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2006
13
Dic

Visconti e la musica

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cinemazero
Aula Magna Centro Studi
Piazza Maestri del Lavoro 3
33170 Pordenone
info 0434-520527
http://www.cinemazero.org/


Comunicato stampa


19, 20 e 21 dicembre all’Aula Magna del Centro Studi
Visconti e la musica
Omaggio al grande regista nel centenario della nascita

Per ricordare i cento anni della nascita di Luchino Visconti (nato a Milano il 2 novembre 1906), uno dei più grandi registi italiani, Cinemazero ha organizzato una tre giorni per scandagliare il rapporto fra il suo cinema e la musica. Di famiglia patrizia e ricca (figlio di Giuseppe Visconti duca di Modrone e di Carla Erba, figlia dell'industriale), Luchino Visconti ebbe fin dalla giovinezza una grande passione: la musica. Nel 1936 fu assistente a Parigi di Renoir per Une partie de campagne (disegnò personalmente i costumi) dove approfondí la propria cultura cinematografica. Dopo un breve soggiorno a Hollywood, ritornò in Italia e nel 1939 fu nuovamente assistente di Renoir per La Tosca, che il regista francese iniziò soltanto e dovette interrompere per lo scoppio della guerra, e che fu terminato da Karl Koch. A Roma Visconti con Antonio Pietrangeli scrisse la sceneggiatura di Ossessione, tratto liberamente dal romanzo di James Cain Il postino suona sempre due volte, ch'egli aveva letto in una traduzione dattiloscritta francese che gli aveva dato Renoir. Ossessione, che fu girato nel 1942, non soltanto segna l'esordio di Visconti nella regia, ma costituisce il primo significativo esempio di un "cinema della realtà" che verrà sviluppato e arricchito nell'immediato dopoguerra con il movimento neorealistico. Il film indica la presenza di una personalità d'autore eccezionale, e, soprattutto, scopre un'Italia inedita, nel paesaggio e nei personaggi, che il fascismo aveva per lungo tempo mascherato. Nel 1948 realizza La terra trema dove affronta in termini nuovi e coraggiosi i problemi dei pescatori dell'isola, e costituisce, per vigore rappresentativo e approfondimento tematico, un netto superamento del cinema neorealistico. Con Rocco e i suoi fratelli (1960), i temi sociali e la storia di questa famiglia lucana trapiantata a Milano, riprende un po' la continuazione della storia della famiglia Valastro de La terra trema, con un sapiente approfondimento umano e sociale dell'ambiente e dei personaggi.
Ma in tutto il suo cinema è la musica come dimensione, la musica come tema ricorrente dell’arte e della vita, è la chiave di lettura dell’opera di Luchino Visconti, la riscoperta dell’intera attività del regista alla luce della funzione espressiva della musica. Il quotidiano culturale di Visconti, fatto di Proust, D’Annunzio, Mann ma anche di Mahler, Bruckner e di tutto il melodramma, rivissuto nell’analisi dei film, delle opere liriche, delle rappresentazioni teatrali ma anche la funzione delle canzonette come accompagnamento di momenti, situazioni, personaggi particolari. Lo spettacolo totale, dunque, nel quale la musica sottolinea, ricorda, presenta, mai come colonna sonora soltanto ma protagonista, al pari del testo scritto, dei cantanti, degli attori.  Nella prima sequenza di Senso, il film “più perfetto” di Visconti per quanto riguarda la sua componente musicale, un’inquadratura frontale sul palcoscenico del teatro “La Fenice” di Venezia ritrae un momento del Trovatore verdiano. La macchina da presa avanza fino al limite della ribalta, dove Manrico intona Di quella pira e, sempre tenendo in campo il tenore, una panoramica scopre, di volta in volta, gli orchestrali, la platea, i palchi e il loggione. A quel punto i patrioti, al grido “viva l’Italia” e “fuori lo straniero da Venezia!”, gettano i loro manifestini e le coccarde tricolori sul pubblico, proprio nel momento in cui il coro ha ultimato il celebre “All’armi, all’armi!”, raffigurato dall’esercito delle comparse che simbolicamente sembra sfidare quello degli ufficiali austriaci nelle prime file della platea. Questo inizio condiziona poi lo svolgimento dell’intero film, quasi fosse il suo proseguimento, fino al tragico epilogo con la fucilazione di Franz Mahler. Senso esemplifica nel migliore dei modi la maniera, estremamente complessa e problematica, con cui la musica entra a far parte del cinema di Visconti. Un rapido e sommario sguardo alle colonne sonore della filmografia del regista vede un lungo seguito di citazioni operistiche della tradizione europea, come l’aria Quanto è bella quanto è cara in Bellissima e un segmento dal secondo atto del Tristano e Isotta in Ludwig, talvolta sapientemente “trasfigurate” nel nuovo contesto narrativo in cui entrano a far parte. Accanto a queste presenze, determinanti nel creare la sintesi stilistica di molti film, troviamo poi pagine del sinfonismo tardo ottocentesco e altre appartenenti alla più conosciuta tradizione europea classico-romantica. Il cinema di Visconti inevitabilmente richiama così Gustav Mahler, in particolar modo il sublime Adagietto della Quinta Sinfonia ne Morte a Venezia, il Preludio, Corale e Fuga di César Franck in Vaghe stelle dell’Orsa e la Settima Sinfonia di Anton Bruckner in Senso accanto alla Sinfonia concertante e alla Marcia alla Turca di Mozart, presenti in Gruppo di famiglia in un interno e ne L’innocente. Non sono, però, solamente queste “immersioni musicali totali” a rendere importante la presenza del commento sonoro nel suo cinema la cui complessità, linguistica e strutturale, è tale da richiedere particolari forme di visione, e di ascolto, che vanno ben al di là di quelle richieste anche dai registi musicalmente più impegnati. Se da un lato tutti questi repertori contribuiscono a scandire l’azione; dall’altro introducono una serie di rimandi che aprono continuamente delle prospettive. Basti pensare, tra le tante, alla scena dell’idroscalo in Rocco e i suoi fratelli dove Simone uccide Nadia e che il regista alterna alle immagini del fratello che sta portando a termine vittorioso il suo combattimento pugilistico. La maniera con cui è organizzato il montaggio tanto ricorda la nota scena della Carmen di Bizet, in cui José uccide Carmen mentre la folla applaude i successi di Escamillo. In definitiva, il “luogo scenico” del cinema di Visconti vede una perfetta convergenza delle istanze musicali e drammaturgiche, analogamente a quanto accade nella scena lirica, dove vengono visualizzati tutti gli elementi della rappresentazione. La grandezza poetica di Visconti nell’allestimento delle colonne sonore comporta anche un utilizzo musicale dei rumori. È questo un aspetto poco indagato del suo cinema dove “il fragore del mare, il suono della voce di Rocco Spatu, o l’eco e il rumore del carro di compare Alfio che non si ferma mai” è parimenti una componente stilistica essenziale perché proprio “il suono di quei nomi e di quei luoghi sarebbe servito a spalancare uno scenario favoloso e magico dove le parole e i gesti avevano il religioso rilievo delle cose essenziali alla nostra umana carità”. Non a caso, la colonna sonora de La terra trema è quasi interamente giocata su queste componenti, con un “crescendo” che anima il racconto facendogli assumere alla fine la “grandezza del coro” di una composizione sinfonicocorale. Una metafora che, ancora una volta, adombra la presenza di Verdi (o forse di Beethoven?) dietro le tristi vicende dei pescatori siciliani.

Il programma

Aula Magna Centro Studi, Pordenone

Martedì 19 dicembre, ore 16.30
Tavola rotonda
Visconti e la musica, tra cinema e teatro
Giorgio Pressburger regista > Francesco Lombardi Archivio Rota, Fondazione Giorgio Cini Venezia > Giovanni De Mezzo Università degli Studi di Cagliari > Roberto Calabretto, Università degli Studi di Udine > Luciano de Giusti Università degli Studi di Trieste

Mercoledì 20 dicembre, ore 20.30
Rocco e i suoi fratelli
di Luchino Visconti.  Con Claudia Cardinale, Alain Delon, Roger Hanin, Katina Paxinou, Annie Girardot, Renato Salvatori.  Prod.: Italia  1960. Dur.: 180’
... Da "Il ponte della Ghisolfa" di Giovanni Testori, il miglior film della carriera di uno dei migliori registi del cinema italiano. Un melodramma epico che perde volutamente l'intimismo neorealista pur mantenendone il pessimismo di fondo, così da poter raccontare al meglio il dramma dell'emigrazione interna... In questa cornice, Visconti inserisce un nucleo familiare soffocante, pieno di passioni primigenie e definito da un'organizzazione quasi tribale... Pur partendo dall'opera di Testori, Visconti prende come ispirazione "Giuseppe e i suoi fratelli" di Thomas Mann, che racconta l'emigrazione del popolo ebraico in Egitto, e "ruba" i caratteri dei personaggi dell'Idiota di Dostoevskij, creando un vero e proprio romanzo filmico sulla disgregazione dei valori morali. Ad aiutare l'efficacia di questo affresco ci sono gli attori: da un sorprendente Alain Delon (Rocco) ad un intenso Renato Salvatori (Simone), passando per la Nadia di Annie Girardot. E poi c'è la scena dell'idroscalo, l'ultimo incontro tra Simone e Nadia, in cui trionfa il simbolismo ma non si perde l'energia, e Visconti può lasciare libero il suo amore per le scene madri di derivazione teatrale. Premio speciale della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia, il film fu vittima degli strali dei politici e delle forbici della censura fino a quando Visconti non riuscì ad averla vinta in tribunale, sei anni dopo.

Giovedì 21 dicembre, ore 21.00
Dedica a Visconti.
la musica e le immagini
Improvvisazioni jazz e rimusicazioni a partire dalle musiche dei film di Luchino Visconti
Giovanni Falzone tromba > Glauco Venier pianoforte > Yuri Goloubev contrabbasso > Asaf Sirkis batteria



L’ingresso a tutte le serate è gratuito



Con preghiera di pubblicazione



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