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2012
9
Apr

Salva con nome

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Mondadori (Milano, 2012), pag. 119, euro 16.00.
 
Noi che immensamente avevamo amato le crocettiane "Residenze", non possiamo che entusiasmarci per "Salva con nome", l'ultima raccolta poetica dell'autrice romana Antonella Anedda (Angioy). Le poesie di questo libro, ogni volta, sono introdotte dalle poesie-descrizioni che in forma di racconto brevissimo la poetessa mette ad anticipazione del paesaggio che sarà. Un saluto al paesaggio. Un paesaggio nel paesaggio. Un'arcata a formazione di sottile passaggio. Dove lettrice e lettore deve mettersi a entrare. Superando il gioco del nome: non a caso il titolo, infatti, dell'opera è un vero e proprio gioco di parole, un doppio-senso che svela decisamente più di due sensi. Prima di sentire le sezioni di "Aria", "Pneumologia", "Salva con nome",  "Bambini", "Acque", "Cucire", "Fuochi", "Terre". "La luna stanotte si offusca di vapore. / Una scaglia di brace nella lana. / Sogneremo in rosso, ho detto addormentandomi di nuovo / e chiudendo le tende col pensiero ti ho portato / in un paesa straniero, innamorato.", scrive in un'onda Anedda. Il futuro al passato, viene da dire, aggancia il prossimo presente. Perché le immagini e le musiche dell'ultima fatica, è proprio il caso di specificare, accarezza immagini provenienti da altri mondi temporali e ascoltano altre temperatura geografiche. Dal Giappone. A Otranto. E quindi l'onirico annunciato dalla poetessa è esso stesso spiazzato dalla sua conformazione sentimentale e dalla sua formazione sensoriale. L'immagine, per dire, dell'ago che cuce, non è che l'immagine realistica e finta assasi della penna che incide nel corpo forte delle composizioni. Per questa ragione, infatti, non è nemmanco possibile riprenderci nella costruzione del libro. Dove questa è degnamente e con squisitezza amara macchiata e mangiucchiata persino dagli oggetti, seppur microscopici, che Antonella Anedda ficca nella creatura grande. L'utilizzo della lingua sarda, in effetti, proprio il bisogno appena rimembrato giustifica. Fra ansia e morte. Nelle vicissitudini di spazi che ognuno di noi può toccare. La soltidune dei versi che la poetessa Antonella Anedda spinge in Salva con nome è memoria priva d'ornamenti. Ma mai privata di sconfinamenti nell'universalità del tangibile. D'acqua, fuoco, terra.
 
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