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2006
22
Ott

Le condotte pedofile

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Dettagli
Collana: Saggi
Lingua: italiano
Lunghezza: circa 41400 parole (tempo di lettura: 130-188 minuti)
Prezzo: Gratis
Descrizione: Un saggio, articolato e ricco di riferimenti, sull'ancora attuale tema della pedofilia, analizzato in questo libro con un occhio attento anche agli aspetti legali e legislativi che riguardano questo fenomeno.
Estratto

Introduzione




Chi è il soggetto pedofilo? Quali ambienti, associazioni, usi e costumi gli permettono di agire indisturbato o quasi? È un malato da curare, un pazzo da rinchiudere, un bambino a sua volta violentato che ripete l'abuso trasformandosi in carnefice?
Porsi queste domande non significa compiere una scelta preferenziale, né avvalorare il “pedofilo pensiero”; si tratta piuttosto di adottare un'impostazione che sintetizzi una questione immensamente interdisciplinare, giornalmente alla ribalta attraverso orrori, dissapori, commenti infiniti di una cronaca senza strumenti culturali atti a sconfiggere davvero il fenomeno. Ciò che accomuna la società cosiddetta civile ai pedofili è un atavico pensiero di rinuncia alla scoperta della verità. Entrambe le parti, perché di parti si tratta se c'è un crimine ed un condannato, basano la loro azione su un concetto pseudo-storico che ci insegna la rassegnazione: la pedofilia è una realtà sempre esistita.
Per dar vita ad un lavoro scientifico di tal genere, bisogna accingersi a leggere un'infinità di materiale, non sempre comprensibile per via delle cognizioni scientifiche di base, che ai più mancano. Si arriva a dover assemblare materiale disparato senz'avere la benché minima nozione di psicologia, e farsi un'idea diventa sempre più complesso. Si è sempre a metà strada tra la ferrea condanna e la mano tesa alla cura di soggetti soli, abbandonati dalle istituzioni proprio come accade per le loro vittime.
Ogni contributo, anche minimo, è servito per fare se non un lavoro scientifico nel senso proprio del termine, sicuramente informazione sul tema. Quindi, ringrazio le associazioni che mi hanno dato prontamente e cordialmente il materiale, la Polizia di Stato, l'avvocato Pavone, e l'amico Enrico Cutillo, che mi ha permesso di visionare vecchi testi sulla violenza ai bambini, e quotidiani regionali e locali campani.
Non potendo redigere una bibliografia infinita, mi sono limitata a citare le fonti realmente utilizzate per questo lavoro, e mi ha meravigliata la mole infinita di testi sull'argomento. Dai casi di cronaca si è passati presto ad un'infinità di “libri- verità” ed a pochissime serie pubblicazioni empiriche. Strano a constatarsi, la biblioteca universale sulla “materia” è ancora da scrivere; mi auguro che la vera informazione prenda l'avvio, altrimenti dovremo ancora accontentarci delle cronache e dell'ignoranza.
Allo stato attuale, non ci resta che una magra fiducia da autodidatti, e la speranza di non perdere il senso critico[1]

La pedofilia si inserisce in quel purtroppo lunghissimo elenco di abusi di cui sono vittime i bambini[2]. Si tratta non solo di abusi sessuali, ma anche di violenze in casa e fuori, di lavoro minorile, di traffico di organi, di uso di droghe, e di tutti quegli altri tipi di violenza che la fervida fantasia dell'uomo riesce non solo ad immaginare, ma a mettere anche in pratica. Si stima che nei paesi industrializzati la percentuale di bambini vittime di abusi oscilli tra il 10 e il 15%. Il dato non può essere più preciso perché i sistemi di rilevazione, stante la delicatezza della materia, differiscono sensibilmente da paese a paese. Se si esaminano alcuni fenomeni più da vicino, le cifre fanno rabbrividire: 800.000 minori vittime della prostituzione in Thailandia, 500.000 in India, migliaia in Brasile, Sri Lanka ed in altri paesi. E la situazione, come è emerso nel corso del primo Congresso mondiale contro lo sfruttamento sessuale dei bambini, promosso dall'U.N.I.C.E.F. a Stoccolma nel 1996, è in grave peggioramento in tutto il mondo, al punto che oltre un milione di bambini entra ogni anno in quel drammatico mercato. Piccoli servi, lavoratori a domicilio, braccianti agricoli, operai edili, fabbricanti di palloni da calcio, di tappeti, di giocattoli o di sigarette: sembra che non ci siano limiti all'attività di chi sfrutta i bambini, manodopera a buon mercato, docili, ubbidienti, agili e soprattutto veloci. In questo impressionante quadro, appare evidente la necessità di rinforzare o accrescere gli strumenti di tutela. La Convenzione O.N.U. sui diritti dell'infanzia, promossa e fortemente voluta dall'U.N.I.C.E.F., e recepita nell'ordinamento giuridico italiano con la legge 176 del 27 maggio 1991, vuole essere una risposta a questa esigenza di tutela. La Convenzione è una vera e propria carta dei diritti fondamentali dell'infanzia. Essa si rivolge ai giovani al di sotto dei 18 anni, tutelandone il diritto a vivere e sviluppare al massimo il proprio potenziale, nonché il diritto di godere del miglior stato di salute possibile, di esprimere le proprie opinioni e di essere informati, di essere registrati all'anagrafe subito dopo la nascita, nonché di avere un nome ed una nazionalità, di avere un'istruzione, di poter giocare e di essere tutelati da tutte le forme possibili di sfruttamento e abuso.
La Convenzione è stata scritta dagli adulti, e soprattutto agli adulti si rivolge, poiché sono loro che devono rispettare i diritti dell'infanzia. Questa carta dei diritti diventa quindi una carta dei doveri per chi ha la responsabilità dell'applicazione dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Se davvero questi doveri troveranno concreta attuazione in tutti i Paesi che hanno recepito la Convenzione, allora per i bambini di tutto il mondo si apriranno prospettive reali di una vita più giusta e più degna. Dire che il bambino è una persona umana titolare di specifici diritti, quantomeno quelli che tutelano la vita, la salute e la dignità, può sembrare un'affermazione scontata, che non richiede affatto di essere comprovata e sostenuta. Ma così non è; ripercorrendo la storia delle civiltà del passato, ci si può rendere conto di come a lungo il fanciullo sia stato considerato una sorta di “adulto incompleto”, un “essere inferiore” cui era imposta una condizione di subalternità e di soggezione alla volontà dei parenti adulti. È solo in epoca relativamente recente che l'infanzia comincia ad essere considerata uno spazio temporale autonomo e in sé meritevole di tutela, e non più come condizione di incompletezza: se si osservano le immagini delle epoche passate, è possibile verificare, ad esempio attraverso l'abbigliamento, come i bambini fossero considerati alla stregua di “adulti in miniatura”, ed è solo con lo sviluppo delle scienze umane che si è giunti ad affermare la specificità dell'età infantile.
Il passaggio da questo tipo di affermazioni di principio ad una sostanziale tutela dei diritti dei minori[3] sconta enormi ostacoli, non potendo tale obiettivo prescindere da paralleli progressi sul fronte dello sviluppo socio-economico dei paesi più poveri, dalla giustizia e dalla pace all'interno degli Stati e nei rapporti tra essi.
Negli stessi paesi “avanzati”, dove da tempo i minori hanno conquistato formalmente un loro diritto di cittadinanza, si annida un grave rischio di involuzione.
Riflettere sull'infanzia obbliga ad interrogarsi sui contenuti della socializzazione, che lascia le tracce più significative e indelebili nei primi anni di vita. Circostanza che ci obbliga a proporre in tema, accanto ai costi umani sofferti dai bambini, i costi sociali di lungo periodo provocati da un percorso di iniziazione alla vita adulta che per molti si realizza in un contesto di violenza come forma regolativa dei rapporti sociali e di mercificazione delle persone e dei loro corpi. Il dramma collettivo che si cela dietro questo processo è perfettamente presagibile nelle vicende di quei bambini che diventano complici dei loro sfruttatori, che si autopromuovono sul mercato della delinquenza e della prostituzione, spinti dalla volontà di emulare gli stili di vita e di consumo degli adulti.
Stiamo vivendo tutti, nella società attuale, un periodo caratterizzato da una sorta di smarrimento indefinito, che provoca, tra l'altro, l'esigenza di rinnovata identità: personale, di ruolo, di funzione, di gruppo, di diritti, di doveri. Emblematica la contraddizione che riguarda i minori. Vi è un vasto mondo problematico dove può essere difficile tracciare confini e tipologie per eventi apparentemente simili ma sostanzialmente diversi: dall'abuso/violenza sul minore, all'abuso sessuale in famiglia, tra violenza sessuale, violenza carnale, intrecci di patologia e connivenza familiare, fino alle relazioni incestuose di vario genere e tipologia. Ma qui è il punto: la società e i codici sociali e politici vigenti devono il loro assetto alla centralità e dominanza del Paradigma Etero-Sessuale, che definisce la “normalità” del maschile e del femminile, producendo il dominio maschile nel posizionamento gerarchico dei due sessi, determinando l'abiezione della lesbica e condannando tutto ciò che è diverso nella sfera dell'abietto. L'egemonia eterosessuale è data da un processo temporale di ripetizione e reiezione di norme; processo per mezzo del quale il sesso si materializza attraverso la ripetizione forzata di norme regolative. Si tratta di un rituale ripetuto dietro costrizione, sotto la forza del divieto e del tabù, con il terrore dell'ostracismo e persino della riproduzione-produzione. Non solo il genere, ma anche il sesso, è legato alla ripetizione della norma. In tal modo, l'egemonia etero-sessuale determina i consueti ruoli dei due sessi, materializzando in diversi modi i corpi che non contano, come quelli degli omosessuali, considerati alterità, e quelli dei bambini, considerati asessuati e non, invece, diversamente sessuati.

...continua...

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:: Monica Cito
Monica Cito è nata a Telese Terme (Benevento) nel 1972. È laureata in Giurisprudenza e collabora colla rivista giuridica on line www.diritto.it scrivendovi articoli di saggistica giuridica. Ha collaborato altresì con la rivista letteraria www.lankelot.com come autrice di recensioni letterarie e di piccoli brani in poesia e prosa. Nel 2005 ha pubblicato il romanzo “Venere, io t’amerò” per i tipi di Giulio Perrone Editore. È inoltre presente in varie antologie poetiche.
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