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2015
17
Mar

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Lingua: italiano
Lunghezza: circa 25600 parole (tempo di lettura: 80-116 minuti)
Prezzo: Gratis
Descrizione: Il diario stenopeico di Kevin Paloma, scritto nella camera oscura interiore dov'e' possibile, proprio come nella fotografia stenopeica, spiare il mondo da un foro di pochi millimetri per osservare cio' che ci circonda in maniera diversa, utilizzando un modo di relazionarsi estremamente visionario.
Estratto

L'UOMO CHE CONTAVA I SORRISI
Marco Benazzi



    C'è stato un momento in cui ogni mia giornata trascorreva lenta come una coda sulla Salerno - Reggio Calabria. La notte la passavo, in buona parte, a fissare il lampione stradale che illumina l'ingresso laterale al giardino pubblico. Il mattino ero un morto in piedi, distrutto come dopo un match di boxe contro Joe Lewis e, tra un round e l'altro, una partita a scacchi contro Bobby Fisher. Alzarsi era una lenta agonia e quel terribile senso di prostrazione mi seguiva lungo l'intero arco della giornata. Mi sentivo l'insofferenza personificata e avevo come unico obiettivo quello di sparire definitivamente dalla faccia della terra. Ero diretto al capolinea di un autobus senza conducente, avendo da tempo prenotato inutilmente la mia fermata. La notte tra il 14 e il 15 febbraio 1993, mi sparai un mezzo litro di assenzio casereccio che un amico mi regalò per Natale, e puntai la strada che portava al fiume dell'oblio barcollando come se indossassi i tacchi a spillo. Quello che accadde da quel momento in poi, è opera dell'omino che custodisce i destini degli uomini perduti.
Accanto all'arcata centrale del Ponte Vecchio, disteso su di un giaciglio realizzato con cartoni e fogli di pluriball a far da spessore, coperto da una vecchia imbottita di quelle pesanti come macigni, giaceva il corpo senza vita di un compagno di sbronze, tra le mani stringeva la foto degli amici che negli ultimi anni avevano raccolto le sue confidenze nelle lunghe e fredde notti passate all'aperto e il suo viso era disteso e sorridente come se avesse appena finito di far l'amore. Quella foto era stata scattata da me, ed ero presente anch'io, avendo utilizzato l'autoscatto, e l'emozione che mi trasmise osservandola in maniera profonda, era data dai volti sorridenti dei soggetti fotografati. Il sorriso non era di plastica come spesso si è costretti a sfoggiare davanti ad un obiettivo, ma di quelli provenienti direttamente dall'anima. E' difficile spiegarsi chiaramente quando in gioco c'è la vita, ma sta di fatto che quella istantanea mi rasserenò lo spirito convincendomi a cercare di far sbocciare “i sorrisi dell'anima” al maggior numero di persone. Mario, 45 anni, originario di Castellamare di Stabia: barba lunga, sempre trasandato, spesso con in mano una bottiglia di sangiovese, che in pratica costituiva il suo pranzo, era stato scenografo in uno storico teatro di Roma e un suo film finì premiato al Festival di Cannes. Era un clochard molto sui generis, lettore onnivoro, l'ultima volta che lo incrociai, mi sorprese con una richiesta particolare, voleva assolutamente che gli procurassi "Uomini piangenti" di un certo Kevin Paloma, autore a me sconosciuto. Dopo aver garantito, con una colletta tra gli amici, una degna sepoltura allo sventurato amico, Dante, il suo amico per la pelle, con gli occhi gonfi di lacrime, mi consegnò un manoscritto autobiografico che Mario scriveva la notte prima di addormentarsi.
Era il racconto di un uomo che stava tornando a casa, dal lavoro, come ogni sera. Ottimo impiego, famiglia dell'alta borghesia. Aveva da poco tempo perso l'amata moglie, e al contempo era stato colpito da una grave accusa di tentata corruzione. Quell'uomo, stanco e deluso dalla vita, si sedette sotto il Ponte Vecchio per riflettere e riposare e quella divenne la sua nuova casa. Non fu una scelta romantica la sua, divenne un clochard senza saperlo, come se il ladro di sorrisi lo avesse addormentato lentamente derubandolo del bene più prezioso. Con passare del tempo, Mario ha proseguito la sua storia di ordinaria miseria, recuperando pian piano la voglia di sorridere e di contagiare il mondo piccolo che ogni giorno frequentava. Quando vedeva emergere nell'animo dei compagni e dei passanti la disperazione, la sofferenza, quell'umore nero che affligge l'uomo e lo porta a non avere uno scopo nella vita, passava ore, giorni, settimane, mesi a cercare di far rinascere un sorriso di felicità, di quelli a bocca aperta, che scoprono i denti superiori ed inferiori, che evidenziano due rughe che partono dal naso e arrivano agli angoli della bocca facendoli stirare, che sollevano la pelle sotto la palpebra inferiore, formando nell'occhio le "zampe di gallina" e quella delle guance, tanto da restringere gli occhi. L'identikit del sorriso dell'anima. Poi, una volta raggiunto l'obiettivo, teneva un elenco aggiornato, giorno dopo giorno, dei sorrisi strappati. Al termine di quella commovente lettura, mi resi conto che l'eredità di Mario era proprio quella di continuare il percorso esattamente da dove lui lo aveva bruscamente interrotto. Ma prima, dovevo trovare assolutamente il libro di quel tal Paloma...
   

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:: Marco Benazzi

Mi chiamo Marco, il nome più in uso tra i baby boomers, e faccio parte di quella generazione che per prima è stata alimentata ad omogeneizzati prima e a merendine confezionate poi. Ho cominciato a leggere libri di letteratura per ragazzi all'età di otto anni. A dieci anni, ho cominciato a frequentare sale cinematografiche tre o quattro volte la settimana (in quel tempo, i cinema erano aperti, tranne il lunedì, dal primo pomeriggio…) alimentando continuamente la mia fertile mente. A dodici anni, risale la mia prima raccolta di poesie dedicata a Maria Rosa, l'amata - seppur in maniera angelicata - compagna di banco. A diciotto, come un novello Cyrano, prestavo le mie qualità poetiche al Cristiano di turno. Dopo il diploma, ho frequentato il DAMS di Bologna, interrotto a pochi esami dalla Laurea, dove ho affinato le mie tecniche di analisi filmica. Il mio sogno proibito, simile a quelli che Walter Mitty era di diventare un critico cinematografico. Dopo diversi anni di lotta con la realtà, al centro culturale che frequentavo quotidianamente, incontrai in giovane sciamannato, che da mesi si divideva fra la tanto agognata tesi di laurea e l'amore viscerale per il cinema. A obbiettivo raggiunto, abbiamo deciso di unire le nostre insicurezze e in pochi anni sono nati; soggetto e sceneggiatura di ANITA, un film ambientato nella bassa ferrarese; una serie tv ambientata in un teatro con protagonista un custode inetto aiutato nel lavoro dal collega fantasma; una serie di sit-com di varia ambientazione (ristorante, scuola, …); format televisivi, fino a formare, nell'estate del 2004, un gruppo (GIU - gruppo inutili uniti) che ha come scopo principale quello di ricercare cosa sta succedendo nelle persone, da un angolo remoto e opulento del ricco occidente (Romagna); analizzare le conseguenze, le ricadute personali di un mondo “a testa in giù” (E. Galeano) basato sull'ingiustizia, lo sfruttamento dei paesi poveri; lottare per una presa di consapevolezza allo scopo di cambiare la percezione del mondo e magari, nel tempo, insieme a tanti altri, provare a rivoltarlo un po'… Da questa straordinaria esperienza condivisa oltre che con l'ormai inseparabile amico di penna, anche con altri quattro ragazzi che il destino ci ha posto lungo la strada che porta al capolinea della vita, sono nati due piccoli documentari autoprodotti (Perché la via deve essere bella), un documentario che racconta l'esperienza e il pensiero di Danilo Casadei, detto Baciola, poeta di strada, vagamondo (mitico il viaggio in India in autostop, nel '73, sulle orme dei maestri della Beat Generation)… e (Sessant'anni dopo) che racconta come l'impegno del partigiano Dino Amadori non si sia esaurito il 25 aprile 1945, ma continui più forte che mai, sessant'anni dopo. Contemporaneamente, ho portato a termine il mio primo romanzo d'ambientazione gialla, ma questo già lo sapete.

Marco Benazzi

Walter Mitty è il protagonista di un racconto di James Thurber (The Secret Life of Walter Mitty) che narra la storia di un uomo che vive di immaginazione. Nel 1947 ne è stato tratto un celebre film con protagonista Danny Kay, comparso in Italia con il titolo Sogni proibiti.

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