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2010
19
Apr

Il canto di Natale di Fidel Castro

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con Heberto Padilla, Yoani Sànchez
una fiaba di José Martì
traduzione di Gordiano Lupi
illustrazioni di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio (Piombino, 2010) pag. 104, euro 6.00
 
Non c’è bisogno che di soffermarsi sul pezzo di titolo “Fidel Castro” per comprendere, innanzitutto, come il piccolo e molto gradevole (per quanto può essere possibile visto appunto il tema’) ultimo libro di Ruiz “Il canto di Natale di Fidel Castro”. Del giovane autore cubano, che conoscevamo per “Cuba particular” e, soprattutto, “Vita di una jinetera”, ogni volta sappiamo d’ascoltare una voce che è costretta a essere civile, morale, politica; in quanto, tanto per cominciare, Ruiz battaglia costantemente contro il regime castrista. Non c’è bisogno, allo stesso tempo, di pennellate di Minà per sapere è nel giusto e deve essere letto chi denuncia qualsiasi tipo di mancanza di libertà. E peccato per i miti d’un tempo, ma la ragione – ovvero quel sentire che passa appunto nella forza d’aprirsi senza bende d’alcun tipo sugli occhi troppo nostri troppo puliti e nonostante tutto quello che anche da queste latitudini, va aggiunto, si deve sopportare – vive della realtà. Ruiz col racconto che dà il titolo alla pubblicazione, se inizialmente giova in un certo senso con Dickens, poi, ovviamente, oltre il pretesto, sappiamo che ha redatto un brano molto simile alla fiaba: dove essenzialmente c’è la ricerca, il desiderio d’una Cuba libera dalle troppe manette. E, potremmo aggiungere, veramente solcata dal progresso: cioè quegli elementi che si rintracciano negli animi della gente e nelle loro condizioni e non dai muri della dittatura. Nel racconto di Ruiz alcuni fantasmi, prima di tutto il Che, vanno a fare visita al vecchio, stanco e malato Fidel Castro. Per costringerlo, dopo avergli fatto percorrere nuovamente il passato, a salvare la sua anima andando a favore del popolo cubano. L’invocazione di Ruiz, il grido di sottofondo è chiaro. “Il canto” contiene anche uno scritto postumo del poeta, esule, Heberto Padilla; una lettera, testo critico di Yoani Sànchez; una fiaba dell’intellettuale e rivoluzionario José Martì. Scritti tutti tradotti da un Lupi che ha il merito di fare davvero tanto a favore della letteratura cubana - specialmente facendola conoscere in Italia. Le parole di Padilla, ritrovate dopo la sua morte, confermano la rabbia e l’insofferenza delle tante menti diverse’ che negli anni o sono stati incarcerate oppure sono state costrette ad uscire dall’isola. La Sànchez, invece, riprendendo in mano la figura del grande Lezama Lima cerca di lottare giorno per giorno. Infine la favoletta del indimenticabile Martì prova a ridare colore all’unica utopia possibile. Inoltre traducendo questo strano’ scritto di Martì Il Foglio ricorda quanto il poeta e politico sia stato autore polivalente, e che per tanto s’è messo a creare testi per bambine e bambini. Che i percorsi di maturazione della società, infatti, si leggono molte volte tramite l’offerta destinata a loro. Cuba fa molto, si sa, per sanità e scuola. Ma non può bastare.  

 

 
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