopramorto, che la farà quasi a pezzi per sapere dove trovare Mirta. L’amore assoluto che la lega a Walther cambierà la loro esistenza, allontanandoli da Gottfried ed esiliandoli in una villa sul Baltico.

Fa la sua comparsa in “Strappami il cuore” e ha un ruolo importante in “Ti porterò nel sangue”.

 Walther. E’ il fratello di sangue di Gottfried. Insieme a lui ha combattuto per un millennio, prima contro gli slavi, poi da mercenari, infine contro i benandanti. Insieme a Gottfried ha guidato gli altri compagni (Wolfram, Dietmar, Heinrich, Radulf, Wolfgang e gli altri). Ma l’amore improvviso per Vanna ha cambiato tutto. E’ Walther a spiegare a Luna che non c’è amore senza scelta e che nulla ha più valore della libertà, anche se per conquistarla bisogna pagare un prezzo altissimo.

Fa la sua comparsa, in incognito, in “Strappami il cuore” e ritorna in “Ti porterò nel sangue” come uno dei personaggi principali.

Bibi e Mikel. I giovanissimi gemelli Txabarri sono due ex terroristi baschi uccisi dalla polizia spagnola negli anni Sessanta. Due teste calde, vivaci e impulsivi, sempre in cerca di risse e di ragazze. Rappresentano, insieme a Max, il controcanto comico e picaresco al dramma della “vita nella morte”.

Fanno la loro comparsa in “Strappami il cuore” e tornano in “Ti porterò nel sangue”.

Ophelia. E’ per Mirta-Luna “la gatta” per eccellenza. E’ la gattina che Mirta aveva in vita, un batuffolo lanoso che rimarrà tra i ricordi più dolci della ragazza ormai sopramorta. Tanto è vero che Luna chiamerà Ophelia – Ophi – tutte le sue gatte, compreso un gatto selvatico e una micetta pestifera che le regalerà Sara. Ma tutta la trilogia è popolata di mici, come ad esempio le quattro stravaganti gattine di Max: Paulette, Poupette, Satin e Delphine. Chiara Palazzolo adora i gatti.

Witt. E’ il fantasma di Ludwig Wittgenstein, filosofo austriaco, uno dei massimi del Novecento, di cui Mirta ha letto, prima di morire, i “Diari segreti”. Dopo il risveglio dalla morte della ragazza, “Witt” farà la sua comparsa tra i boschi del Subasio, intrecciando con lei un dialogo sospeso tra vita e morte. Sorta di spirito guida e di amico invisibile dei riti adolescenziali di passaggio, scompare quando Mirta diventa Luna, cioè quando acquisisce piena coscienza della propria condizione.

Fa la sua comparsa in “Non mi uccidere”, e ricompare brevemente sia in “Strappami il cuore” che in “Ti porterò nel sangue”.


L’Italia terra di misteri

Ambientazione italiana della trilogia di Mirta-Luna

E’ l’Italia solare e mediterranea a far da sfondo a gran parte degli avvenimenti narrati nella trilogia di Mirta-Luna della scrittrice Chiara Palazzolo, edita da Piemme e di cui esce in questi giorni il romanzo conclusivo, “Ti porterò nel sangue” (pp. 448, euro 17,90).

La scelta dell’ambientazione italiana, che la Palazzolo condivide con altri giovani scrittori noir, può sembrare una novità per la narrativa di genere, negli ultimi decenni sempre più esterofila. Ma rispolvera in realtà una tradizione gotica che nel Sette-Ottocento privilegiava le location italiane del romanzo “nero”. L’Italia come terra di misteri attraeva non solo gli scrittori nostrani ma anche gli stranieri, a partire dai fondatori del genere Horace Walpole e Ann Radcliffe.

Chiara Palazzolo opera quindi un ritorno alla tradizione con Mirta-Luna, eroina della trilogia, che muove i suoi primi passi di “sopramorta” tra i verdi boschi umbri del Parco del Subasio. Attraversando, nello stordimento della prima morte, gli splendidi borghi e cittadine che punteggiano la zona, tra Perugia, Spello a Foligno. Per spostarsi poi sempre più a Sud, dai Sassi di Matera, quasi una “città dei sopramorti”, alla campagna pugliese, immersa in chiari di luna stregati, alle rovine romane dell’antica Benevento. Passando poi per la Roma del centro storico e delle devastate periferie, per approdare a un misterioso borgo fortificato che si annida alle pendici del Cimino, tra le suggestive cime dell’Alto Viterbese.


“Non mi uccidere” sarà presto un film

Da “Non mi uccidere” di Chiara Palazzolo, primo romanzo della trilogia di Mirta-Luna edita da Piemme, di cui esce in questi giorni il romanzo conclusivo “Ti porterò nel sangue” (pp. 448, euro 17,90), sarà presto tratto un film. La R&C Produzioni di Tilde Cosi e Gianni Romoli, che ne ha acquistato i diritti cinematografici, sta infatti ultimando i preparativi in vista del primo ciak del film, che segna il ritorno di Gianni Romoli, sceneggiatore oltre che produttore di “Non mi uccidere”, all’horror.

Ambientato tra i boschi umbri del Subasio, “Non mi uccidere” mette in scena il personaggio di Mirta-Luna, eroina teen-ager di sapore postmoderno sospesa tra vita e morte, passione e rabbia, sensualità e cannibalismo. Un inquietante romanzo di formazione dallo stile teso e innovativo, primo tassello della trilogia di Chiara Palazzolo ambientata nel mondo dei “sopramorti”.

Notissimo per la serie televisiva “Fantaghirò”, sceneggiatore di Dario Argento, Lamberto Bava, Michele Soavi nonché di Ferzan Ozpetek, di cui ha anche prodotto, insieme a Tilde Corsi, “Le fate ignoranti”, “La finestra di fronte” e “Saturno contro”, in questi giorni in uscita nelle sale, Gianni Romoli meditava da tempo di tornare all’horror. A distanza di oltre dieci anni dal mitico “Dellamorte Dellamore”, “questa di “Non mi uccidere” – dichiara – è proprio la nuova storia di cui andavo in cerca”.

 
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