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2005
17
Mar

La maga delle spezie

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(Chitra Banerjee Divakaruni - Einaudi)

Una bottega delle spezie, un piccolo spazio magico, che si sottrae alla vita frenetica che scorre fuori, oltre la vetrina, sulle strade di Oakland, al di là della Baia di San Francisco. Un’anziana signora, che conosce il segreto delle spezie e le sa utilizzare per alleviare le sofferenze dei clienti, che riesce a penetrare nell’animo umano e a percepirne le situazioni di dolore e per ognuna di esse è in grado di trovare l’incantesimo più appropriato…“ cannella per trovare sostegno, coriandolo per vedere chiaro, trigonella contro la discordia, zenzero per il coraggio ”.
Tilo, la maga delle spezie è un personaggio straordinario, surreale e vero al tempo stesso. Dopo varie peripezie dal piccolo villaggio indiano dell’infanzia, dopo avere appreso la magia delle spezie su un’isola misteriosa ed essersi spogliata del suo giovane corpo per rivestire quello di una vecchia e saggia signora, Tilo approda in California per aiutare con i suoi poteri i connazionali immigrati in America. La bottega di Tilo, diviene luogo di incontro di due realtà a confronto, due mondi difficili da conciliare.
Ogni capitolo del libro è dedicato al segreto di una spezia, che lega passato e presente, in una continua alternanza di suggestioni lontane (l’infanzia di Tilo, la sua formazione di maga, la scelta della sua missione) e di realtà presente: l’America contemporanea.
Un libro magico e crudo, dove l’onda dei ricordi di Tilo e della magia allontana il lettore in una dimensione fiabesca, distorta e lo inebria con il profumo intenso e intrigante delle spezie per poi ricacciarlo con forza, ad ogni incontro con un nuovo personaggio della storia, nella dura realtà quotidiana, con le sue contraddizioni, che la magia può solo attenuare, ma non risolvere.
“La maga delle spezie” è un modo insolito per parlare di razzismo e pregiudizio. La componente magica è un taglio particolare per inquadrare il tema dell’integrazione, ricorrente nella produzione dell’autrice. Gli spaccati di vita degli immigrati indiani nella grande America, gli sprazzi di vita metropolitana che entrano nella bottega di Tilo con ognuno dei suoi clienti, si innestano perfettamente sulla dimensione mitica della narrazione. Storie di violenza, di emarginazione, di maltrattamenti; donne e uomini che faticano a trovare la loro dimensione, dopo aver perduto le tradizioni ancestrali, le sicurezze opprimenti della patria d’origine.
Seguire i propri desideri, trovare la propria strada non è facile, per i clienti di Tilo come per la stessa maga, che per amore trasgredirà le promesse fatte alle spezie rischiando di perdere tutto ciò a cui ha consacrato la sua esistenza.
L’amore quindi come magia più potente di tutti gli incantesimi. Questo il messaggio suggerito nella parte finale del libro, che si chiude come un banale romanzo rosa lasciando insoddisfatto il lettore. Nonostante il finale tradisca un po’ le aspettative iniziali, “La maga delle spezie” rimane in ogni caso un libro da leggere, per lo stile, per il mondo mitico che l’autrice riesce a creare, per i personaggi veri, sanguigni che escono con forza dalla dimensione fiabesca e al tempo stesso ne sono permeati. Un bel romanzo, magico, per chi crede ancora nella forza dei sogni, nella libertà e nella possibilità di cambiare …

 
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