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2004
22
Giu

I Promessi Sposi

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Dettagli
Lingua: italiano
Lunghezza: circa 225500 parole (tempo di lettura: 704-1026 minuti)
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Estratto

   

Introduzione
   
   
   

    ''L'Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl'anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia. Ma gl'illustri Campioni che in tal Arringo fanno messe di Palme e d'Allori, rapiscono solo che le sole spoglie più sfarzose e brillanti, imbalsamando co' loro inchiostri le Imprese de Prencipi e Potentati, e qualificati Personaggj, e trapontando coll'ago finissimo dell'ingegno i fili d'oro e di seta, che formano un perpetuo ricamo di Attioni gloriose. Però alla mia debolezza non è lecito solleuarsi a tal'argomenti, e sublimità pericolose, con aggirarsi tra Labirinti de' Politici maneggj, et il rimbombo de' bellici Oricalchi: solo che hauendo hauuto notitia di fatti memorabili, se ben capitorno a gente meccaniche, e di piccol affare, mi accingo di lasciarne memoria a Posteri, con far di tutto schietta e genuinamente il Racconto, ouuero sia Relatione. Nella quale si vedrà in angusto Teatro luttuose Traggedie d'horrori, e Scene di malvaggità grandiosa, con intermezi d'Imprese virtuose e buontà angeliche, opposte alle operationi diaboliche. E veramente, considerando che questi nostri climi sijno sotto l'amparo del Re Cattolico nostro Signore, che è quel Sole che mai tramonta, e che sopra di essi, con riflesso Lume, qual Luna giamai calante, risplenda l'Heroe di nobil Prosapia che pro tempore ne tiene le sue parti, e gl'Amplissimi Senatori quali Stelle fisse, e gl'altri Spettabili Magistrati qual'erranti Pianeti spandino la luce per ogni doue, venendo così a formare un nobilissimo Cielo, altra causale trouar non si può del vederlo tramutato in inferno d'atti tenebrosi, malvaggità e sevitie che dagl'huomini temerarij si vanno moltiplicando, se non se arte e fattura diabolica, attesoché l'humana malitia per sé sola bastar non dourebbe a resistere a tanti Heroi, che con occhij d'Argo e braccj di Briareo, si vanno trafficando per li pubblici emolumenti. Per locché descriuendo questo Racconto auuenuto ne' tempi di mia verde staggione, abbenché la più parte delle persone che vi rappresentano le loro parti, sijno sparite dalla Scena del Mondo, con rendersi tributarij delle Parche, pure per degni rispetti, si tacerà li loro nomi, cioè la parentela, et il medesmo si farà de' luochi, solo indicando li Territorij generaliter. Né alcuno dirà questa sij imperfettione del Racconto, e defformità di questo mio rozzo Parto, a meno questo tale Critico non sij persona affatto diggiuna della Filosofia: che quanto agl'huomini in essa versati, ben vederanno nulla mancare alla sostanza di detta Narratione. Imperciocché, essendo cosa evidente, e da verun negata non essere i nomi se non puri purissimi accidenti... ''
    '' Ma, quando io avrò durata l'eroica fatica di trascriver questa storia da questo dilavato e graffiato autografo, e l'avrò data, come si suol dire, alla luce, si troverà poi chi duri la fatica di leggerla? ''
    Questa riflessione dubitativa, nata nel travaglio del decifrare uno scarabocchio che veniva dopo accidenti, mi fece sospender la copia, e pensar più seriamente a quello che convenisse di fare. '' Ben è vero, dicevo tra me, scartabellando il manoscritto, ben è vero che quella grandine di concettini e di figure non continua così alla distesa per tutta l'opera. Il buon secentista ha voluto sul principio mettere in mostra la sua virtù; ma poi, nel corso della narrazione, e talvolta per lunghi tratti, lo stile cammina ben più naturale e più piano. Sì; ma com'è dozzinale! com'è sguaiato! com'è scorretto! Idiotismi lombardi a iosa, frasi della lingua adoperate a sproposito, grammatica arbitraria, periodi sgangherati. E poi, qualche eleganza spagnola seminata qua e là; e poi, ch'è peggio, ne' luoghi più terribili o più pietosi della storia, a ogni occasione d'eccitar maraviglia, o di far pensare, a tutti que' passi insomma che richiedono bensì un po' di rettorica, ma rettorica discreta, fine, di buon gusto, costui non manca mai di metterci di quella sua così fatta del proemio. E allora, accozzando, con un'abilità mirabile, le qualità più opposte, trova la maniera di riuscir rozzo insieme e affettato, nella stessa pagina, nello stesso periodo, nello stesso vocabolo. Ecco qui: declamazioni ampollose, composte a forza di solecismi pedestri, e da per tutto quella goffaggine ambiziosa, ch'è il proprio carattere degli scritti di quel secolo, in questo paese. In vero, non è cosa da presentare a lettori d'oggigiorno: son troppo ammaliziati, troppo disgustati di questo genere di stravaganze. Meno male, che il buon pensiero m'è venuto sul principio di questo sciagurato lavoro: e me ne lavo le mani ''.
    Nell'atto però di chiudere lo scartafaccio, per riporlo, mi sapeva male che una storia così bella dovesse rimanersi tuttavia sconosciuta; perché, in quanto storia, può essere che al lettore ne paia altrimenti, ma a me era parsa bella, come dico; molto bella. '' Perché non si potrebbe, pensai, prender la serie de' fatti da questo manoscritto, e rifarne la dicitura? '' Non essendosi presentato alcuna obiezion ragionevole, il partito fu subito abbracciato. Ed ecco l'origine del presente libro, esposta con un'ingenuità pari all'importanza del libro medesimo.
    Taluni però di que' fatti, certi costumi descritti dal nostro autore, c'eran sembrati così nuovi, così strani, per non dir peggio, che, prima di prestargli fede, abbiam voluto interrogare altri testimoni; e ci siam messi a frugar nelle memorie di quel tempo, per chiarirci se veramente il mondo camminasse allora a quel modo. Una tale indagine dissipò tutti i nostri dubbi: a ogni passo ci abbattevamo in cose consimili, e in cose più forti: e, quello che ci parve più decisivo, abbiam perfino ritrovati alcuni personaggi, de' quali non avendo mai avuto notizia fuor che dal nostro manoscritto, eravamo in dubbio se fossero realmente esistiti. E, all'occorrenza, citeremo alcuna di quelle testimonianze, per procacciar fede alle cose, alle quali, per la loro stranezza, il lettore sarebbe più tentato di negarla.
    Ma, rifiutando come intollerabile la dicitura del nostro autore, che dicitura vi abbiam noi sostituita? Qui sta il punto.
    Chiunque, senza esser pregato, s'intromette a rifar l'opera altrui, s'espone a rendere uno stretto conto della sua, e ne contrae in certo modo l'obbligazione: è questa una regola di fatto e di diritto, alla quale non pretendiam punto di sottrarci. Anzi, per conformarci ad essa di buon grado, avevam proposto di dar qui minutamente ragione del modo di scrivere da noi tenuto; e, a questo fine, siamo andati, per tutto il tempo del lavoro, cercando d'indovinare le critiche possibili e contingenti, con intenzione di ribatterle tutte anticipatamente. Né in questo sarebbe stata la difficoltà; giacché (dobbiam dirlo a onor del vero) non ci si presentò alla mente una critica, che non le venisse insieme una risposta trionfante, di quelle risposte che, non dico risolvon le questioni, ma le mutano. Spesso anche, mettendo due critiche alle mani tra loro, le facevam battere l'una dall'altra; o, esaminandole ben a fondo, riscontrandole attentamente, riuscivamo a scoprire e a mostrare che, così opposte in apparenza, eran però d'uno stesso genere, nascevan tutt'e due dal non badare ai fatti e ai principi su cui il giudizio doveva esser fondato; e, messele, con loro gran sorpresa, insieme, le mandavamo insieme a spasso. Non ci sarebbe mai stato autore che provasse così ad evidenza d'aver fatto bene. Ma che? quando siamo stati al punto di raccapezzar tutte le dette obiezioni e risposte, per disporle con qualche ordine, misericordia! venivano a fare un libro. Veduta la qual cosa, abbiam messo da parte il pensiero, per due ragioni che il lettore troverà certamente buone: la prima, che un libro impiegato a giustificarne un altro, anzi lo stile d'un altro, potrebbe parer cosa ridicola: la seconda, che di libri basta uno per volta, quando non è d'avanzo.

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:: Alessandro Manzoni

    Alessandro Manzoni nacque a Milano nel 1785, dal nobile Pietro e da Giulia Beccaria, figlia dell'autore de Dei delitti e delle pene.
    Frequentò il collegio dei Padri Somaschi, a Merate e a Lugano, e poi il collegio dei Bernabiti a Milano; si formò sui classici, ma soprattutto respirò in casa e nell'ambiente milanese la cultura illuminista, razionalistica e antitirannica.
    Al termine degli studi raggiunse a Parigi la madre, che si era separata dal marito e conviveva con Pietro Imbonati, dapprima rifiutato, poi apprezzato da Manzoni, che alla sua morte dedicò la lirica In morte di Carlo Imbonati, importante per l'importanza attribuita al vero e al giusto come base della poesia.
    Nella capitale francese lo scrittore frequentò i salotti culturali, entrando in contatto con il gruppo degli ''ideologues'', gli ideologi, che avevano associato ai principi illuministici un profondo rigore morale e un nuovo interesse per l'uomo; diventò molto amico del principale storico del gruppo, Claude Fauriel, e si dedicò allo studio dei moralisti francesi del '600.
    Sposò in questo periodo Enrichetta Blondel, di religione calvinista, una donna di elevate virtù morali: la conversione al cattolicesimo della moglie e della madre, figura importantissima per Manzoni, precedettero l'adesione alla fede dello stesso scrittore, fino a quel momento ateo, che avvenne nel 1810.
    L'aneddoto riporta che Manzoni temette di perdere la moglie, travolta dalla folla, e ritrovandola in una chiesa venne illuminato dalla fede. Molto probabilmente, però, la conversione di Manzoni fu un processo lento e graduale, nato dalla riflessione sull'insufficienza della ragione illuministica, che da sola non poteva sostenere i grandi ideali di libertà e fratellanza in cui egli credeva. Il cattolicesimo di Manzoni non fu infatti reazionario, ma vicino agli ideali risorgimentali, che egli sostenne, anche se la malferma salute non gli permise di partecipare alla lotta politica.
    Con la conversione nacque anche la grande poesia manzoniana, basata sulla ricerca del vero e dell'utile, e di una lingua adeguata ai nuovi contenuti, che potesse giungere a un pubblico più vasto; Manzoni espresse la gioia della fede ritrovata nella poetica degli Inni sacri, ''antilirica'' e corale, che fosse espressione di tutta la comunità cristiana e non solo del sentimento individuale dell'autore.
    Nel 1810 tornò a Milano, dove visse per sempre; dal '12 al '27 compose le sue opere maggiori: oltre agli Inni, le due tragedie, il Conte di Carmagnola e l'Adelchi; le due odi politiche, Marzo 1821 e Il cinque maggio; e quindi il suo grande romanzo, intitolato prima Fermo e Lucia, poi riveduto e corretto con il titolo definitivo I promessi sposi; alcuni importanti scritti morali, come le Osservazioni sulla morale cattolica.
    Dopo il '27, Manzoni si dedicò esclusivamente alla correzione del romanzo, che uscì nel '41, e alla stesura delle opere di riflessione, i saggi storici, come La storia della colonna infame, e quelli filosofico-letterari, come il Discorso sul romanzo storico.
    La vita del più famoso scrittore romantico fu in realtà tutt'altro che romantica, sedentaria e tranquilla: lo scrittore visse sempre appartato, senza curarsi dell'onore e della fama che circondavano il suo nome, e alcuni dei suoi figli lo accusarono di grettezza e di egoismo. Dovette subire gravi sventure, come la morte di Enrichetta, di sei degli otto figli avuti da lei, e poi della seconda moglie, oltre a persistenti problemi di salute.
    Nel '61 fu nominato senatore del nuovo Regno d'Italia; morì nel 1873.

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