
autore del romanzo Claire
Clermont
edito da Solfanelli
Claire Clairmont è indubbiamente un
romanzo storico, perché i personaggi sono tutti realmente esistiti, a cominciare
da Percy Bysshe Shelley a Mary Shelley, da Lord Byron a Jane Mary (Claire)
Clermont. Anche Edward Silsbee non è un'invenzione, ma effettivamente si recò
in Italia per conoscere Claire e avere visione della corrispondenza intercorsa
fra lei e appunto i tre ben più noti inglesi, nonché per la sua testimonianza
diretta di fatti accaduti molti anni prima.
Le domande in realtà sono due e cioè il
personaggio di Georgina, di cui si innamora Edward, è esistito veramente?
Perché impostare un romanzo su Claire Clermont, non scrittrice a differenza
egli altri tre, anche se dotata di notevole e acuta personalità?
Lei ha detto benissimo, del romantico
quartetto letterario inglese sceso in Italia Claire è sempre stata in secondo
piano se non in ombra. Proprio per questo la mia attenzione si è focalizzata su
di lei, perché il fatto che non abbia lasciato capolavori come Shelley, Mary e
Byron non può penalizzare la memoria della sua commovente vicenda umana,
trascorsa in gran parte in Italia. Inoltre ha lasciato innumerevoli lettere ed
un diario che sono capolavori assoluti di stile. Mary stessa le augurava di
passare alla storia almeno come la più grande scrittrice di lettere. Ho provato
a risvegliare la sua memoria anche grazie al personaggio di Georgina, esistito
veramente e sua nipote prediletta in vecchiaia. All'epoca in realtà era appena
una bambinetta, ne ho fatto una ragazza matura perché la possibilità di una
relazione con Silsbee dava azione al romanzo. Georgina morì di tisi a
ventun'anni dopo Claire, non se ne hanno tracce oggi eccetto i pochissimi
riferimenti in una biblioteca di New York.
Questo romanzo, per la sua natura,
presuppone un'attività di ricerca non indifferente.
Posso così immaginare che lei abbia preso
visione delle lettere e del diario di Claire, magari riportate in un saggio
scritto da Silsbee.
Indubbia la risonanza dei tre poeti, mentre
la protagonista visse quasi nell'ombra, quell'oscurità da cui lei è riuscito a
farla emergere nel modo migliore, al punto che ho ritratto l'impressione che
Claire, come persona, sia stata di gran lunga migliore di Byron, il cui
carattere e la cui dissolutezza del resto erano ben note.
Pur attenendosi a fatti realmente accaduti
ha dovuto, necessariamente, innestare elementi di fantasia, ma ciò non toglie
che l'opera si presti a essere considerata la commistione fra un romanzo e un
saggio, con effetti, sul lettore, di notevole impatto.
Come è nata l'idea di scrivere questo
libro?
L'idea che mi ha portato a scrivere questo
libro è stata quella di colmare un vuoto, specie subito dopo un pomeriggio di
settembre 2004 in cui mi sono recato a visitare la sua tomba, solo una piccola
mattonella, ad Antella vicino Firenze. Volevo rendere giustizia, se mi è
permessa quest'espressione, alla storia di una donna totalmente dimenticata
quando non considerata in tutti i suoi meriti. Claire non aveva dalla sua
l'energia sufficiente per comporre libri o addirittura un libro di memorie
sulla sua generazione come nessun altro avrebbe saputo fare. Però dal diario e
dalle lettere emergono una personalità, e una sensibilità artistica e morale
fuori dal comune. Molto sommessamente vorrei poter dire che ciò che non è
riuscita a fare Lei ho tentato di farlo io duecento anni dopo - Per me è stato
un dovere morale, una missione. Tuttora, anche a libro compiuto, posso dire di
adorare la figura di questa donna che volle ritrarsi nell'epitaffio della sua
tomba originaria come una che aveva espiato non solo le sue colpe, ma anche le
sue virtù. Espiare la propria virtù è un concetto potente.
Il romanzo è veramente bello, avvince,
attrae, ha perfino una tensione tipica di un giallo (mi riferisco alla
richiesta di Claire a Edward di andare a Bagnacallo per appurare se Allegra è
veramente morta o è viva). Sarà perché la protagonista ha vissuto una
importante parte della sua vita insieme a tre poeti, ma l’impressione che ho
ritratto è quella che restituire alla memoria una figura di così alto livello,
strappandola dall’oblio, non sia stato l’unico scopo. In quelle pagine la
poesia è di casa, sia per le citazioni di alcuni versi, sia per poche, ma
determinanti righe di prosa poetica. Si respira, pagina dopo pagina, poesia,
sia nei dialoghi, che nei silenzi, e quindi posso pensare che un altro
proposito sia stato quello di far rivivere personaggi ormai scomparsi
rivestendoli con gli stessi abiti che caratterizzano ogni poeta: vedere quello
che altri non vedono, percepire ciò che per altri nemmeno è possibile
ipotizzare. E’ così?
Per l'atmosfera degli spazi interni ed
esterni e del tempo narrativo, più lento evidentemente di quello nostro
quotidiano, mi sono avvalso di numerosi spunti offerti da libri diversi sul
romanticismo e sull'Ottocento. Ho cercato sì di infondere nel ritratto dei
personaggi principali quell'aura di cui oggi s'è quasi totalmente perso il
significato e il senso - ma soprattutto è stato, ed è tuttora, il mio
inspiegabile rapporto con Claire a dettare, a decidere quasi, le scene e i
movimenti. E' una sorta di mistero della mia stessa vita, di cui probabilmente
non scoprirò mai il motivo, questa mia percezione di Lei, come se
improvvisamente fosse uscita dalla nebbia e sempre più distintamente mi si
ponesse davanti. E' come se Lei, non so perché ripeto, per me fosse viva, al di
là di riferimenti letterari. Nonostante il valore dei suoi grandi compagni
dell'epoca, Shelley Byron ecc... solo lei per me ha la forza di parlare in modo
intenso da un'epoca passata.
Invece comprendo perfettamente quanto ha
detto, nel senso che a volte inspiegabilmente avviene un trasferimento
“spirituale” da un soggetto all’altro, un’intima compenetrazione come se
l’altro rivivesse in noi. Il suo romanzo, comunque, resta un omaggio a una
donna poeta senza esserlo, ma potenzialmente tale. Del resto lei, Marco Tornar,
scrive anche poesie e queste squarciano l’animo, sono uno svelare il proprio io
affinché si perpetui appunto la memoria. Al riguardo credo che lei attribuisca
una grande importanza alla poesia e se è così le formulo una domanda semplice,
che contempla una risposta non facile: che cos’è la poesia?
La poesia è un legame, mi permetto di
scriverlo, e di comunicarlo a Lei, tra il piano quotidiano e un piano superiore
ad esso - Ho maturato questa visione tramite questi miei anni dedicati alla
prosa - dal 2000 mi sono dedicato alla prosa perché dovevo farlo, soprattutto
dal 2004 per Claire - quindi ho scritto poesie solo occasionalmente - ma con
grande dolore, mi creda - e il dolore è perché oggi ritornare alla poesia pura
è difficilissimo, la quotidianità ha preso un sopravvento enorme, in modo
errato - La poesia è fuoco, puro slancio dello spirito, ma questa è una
dimensione praticamente messa da parte dall'attuale assetto contemporaneo -
Attualmente vedo la narrativa capace ancora di raccontare, pur tra le rovine
del presente - La poesia, nella sua delicatezza, rischia invece di sparire, di
essere sepolta dalla materialità dell'oggi che esperiamo purtroppo tutti - Il
contemporaneo rischia avventatamente di seppellire la poesia - Per quanto
riguarda la mia modestissima esperienza sono partito proprio dalla poesia - ma
quanta sofferenza oggi a rivolgersi ad Essa, è OLTRE quest'epoca.
Analisi lucida, oserei dire anche spietata,
ma, se pur il rischio che la poesia possa essere soffocata dal materialismo
crescente è assai probabile, credo invece che solo Essa posso costituire un
contrasto pieno a questo magma diabolico, che tutto ciò che tocca trasforma in
niente. Ci sono state altre epoche analoghe e fra queste quella della guerra
civile ai tempi di Cesare e Pompeo, periodo in cui tutto si misurava in denaro
e corruzione, ma che ha visto anche nascere uno dei poemi più belli che siano
mai stati scritti. Fuori dalla mischia, il ritorno a una vita più semplice e
serena è l’invocazione contenuta nelle Bucoliche. Virgilio amava queste terre
dove pure io abito e fu costretto ad allontanarsi per la requisizione delle
stesse da distribuire ai veterani. Tutto passa, le guerre, la violenza, il
materialismo, ma la poesia, quando non è prodotto di mercato, resta e offre in
genere i suoi risultati migliori. Comunque, Claire Clairmont offre anche
imperdibili periodi di una prosa poetica che avrebbe deliziato perfino
Virgilio. Quindi in lei c’è ancora tanta poesia. Caro Tornar, poeti si nasce, anche
se poi scrittori di poesie si diventa con continui studi e così la mia domanda,
l’ultima tende a una verifica.
Claire Clermont era più poeta degli altri
tre, pur non scrivendo poesie?
Claire aveva indubbie capacità di
espressione, e padronanza di scrittura - non aveva il dono dello zelo
nell'impegnarsi in un'opera ad ampio respiro - Ma nelle sue lettere e nel suo
diario le sue parole compongono l'esatto suono o riverbero del sentimento che
provava ogni giorno - A lei lo studio del canto, perché amava
straordinariamente la musica e la lirica, sublimò l'esercizio della scrittura
come quotidiano strumento di espressione di un progressivo rapporto con lo
spirito - perché tutto è lì, come poi dimostrò anni dopo Elizabeth Barrett
Browning, anch'ella a Firenze - tutto è nel rapporto con lo Spirito.
Grazie, Tornar per l’interessante
intervista. La saluto con l’augurio che il suo bellissimo romanzo possa essere
letto e ammirato da molti.
Claire Clairmont di Marco Tornar
Presentazione di Roberto Mussapi
Edizioni Solfanelli
Narrativa romanzo
Collana Pandora
Pagg. 224
ISBN 978-88-89756-93-5
Prezzo € 16,00



