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2013
3
Mar

Acciaiomare

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Il canto dell'industria che muore
con contributi di Aurelio Picca, Luca Telese e Flavia Piccinni, Marsilio (Venezia, 2013)
pag. 91, euro 9.00.
 
Il secondo quadro della trilogia che Angelo Mellone sta scrivendo è titolato "Acciaiomare", e nel suo sottotitolo, "Il canto dell'industria che muore", custodisce la sua definizione, essenziale e perfino esiziale (visto che abbatte tutte le altre possibili letture del poemetto). Siamo davvero in un "comizio civile", perché i versi di Mellone adesso li avremmo voluti quali dna delle filippiche elettoraleggianti ed elettoralistiche che si fanno nella campagna, di votazioni, continua. Voi che adesso leggete, provate, se ci riuscite - non ci riuscirete di certo - a trovare parole così dure, pure, forti, audaci e amorevoli. E non solamente, specifichiamo, nella foga e folla del prima e dentro le oratorie fasulle e sempre fanse/finte: ché persino altri poeti come poetesse legati indissolubilmente al Sud ancora non han  dato. L'acciaio. E il mare. Questa formula che è Taranto, scorre nella mente del poeta. Il dolore che s'ammala della malattia d'una memoria perennemente irrisa. Quando non si vogliono vedere né le origini storiche delle tarantine sponde, né l'evoluzione a città industriale. Dato che solamente con l'esclusione della vita e quindi della storia, del passato che passa per il presente passeggero, si può giustificare l'indifferenza dimostrata e provata verso gli eroi morti di lavoro nella città assediata dal rosso dei fumi dell'Ilva. Mellone, finalmente, riconsegna vita e dignità agli operai. A quelli espatriati. Agli esiliati. E ai lavoratori del Siderurgico. Ripercorrendo la sua infanzia, certo. Eppure nonostante l'adolescenza rifatta non sentiamo nostalgismi nel verso. Il canto libero di Angelo Mellone è sicuramente fiero. La pelle delle donne e gli uomini di Puglia è fatta di condivisione storica con le esperienze sanguigne degli ex braccianti venuti a Taranto alla catena. Consapevoli che il lavoro, seppur sfruttato e distruttivo, è ricatto condito di necessario pane. Quindi il poeta Mellone evocando gli eroi, sputa sulle nostre tombe.   

 

 
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