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2004
22
Giu

Fragola Nera

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Dettagli
Lingua: italiano
Lunghezza: circa 19400 parole (tempo di lettura: 60-88 minuti)
Prezzo: Gratis
Estratto

Fragola Nera



Mentre dei ragazzini demotivati e blasfemi stavano bruciando le erbacce davanti al complesso residenziale, Cosco si stava masturbando con enorme ferocia dentro la vasca da bagno piena di latte che aveva riempito in assenza d'acqua calda. ”La situazione è chiara…”,pensò, quando stava per sopraggiungere l'orgasmo,”… e così paurosamente concentrata in un cumulo di merda che si potrebbe riassumere semplicemente dicendo: mi rendo conto che sto diventando irrecuperabile… ma non m'importa neanche di essere salvato: le cose vanno prese di petto e basta”.
Sprofondò lentamente, teneva il collo piegato all'indietro. Immerse la testa fino alle orecchie quasi a formare un ovale, poi chiuse gli occhi. Il rumore rauco e nevrotico del lettore cd rotto che da circa mezzora era rimasto in stand by divenne un lamento cupo e sensuale, filtrato dal latte stretto attorno ai timpani. Tutto sembrava scomparso e semmai ci fosse stato, era così lontano che non valeva la pena di raggiungerlo. In quel momento si trovava in una sorta di stato comatoso: quel rumore così gracile e confuso era il suo cordone ombelicale mentre il sangue anemico, che gli garantiva un delicato pallore, scorreva, reale come la morte, filtrato e purificato tra le vene ancora dilatate dalla contrazione muscolare. Erano cinque i giorni senza di lei, cinque giorni in cui tutto sembrava trasparente ed iniquo per Cosco senza lei, senza Awa. Ancora pochi attimi di sublime vuoto nero e poi riaffiorarono i pensieri come ombre dal nulla… inevitabili e pesanti. Riflessioni superflue sgorgarono dal vuoto che lo circondava:
“Il fatto è che anche un sogno può diventare routine; tutto prima o poi lo diventa, e ritorni solo, stanco e freddo! Con il tuo insensato sadismo cinico e filosofeggiante. Questo è tutto. Nonostante poco, difficile da reggere!”
Cosco provò a convincersi di essere in preda ad un'altra crisi depressiva; temporeggiare, bere, rincoglionirsi pensando a trovare un senso per tutto quello che gli era capitato in quei trent'anni d'attività nel “pianeta terra”, era la cosa che gli riusciva meglio, per poter tirar fuori la vigliaccheria che anche questa volta gli avrebbe impedito di provare su se stesso la “buca ossa” nascosta sotto l'armadio. Poi queste riflessioni così… profonde sarebbero scomparse sgusciando timidamente fuori dalla finestra della sua camera da letto il mattino seguente, anche se forse qualche parola, rimasta intrappolata lì fuori tra i rami dell'albero induriti dal tempo, sarebbe di nuovo penetrata, filtrata dal sole, nella stanza e un terribile senso d'apatia lo avrebbe ripercorso.
Non poteva crederci: l'unica ragazza che era riuscito ad amare era scomparsa. Da ormai cinque giorni non aveva più tracce di lei.
Forse la questione era molto più complicata di quanto pensava.
L'unica certezza era il bisogno remoto e morboso di rivederla. Aspettava qualche telefonata o una e-mail, perché uno dell'associazione si doveva fare vivo, uno che la conosceva bene.
Per ben due giorni e tre notti Cosco aveva cercato di contattare i membri dell'associazione ma nessuno rispose. Nessuno dice di sapere dov'è finita Awa. Ma in quel covo ci sono diverse botole e scalette esterne dove ci si può nascondere: forse stava là… forse la stavano nascondendo nella sala, sotto i computer.
Alcune settimane prima rincontrò Packij, un fornitore spagnolo d'origine indiana, e non fu un incontro gradevole. Cosco aveva la faccia scarna e sudata. Le mani impacciate penzolavano come due sardine morte. In testa portava sempre un vecchio cappello da pescatore che nascondeva i capelli così unti che sembravano imbevuti in un mega flacone di lubrificante per camion. Lo sguardo era atono, come quello di un clown che deve fare il suo lavoro in un circo senza pubblico.
Packji era molto prudente: incontrò Cosco dietro il grande centro commerciale, tra la folla, per evitare di farsi tagliare la gola da qualche collega un po' invidioso e molto in credito.
- Cos'hai da dirmi- chiese Cosco. -Un cubo a quattrocento- rispose lui.
-Che cosa?!! Che cazzo di prezzi sono questi? Lo sai che non possiamo concludere in compra-vendita perché ti vai ad abbronzare il culo a Valentia! Quattrocento sono troppi non posso vendere a trenta euro una merdosa gomma.
Cosco era convinto che Packji sarebbe sceso ad un compromesso, ma non andò così: i prezzi erano saliti, poteva e voleva esagerare, e poi aveva bisogno di soldi, così l'affare andò a puttane. Si fece vendere solo una gomma, lo salutò e si lasciarono entrambi un po' delusi, anche se era Cosco ad essere più incazzato per quel cubo.
Ogni cubo contiene cinquanta gomme di DITARN (soluzione chimica composta d'anfetamine lisergiche, dimetilsolfossido legato ad un TCM di fenone ed altri due o tre composti degni del più nobile psicofarmaco). Il DITSO con il TCM influisce sull'ipotalamo, la zona del cervello addetta alle emozioni, mentre la maggior parte degli altri composti si dedica all'influsso allucinatorio ed alla stimolazione psicomotoria. L'effetto nel complesso è composto da più fasi in relazione ai tempi di assimilazione delle varie sostanze “psicoattive”. Inizialmente l'ilarità prende il sopravvento e l'effetto potrebbe assomigliare a quello della marijuana messicana, poi comincia l'anfetamina e così ti muovi senza saperne il perché, subito dopo è il momento delle allucinazioni che persistono per circa tre, quattro ore al massimo, lentamente i vari effetti si attenuano e così arrivi all'ultima fase, di certo la peggiore, paragonabile alla paranoia da over di coca.
Awa aveva provato solo una volta la gomma, assieme a Cosco, ma quella le era bastata per capire. Lei doveva mantenersi attiva, lucida e in forma, altrimenti l'associazione non le avrebbe mai permesso di continuare la ricerca. Eppure lo amava, naturalmente a suo modo perché altrimenti non lo avrebbe mai accontentato. Cosco passava giornate intere a supplicarla di provare l'effetto chimico della gomma, quel filo conduttore che poteva mettere in contatto l'anima delle persone, come il centro di una grossa città completamente sommerso e venuto a galla all'improvviso. E così fece: le due anime si fusero in un completo torpore. Vite sconnesse, crescono da radici diverse per poi incontrarsi in un attimo di assoluta voluttà e raffinata empatia.

...continua...

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:: Christian Battiferro

Dice di sè l'autore:
''Sono nato a Legnago (VR), il 05-09-1978. Ho frequentato l’Istituto Tecnico Statale Industriale I.T.I.S. “G.Silva” nella stessa città, diplomandomi come perito chimico nel 1998. Tuttora mi sto laureando al DAMS di Bologna.
Ho iniziato a scrivere poesie quando ero adolescente anche se non è mai stata una vera e propria passione, infatti, non ho mai avuto molta costanza. Per me mettere nero su bianco è come immaginare e non ha molto senso farlo come esercizio.
M'interessa parecchio il potere evocativo delle parole, quindi a volte mi piacerebbe abbandonarmi ad esse, svincolandomi da ogni dogma grammaticale o sintattico. Quando ho iniziato a scrivere il mio primo racconto non pensavo che sarebbe stato seguito da altri ma per un certo periodo le idee si accumulavano nella mia testa, vedevo nascere e vivere dei personaggi, mi emozionavano molto certe situazioni, e così ho deciso di continuare a scrivere. Assicuro che la scelta è molto sofferta perché non mi sento uno scrittore anche se ho qualcosa da dire ed il mezzo più economico per farlo è la penna.''

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