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2005
22
Mar

Cuori Meccanici

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(Andrea Mancinelli - Baldini Castoldi Dalai Editore)

Di questo libro all’ inizio  mi aveva  colpito la copertina. Guanti in gomma appesi ad asciugare sul filo del bucato. Poi scorro le prime pagine ma il primo approccio non è dei migliori, nossignori.
Un pubblicitario trentenne in crisi. Sembra la trasposizione letteraria (la miliardesima ) dell’ “ Ultimo bacio” di Muccino. E quanti ne abbiamo letti di libri così ? A tal punto che ho sollevato il cartellino giallo e ho sospeso la lettura.
Ma poi causa codesta recensione (sì proprio questa che state leggendo) mi sono rassegnata a riprendere  in mano le pagine di questo breve  romanzo.
E ho colto il senso dei guanti di gomma in copertina. La metafora delle barriere di protezione. Spogliarsene, farne a meno anche a costo di farsi male. A mio parere non si tratta del solito manierismo sulle fregnacce dell’ età adulta incombente. O se lo è, si rivela solo un punto di partenza.
Questo libro riesce a descrivere la sottile linea di confine che separa l’ insofferenza dalla sofferenza vera e propria. La prima sta al protagonista come la seconda sta a Clara.( che ricorda un po’ la Olga in “ Ecce Bombo” di Moretti, frugando ancora nell’ archivio dei paragoni cinematografici.) E a capitoli alterni noi ci troviamo imbevuti nella Milano da bere contemporanea, e negli anni settanta, quelli dell’ adolescenza di Clara, che prima di conficcarsi una graffetta sotto la pelle per farsi male si preoccupava di sterilizzarla con l’ accendino. Il senso di vuoto e il vuoto vero a confronto.
Il primo che si cerca di riempire con gli straordinari al lavoro, il jazz, le serate in palestra, le notti in discoteca e le scopate a caso per tirare l’ alba. E il vuoto vero che invece non lo riempi con niente. E Clara lo sa e si taglia e basta. Mentre il rampante pubblicitario esplora guidato dal proprio narcisismo il territorio per lui nuovo dell’ insoddisfazione profonda, noi ci immergiamo in un mondo fatto di un dolore lancinante e affilato che sradica i luoghi comuni dell’ abituale buon senso.
Molti lettori hanno sottolineato l’ esiguità della trama che più di una volta da l’ impressione di non essere che un appiglio per le disquisizioni filosofiche dell’ autore,  ma è proprio  su questa impalpabilità  che la psicologia dei personaggi assume una carica di realtà  forte, intensa, Ed è come se davanti a questo flash generazionale chi legge si sentisse in dovere di stroncare un romanzo così ostico con giudizi come, noioso, banale, perché bocciare un romanzo è più facile che dare un’ occhiata critica alla propria vita.

 
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:: Gloria Belotti
Studentessa allo Stars di Brescia. Irvine Welsh addicted. Aspirante scrittrice, blogger accanita e nevrastenica affermata.
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