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2011
1
Ago

Atto di vita nascente

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con illustrazioni
LietoColle (Como, 2011), pag. 84, euro 13.00.
 
I versi di “Atto di vita nascente”, della poetessa e critica Maria Grazie Calandrone sono interamente evocati dall'anima per mettere contro il pregiudizio la bellezza della natura. “Veramente l'amore sul mio petto d'addensa, veramente osservo / la fiamma bianca / circolare su strade rosicate / sasso per sasso dal muso del mulo lunare e forre d’uva di settembre / come santuari accesi. / La mula avvampa / da prativa abbeverati dall'aria / recente, cresce dall'orzo ventilato come una spiga / bruna, è un raccolto improvviso / di zampe, pelo, zoccoli e soma / che raglia per la gioia. / Discesa da un pilastro di primavera nell’errore della struttura solo / per te, per una volta / ecco la mula con lo sterno inciso dall’amore. Muove l’aria / senza sbattere le ali, avanza / sulle parole dei sommersi / nelle sere che imbevono la terra d’astre. / La bestia è senza rimedio”. Sono i versi di “La mula in prima persona”, la lirica più sorprendente della silloge. Che arriva prima di quelle dedicate a Katherine Mansfield e raccolte nella sezione “Kathleen e gli oggetti”. E ben prima d'una Maria Grazia che appare e scompare in “Alla compassione di tutti”. Rivendendo, sfogliando continuamente i versi di La mula in prima persona, si prova una sensazione di spaesamento; dove il contatto col la vista che non esiste oltre un largo apparire, spiana la cantilena del rendimento necessario e quotidiano del soggetto osservato e fatto agire di nuovo. Calandrone è una delle poetesse viventi più in vista. Delle più apprezzate. Ma è anche molto ascoltata come lettrice militante. Su “Poesia”, non a caso, è lei a gestire una rubrica nella quale tante nuove poetesse e nuovi poeti vengono messi in luce. Anche in questo libro, Maria Grazia Calandrone immagina un tema e segue i suoi sviluppi fino in fondo, smentendo un invocato peregrinare verso quella che necessariamente dovrebbe essere una libertà di volare da un punto all'altro della vita. Questo, ci viene da dire, è un atto, nuovamente, ma soprattutto profondamente Femminile. Qui l'autrice, d'altronde, sperimenta una riaffermazione di dimensioni infinitesimali quanto importantissime del suo passato per rinnovare l'atto delle nascite portato a livello simbolico. Viene voglia, ovviamente, di leggere altri versi di Maria Grazia Calandrone, e fortunatamente oggi si riesce ad apprezzarla quanto merita. 
 
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