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2012
27
Ago

il sostegno è un caos calmo...

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...e io non cambio mestiere
Carlo Scataglini
 
“Caos calmo” è il titolo di un libro dello scrittore pratese Sandro Veronesi, reso celebre anche dalla sua trasposizione cinematografica di Nanni Moretti: il protagonista, dopo la perdita improvvisa della sua compagna, vive un periodo di disorientamento e  si siede su una panchina davanti alla scuola della figlia e da lì osserva le alterne vicende e i personaggi che ruotano attorno alla sua vita.
Carlo Scataglini, insegnante di sostegno dell’Aquila, formatore  e scrittore che ha pubblicato numerosi libri per la casa editrice Erickson,  riprende il concetto di “caos calmo” come metafora per esprimere il mondo dell’insegnamento specializzato di sostegno: mondo “disordinato e lento, generativo e immobile, difficile da vivere e magnifico, spaventoso e intrigante”, secondo le parole usate dall’autore.
In questo “caos calmo”, in realtà, nelle parole che risuonano a più riprese nel testo come appassionate e innamorate del proprio mestiere, come solo i grandi insegnanti sanno esprimere, l’autore racconta la sua dedizione verso il suo  lavoro. L’insegnamento di sostegno vive sicuramente la contraddizione forte da una parte di  una scuola italiana che, tra le prime in Europa, ha aperto le sue porte a tutti gli alunni diversamente abili, presentando l’inclusione come un paradigma fondamentale dell’insegnamento e apportando notevoli miglioramenti per una didattica che parta dai bisogni dei ragazzi e che consideri ogni alunno una persona da educare, dall’altra vive le sue “fatiche, tribolazioni, paure e noia”, che l’autore nella sua pluridecennale esperienza di insegnante specializzato nella scuola media, conosce e racconta molto bene.
Il libro si presenta come una serie di riflessioni autobiografiche, che in una quindicina di brevi capitoli, i quali variano in un lunghezza dal paio di pagine a un massimo di poco meno di una decina ciascuno, presentano diverse situazioni della vita lavorativa dell’autore e si allargano in riflessioni più generali sul senso del lavoro come insegnante di sostegno, sul rapporto con gli alunni, i colleghi, le famiglie, sulla tipologia di formazione ricevuta, sul reclutamento e su tanti altri argomenti.
Partendo dalla sua esperienza, quindi, l’autore descrive il suo percorso che, dopo un avvio di carriera come insegnante di educazione fisica in una lontana scuola romana, visto la sua pregressa vita sportiva nel rugby, lo ha portato a scegliere il mestiere di insegnante specializzato di sostegno, dapprima come una scelta per evitare un lungo precariato, poi sempre più come convinta e appassionata scelta di vita a favore dell’integrazione e di una didattica inclusiva per tutti i ragazzi.
La struttura autobiografica e narrativa del libro riporta i capitoli senza seguire un preciso ordine cronologico o stilistico: alcuni capitoli, come quello iniziale sul “caos calmo”, sono presi fra l’altro da altri articoli che l’autore aveva già presentato in altre occasioni (come nel caso appunto dello stesso intervento all’interno del bel libro di De Mauro - Ianes, Giorni di scuola), altri hanno la forma dell’intervista immaginaria, oppure della raccolta di consigli pratici per l’insegnamento, o, infine, di racconti fantasiosi (come quello che conclude il libro).
Il filo rosso, comunque, è sempre la vita vissuta di insegnante, che l’autore esamina in modo molto approfondito, con le sue fatiche a rapportarsi con i colleghi, le sue difficoltà a farsi accettare dagli alunni, soprattutto con la complessità grande di comprendere e fare comprendere il proprio ruolo all’interno della scuola. Carlo Scataglini presenta il percorso che lui ha compiuto, costituito anche da cambiamenti e da errori, che ammette con estrema lucidità, da cui emergono uno spaccato davvero completo della vita di questa tipologia di insegnanti: dal problema di come presentarsi il primo giorno di scuola davanti alla classe al modo di concepire la classica “aula di sostegno”, dall’esperienze per facilitare la didattica della classe in modo che coinvolga di più non tanto e non solo gli alunni disabili, ma tutto il gruppo classe, al rapporto con la “carriera” dell’insegnante di sostegno, che spesso si interrompe per prendere cattedre della propria classe di concorso, dopo avere accumulato punti in graduatoria sul sostegno; dal problema del numero di ore (poche o troppe?) che devono essere assegnate agli alunni diversamente abili come insegnanti di sostegno, al rapporto con i dirigenti scolastici. Molto struggente infine l’aspetto esaminato in un capitolo specifico (dal titolo “io co’ te ciò litigato”, che racconta la visita a un suo ex-alunno down, dopo alcuni anni che aveva terminato il percorso della scuola media) del “dopo” il percorso scolastico degli alunni disabili, per cui tutta la fatica di integrazione profusa nella scuola media spesso viene vanificata man mano che il ragazzo disabile cresce e la società sempre più non è in grado di offrire altrettante proposte di integrazione e di inclusione.
Chi scrive questa recensione ha lavorato tanti anni come educatore nel sostegno e lavora nella scuola media: davvero ho trovato in questo libro tanti aspetti veramente concreti e quotidiani, che penso tanti altri colleghi che lavorano in quest’ambito possano tranquillamente ritrovare.
Devo dire che la varietà degli argomenti trattati costituisce il primo punto di forza di questo bel testo, in cui tanti insegnanti, non solo di sostegno (e, potremmo dire, non solo insegnanti, ma anche genitori ed educatori) potranno trovare rispecchiata un’esperienza così varia come è quella dell’integrazione dei ragazzi.
C’è, però, un secondo punto di forza, che rende questo libro proprio una bella lettura per i tanti che lavorano nell’ambito della scuola: dal testo, infatti, traspare non solo uno spaccato completo del lavoro dell’insegnante di sostegno, ma anche una profonda passione per questo mestiere che trasmette una grande speranza e una grande energia, per chi a volte sperimenta la fatica della scommessa dell’integrazione nelle nostre classi. La stessa seconda parte del titolo (io non cambio mestiere), ripresa in uno dei  capitoli conclusivi, come una specie di inno al lavoro dell’insegnante di sostegno e come appassionata difesa del proprio lavoro inteso non solo come percorso professionale, ma come scelta di vita e missione, testimonia una grande speranza nel futuro, una grande dedizione per il lavoro dell’insegnante, troppo spesso rassegnato e lasciato in balia di atteggiamenti denigratori o sottovalutanti…   
All’inizio del prossimo anno scolastico, che riprenderà per tanti docenti nelle prossime settimane, il testo di Scataglini potrà rappresentare per i propri colleghi del sostegno, ma anche per tutte le categorie di insegnanti, per gli educatori, gli assistenti, i genitori e i dirigenti scolastici, una miniera di preziosi suggerimenti e un buono spunto per sentirsi un po’ più orgogliosi del ruolo prezioso nell’educazione e nell’integrazione dei ragazzi, che ognuno nel suo ruolo deve favorire.

 

 
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:: Luca Giorgini
Luca Giorgini, 33 anni, ha il Baccellierato in Teologia e ha frequentato un corso annuale di “Handicap e Svantaggio nell’apprendimento”. Attualmente sta conseguendo la Laurea Specialistica in “Antropologia Culturale ed Etnologia”. Lavora come educatore in ambito scolastico e territoriale con ragazzi della scuola secondaria di primo grado. Ama il suo lavoro, leggere e fare due chiacchiere con gli amici.
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