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2005
24
Ott

La Lampada Diabolica

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Dettagli
Genere: Fantasy
Lingua: italiano
Lunghezza: circa 14900 parole (tempo di lettura: 46-68 minuti)
Prezzo: Gratis
Descrizione: Arodel Fogliamara è un ammazzaorchi, un eroe, apparentemente. Ma Arodel è anche un uomo in fuga da se stesso, un uomo che deve fare i conti con un segreto. E quando il mago Apocrisario comincerà a gettare luce su questo segreto, illuminandolo con la sua terribile lampada diabolica, seminando il terrore, l'orrore e la morte, Arodel non potrà fare altro che voltarsi e affrontare ciò di cui ha più paura: la verità.
Estratto

Prologo

Il testamento

 

 Il 3 ottobre 2002 Arodel Fogliamara, ammazzaorchi-capo di Ximé, ricevette una busta color canna da zucchero di insolite dimensioni.
Essa conteneva un foglio di pergamena, scritto su entrambi i lati, con una grafia svolazzante.
Carissimo Arodel, non sai niente di me, tranne che il mio nome è Apocrisario e che sono un mago elfico, ma fra noi c'è molto più di quel che pensi.
Infatti io sono tuo zio materno.
Ti hanno raccontato che tua madre morì nel darti alla luce... In realtà questo è un modo piuttosto impreciso di esprimersi... Ella andò in un altro mondo, è vero, ma non all'Altromondo.
Tua madre Arianrod era un'elfa. Sposò tuo padre, Kzan Fogliamara; ma pochi mesi dopo la tua nascita i suoi parenti vennero a Iord e la riportarono nel Paese degli Elfi.
È così, mio caro Arodel: il sangue che ti scorre nelle vene per metà è elfico!
Dopo il rapimento di Arianrod, tuo padre Kzan si fece guardingo e tutti i tentativi messi in atto per rapirti fallirono miseramente.
Nessuno, date le premesse, ti avrà parlato di me. Tuttavia io ti ho osservato a lungo e mi sono ormai deciso a nominarti erede dell'antico tesoro dei tuoi avi.
Molti anni fa Harw, tuo nonno materno, aveva un albero di ciliegio blu. Era il dono di nozze di tua nonna Ayessa e si può affermare che esso fosse il più caro ricordo che Harw avesse di lei. Nessuno tra gli alberi del suo meraviglioso giardino gli stava altrettanto a cuore, né la palma dei datteri, né il cotogno, né il pesco. A nessuno dedicava altrettante cure amorose e di nessuno mangiava i frutti con più soddisfazione. L'Albero Blu, però, cresceva a ridosso del muro di cinta, cosicché alcuni rami sconfinavano nell'orto di un vicino, l'orco Pamput.
Un mattino, mentre Harw raccoglieva le ciliegie, l'orco spuntò dalla sommità del muro, ordinandogli di tagliare immediatamente il fastidioso albero.
Harw, ovviamente, rifiutò.
Pamput sputò sul ciliegio e il giorno dopo esso fu trovato morto.
Harw - ben conoscendo la mia abilità - volle che io ricavassi un violino dal legno dell'albero. Lo feci prontamente. E il risultato fu un violino blu.
Sfortunatamente il dolore per la perdita dell'albero di Ayessa fu così alto che Harw si ammalò e al principio dell'autunno fu chiaro che sarebbe morto entro breve tempo. Così Harw chiamò i suoi tre figli e procedette alla divisione del patrimonio. Al maggiore lasciò la fabbrica di bottoni; al mediano la cascina e a tua madre Arianrod il violino blu.
Arianrod mi affidò la custodia del violino, incaricandomi di fartelo avere. E questo lo fece affinché tu conservassi un suo ricordo.
Così io mi recai a Iord e nascosi il violino nella Cappella di San Perzeval.
Ho cercato in vari modi di attrarre la tua attenzione, di avvicinarti... Ma tu, forse spaventato dai miei giochi, ogni volta sei fuggito via.
Ritengo sia ora di guardare in faccia la verità, mio carissimo nipote, e mi auguro che tu voglia accettare l'eredità di tua madre.
Ecco il mio indirizzo.
Seguiva l'indirizzo, in caratteri a stampatello.
Le finestre aperte lasciavano entrare l'aria frizzante del mattino. La sveglia segnava le sette. Il sole acquerellava le mattonelle della cucina, piovendo sulla sporta del pane raffermo.
Arodel se ne stava con gli occhi imbambolati; aveva le narici e la bocca pieni dell'odore del lavandino, del caffè, della meraviglia.
Il suo primo pensiero fu nascondere quel foglio in un buio cassetto e di ignorarlo.
Ma ormai il danno era fatto: le verità espresse dal mago erano gravi. Essere un mezzo-sangue a Iord era considerato un crimine punibile con la detenzione a vita in speciali case di cura o con la morte per rogo - a maggior ragione se il soggetto veniva sorpreso a svolgere incarichi vietati ai non-umani. Inoltre c'era l'aspetto per così dire morale della questione: chiunque al posto di Arodel avrebbe provato vergogna e orrore per se stesso. Molti avrebbero tentato perfino il suicidio. Era già accaduto altre volte. Non si trattava affatto una questione semplice.
Così, dopo una settimana, il giovane decise di abbandonare l'Ordine degli Ammazzaorchi. Sedette alla scrivania, aprì il Pc e cominciò a preparare un'e-mail da inviare al Gran Maestro dell'Ordine Anton Pavolo II: un testo scandaloso per la mentalità iordica: una lettera di dimissioni.
La reazione dell'Ordine fu immediata.

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:: Fabio Larcher
Fabio Larcher (21 marzo 1974), editore a partire del 2002. Le sue passioni sono la letterature ''di'' genere e ''in'' genere e specialmente: fiabe, poesia, filosofia. Tolkien, Dante, Platone sono i suoi autori preferiti. Si occupa principalmente della pubblicazione di autori italiani. Detesta cordialmente: i sadici, i masochisti, i pervertiti e le persone immorali (una categoria piuttosto vasta, temo). Ha avuto l'onore di pubblicare fra gli altri i grandi Danilo Arona e Gianfranco de Turris. Il suo sito è www.larchereditore.com.

MAIL: info@larchereditore.com
WEB:
www.larchereditore.com
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