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2004
22
Giu

I Malavoglia

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Dettagli
Lingua: italiano
Lunghezza: circa 89700 parole (tempo di lettura: 280-408 minuti)
Prezzo: Gratis
Estratto

Prefazione



    Questo racconto è lo studio sincero e spassionato del come probabilmente devono nascere e svilupparsi nelle più umili condizioni, le prime irrequietudini pel benessere; e quale perturbazione debba arrecare in una famigliuola vissuta fino allora relativamente felice, la vaga bramosia dell'ignoto, l'accorgersi che non si sta bene, o che si potrebbe star meglio.
    Il movente dell'attività umana che produce la fiumana del progresso è preso qui alle sue sorgenti, nelle proporzioni più modeste e materiali. Il meccanismo delle passioni che la determinano in quelle basse sfere è meno complicato, e potrà quindi osservarsi con maggior precisione. Basta lasciare al quadro le sue tinte schiette e tranquille, e il suo disegno semplice. Man mano che cotesta ricerca del meglio di cui l'uomo è travagliato cresce e si dilata, tende anche ad elevarsi, e segue il suo moto ascendente nelle classi sociali. Nei Malavoglia non è ancora che la lotta pei bisogni materiali. Soddisfatti questi, la ricerca diviene avidità di ricchezze, e si incarnerà in un tipo borghese, Mastro-don Gesualdo, incorniciato nel quadro ancora ristretto di una piccola città di provincia, ma del quale i colori cominceranno ad essere più vivaci, e il disegno a farsi più ampio e variato. Poi diventerà vanità aristocratica nella Duchessa di Leyra; e ambizione nell'Onorevole Scipioni, per arrivare all'Uomo di lusso, il quale riunisce tutte coteste bramosie, tutte coteste vanità, tutte coteste ambizioni, per comprenderle e soffrirne, se le sente nel sangue, e ne è consunto. A misura che la sfera dell'azione umana si allarga, il congegno delle passioni va complicandosi; i tipi si disegnano certamente meno originali, ma più curiosi, per la sottile influenza che esercita sui caratteri l'educazione, ed anche tutto quello che ci può essere di artificiale nella civiltà. Persino il linguaggio tende ad individualizzarsi, ad arricchirsi di tutte le mezze tinte dei mezzi sentimenti, di tutti gli artifici della parola onde dar rilievo all'idea, in un'epoca che impone come regola di buon gusto un eguale formalismo per mascherare un'uniformità di sentimenti e d'idee. Perché la riproduzione artistica di cotesti quadri sia esatta, bisogna seguire scrupolosamente le norme di questa analisi; esser sinceri per dimostrare la verità, giacché la forma è così inerente al soggetto, quanto ogni parte del soggetto stesso è necessaria alla spiegazione dell'argomento generale.
    Il cammino fatale, incessante, spesso faticoso e febbrile che segue l'umanità per raggiungere la conquista del progresso, è grandioso nel suo risultato, visto nell'insieme, da lontano. Nella luce gloriosa che l'accompagna dileguansi le irrequietudini, le avidità, l'egoismo, tutte le passioni, tutti i vizi che si trasformano in virtù, tutte le debolezze che aiutano l'immane lavoro, tutte le contraddizioni, dal cui attrito sviluppasi la luce della verità. Il risultato umanitario copre quanto c'è di meschino negli interessi particolari che lo producono; li giustifica quasi come mezzi necessari a stimolare l'attività dell'individuo cooperante inconscio a beneficio di tutti. Ogni movente di cotesto lavorio universale, dalla ricerca del benessere materiale, alle più elevate ambizioni, è legittimato dal solo fatto della sua opportunità a raggiungere lo scopo del movimento incessante; e quando si conosce dove vada questa immensa corrente dell'attività umana, non si domanda al certo come ci va. Solo l'osservatore, travolto anch'esso dalla fiumana, guardandosi attorno, ha il diritto di interessarsi ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall'onda per finire più presto, ai vinti che levano le braccia disperate, e piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravvegnenti, i vincitori d'oggi, affrettati anch'essi, avidi anch'essi d'arrivare, e che saranno sorpassati domani.
    I Malavoglia, Mastro-don Gesualdo, la Duchessa de Leyra, l'Onorevole Scipioni, l'Uomo di lusso sono altrettanti vinti che la corrente ha deposti sulla riva, dopo averli travolti e annegati, ciascuno colle stimate del suo peccato, che avrebbero dovuto essere lo sfolgorare della sua virtù. Ciascuno, dal più umile al più elevato, ha avuta la sua parte nella lotta per l'esistenza, pel benessere, per l'ambizione - dall'umile pescatore al nuovo arricchito - alla intrusa nelle alte classi - all'uomo dall'ingegno e dalle volontà robuste, il quale si sente la forza di dominare gli altri uomini; di prendersi da sé quella parte di considerazione pubblica che il pregiudizio sociale gli nega per la sua nascita illegale; di fare la legge, lui nato fuori della legge - all'artista che crede di seguire il suo ideale seguendo un'altra forma dell'ambizione. Chi osserva questo spettacolo non ha il diritto di giudicarlo; è già molto se riesce a trarsi un istante fuori del campo della lotta per studiarla senza passione, e rendere la scena nettamente, coi colori adatti, tale da dare la rappresentazione della realtà com'è stata, o come avrebbe dovuto essere.

Milano, 19 gennaio 1881

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:: Giovanni Verga

    Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840 e visse in Sicilia fino alla prima giovinezza; qui scrisse i suoi primi romanzi, Amore e patria, I carbonari sulla montagna, Sulle lagune, in cui appare legato agli schemi del romanzo storico alla Walter Scott.
    Il manifestarsi della vocazione narrativa lo portò ad abbandonare gli studi di giurisprudenza; dal '65 al '71 visse a Firenze, dove si avvicinò al mondo letterario e strinse amicizia con Luigi Capuana, l'altro grande protagonista e teorico del verismo italiano.
    A Firenze diede vita alle sue prime opere di successo, Una peccatrice e Storia di una capinera.
Importantissimo per la sua formazione fu poi il periodo milanese, dal '72 al '91, in cui entrò in contatto con l'ambiente della Scapigliatura: la tendenza culturale del tardo romanticismo, con l'esasperazione torbida delle tematiche romantiche, la descrizione di una società altoborghese molle e corrotta, predominano nella produzione verghiana di questo periodo, (Eva, Tigre reale, Eros), come pure nei primi romanzi fiorentini.
    Ma, soprattutto nelle più riuscite di queste opere, Eva e Storia di una capinera, si avverte anche la ricerca di un'analisi psicologica obiettiva, di un realismo che preannuncia la stagione verista di Verga.
    Il ritorno alle origini, alla Sicilia, al mondo degli umili e degli sconfitti, si ha nel '74 con la novella Nedda, a cui seguono i capolavori verghiani, le novelle Vita dei campi (tra cui ricordiamo Cavalleria rusticana, Rosso Malpelo, Jeli il pastore, L'amante di Gramigna - importante per la sua prefazione - e Fantasticheria), I Malavoglia, le Novelle Rusticane, Mastro don Gesualdo e il dramma Cavalleria rusticana, riduzione teatrale dell'omonima novella.
    Con alcuni racconti, lo scrittore si accostò anche alla vita delle plebi povere del Nord, ma queste opere, raccolte in Per le vie, Vagabondaggio, Don Candeloro e C., appaiono meno felici, così come Il marito di Elena e I ricordi del capitano d'Arce, che segnano un ritorno al mondo mondano e raffinato del periodo preverista.
    Dal '93 in avanti lo scrittore si ritirò nella città natale, dove visse una vita molto ritirata e solitaria; amareggiato dall'incomprensione che circondava la sua opera, non scrisse più fino alla sua morte, che avvenne nel 1922.

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