2004
15
Set

Risoluzione 258

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Dettagli
Genere: Fantascienza
Lingua: italiano
Lunghezza: circa 14900 parole (tempo di lettura: 46-68 minuti)
Prezzo: Gratis
Descrizione: Cosa succederebbe se un ragazzino di quindi anni inventasse, quasi per sbaglio, un sistema per spedire e ricevere mail dal FUTURO? all'improvviso tutta l'umanità si ritroverebbe presente contemporaneamente, almeno come capacità di comunicare, con implicazioni forse difficili da immaginare...
Estratto

1



    Il tempo passava in fretta mentre Jack Blackburn sistemava i piatti della prima colazione. Dando una rapida occhiata all'orologio a muro vide che erano già le 8:15. Doveva assolutamente mettersi in strada entro le otto e trenta se voleva farsi le cinque miglia che lo separavano dallo Sheridan e riuscire ad aprire in tempo. Normalmente era il suo vice, Frank Reynolds, che si occupava dei sabati, come del resto aveva sempre fatto lui fino alla promozione. ''Vice'' significa appunto questo: che avevi il weekend e i turni delle chiusure del venerdì sera, anche se non c'era scritto da nessuna parte nel contratto di lavoro. Ma Frank era a letto con l'influenza, come molti altri colleghi, e perciò non aveva scelta. La Ferramenta Sheridan non poteva andare avanti da sola.
    Peccato solo, pensava, che fosse lo stesso giorno in cui a Julie era toccato il doppio turno come infermiera in clinica. Così erano costretti a lasciare Tom a casa da solo tutto il giorno, e questo faceva sentire a disagio sia lui sia la moglie. Non che facesse davvero differenza se c'era qualcuno in casa con il ragazzo, visto che non usciva quasi mai dalla stanza in più che aveva ''occupato'' per trasformarla nel suo laboratorio informatico. Jack non l'avrebbe mai ammesso con nessuno, ma suo figlio era di certo un ''nerd''. Quando non era ''on-line'' a giocare o in chat con altri giocatori, smontava e riassemblava parti del computer nel costante tentativo di renderlo più veloce e potente.
    Se Tom non fosse dovuto andare a scuola, Jack ogni tanto si chiedeva se sarebbe mai uscito di casa. Non c'erano computer quando aveva quindici anni, ma se anche ci fossero stati non riusciva ad immaginare di potere perdere una partita di baseball o una uscita con una ragazza.
    D'altro canto, rifletteva Jack mentre andava avanti e indietro tra la sala da pranzo e la cucina, Tom così evitava rischi della strada e delle droghe. I pochi amici che suo figlio aveva erano anche loro ''sposati'' con i loro monitor come lui, e perciò questa passione per i computer non doveva poi così strana come sembrava a lui. E poi, senza i loro computer, avrebbero cercato di diventare campioni dello sport, o avrebbero semplicemente bighellonato?
    In ogni caso, né lui né sua moglie gradivano lasciare Tom a casa da solo tutto il giorno. I loro amici la chiamavano ''sindrome del figlio unico''. Forse un po' sciocca ora che Tom era già abbastanza grande, ma in ogni caso loro non riuscivano a non preoccuparsi.
    Quando il tavolo fu in ordine, i piatti e i tegami allineati in un'unica pericolante pila di fianco al lavello d'acciaio, lasciò la cucina e salì al piano di sopra per prendere la giacca e per infilarsi una polo. Dalla finestra della cucina poteva vedere il sole stagliarsi in un cielo un blu lucente, ma quello era un periodo in cui anche la brezza più leggera portava il freddo tagliente dell'ormai prossimo inverno del Wyoming.

*

    Un migliaio di chilometri più a sudovest, a Washington DC, Katie Dolton era fuori casa e avrebbe gradito un po' di aria fresca. Non era tanto il sole del primo mattino che le faceva sentire caldo, anche se era luminoso come quello che vedeva Jack, solo più pregno del ricordo dell'estate, ma il duro lavoro che stava facendo. Per settimane aveva chiesto a suo padre di togliere le ruotine laterali dalla sua bicicletta. Era troppo grande ormai per avere quelle stupide cose ancora montate; servivano per i bambini. Nessuno dei suoi amici aveva le ruotine sulle loro bici, e neppure lei ne aveva bisogno. Quando giocava a casa di Jenny, usava sempre la bicicletta di Jenny e non era mai caduta, o meglio quasi mai caduta. Ma suo padre non sembrava fare proprio nulla per lei, mai. Da quando aveva lasciato il suo vero lavoro per entrare nella Poly-Flicks, era raramente a casa, e quando c'era, lui e la mamma passavano tutto il loro tempo parlando dei Poly-Flicks, e ignorandola. Anche ora sentiva che erano seduti intorno al tavolino del patio dietro di lei, blaterando e blaterando.
    Così quel mattino aveva preso gli attrezzi della sua bici dal cassetto nella lavanderia, dove aveva visto che sua madre li aveva messi quando avevano portato via la carta e i pacchi dei suoi regali di compleanno. E ora li stava usando da sola. O almeno ci stava provando. Non c'erano tanti strumenti nel sacchetto di plastica blu. Due bastoncini di metallo a testa piatta; alcune toppe di gomma con il retro di carta che le ricordavano un po' i cerotti che la mamma le metteva sulle ginocchia quando se le sbucciava; un gessetto e una buffa cosa di metallo con buchi di dimensioni differenti.
    Con attenzione lei aveva provato tutti i buchi fino a quando uno non si era adattato al dado che fissava le ruotine alla ruota. Ma per quanto duramente spingesse e tirasse non riusciva a girarla. E a forza di provarci le era venuto caldo e ora si sentiva appicicaticcia. Piegata sulle ginocchia fissava ora con perplessità la sua bici rossa, appoggiata su un fianco come un cervo abbattuto, con una parte della chiave bloccata al dado, e l'altra immobile in aria. Pensò per un attimo di chiedere aiuto, ma uno sguardo al tavolo del patio le mostrò i suoi genitori che bevevano il loro caffè mentre indicavano qualcosa su un quotidiano. Non avrebbero voluto che lei li disturbasse. E inoltre avrebbe rovinato la sorpresa.
    Poi le venne in mente che se avesse potuto colpire la chiave dalla parte libera, il dado forse avrebbe iniziato a girare dall'altra. Ma colpirla con cosa? Dopo averci pensato su si ricordò di quell'oggetto di legno a forma di martello che sua madre usava per colpire la carne ogni tanto. Quindi andò in cucina per cercarlo.

*

...continua...

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:: Peter Ebsworth

    Peter Ebsworth vive a Norfolk, in Inghilterra con la moglie Julie e il figlio, Tom. E' membro del gruppo di scrittori creativi della sezione britannica del Mensa e ha avuto racconti pubblicati su varie riviste e raccolte antologiche in Gran Bretagna, negli Stati Uniti, in India e in Australia, tra cui Fantasies - An Anthology of the World's Great Short Stories.
    Una raccolta dei primi testi di questo autore è stato pubblicato nel 2001 dalla Searle Publishing con il titolo Dark Whispers.
    Su Internet le storie di Peter sono presenti su Mysterical-e, Distant Worlds, Ultraverse, Gothic Revue e Halloween Stories.
    L'autore è entusiasta di avere la possibilità di lavorare con Marco Giorgini della KULT Virtual Press per pubblicare il suo racconto ''Resolution 258'' in formato e-book e vede a disponibilità di questo testo anche in italiano come un punto focale della sua carriera di scrittore.

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