2009
2
Feb

Surfista solitario del Montana

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Coniglio Editore
 
Bugiardi cronici, truffatori, galeotti, rapper falliti e clandestini. Questi i personaggi descritti da Davy Rothbart nel “Surfista solitario del Montana”. Otto racconti romantici, ironici, coinvolgenti, ambientati in un’America periferica di sole strade secondarie, carceri, baracche sperdute oltre confine, dove crudeltà e passione si fondono in un letto di ricordi. Una terra lontana dal sogno americano, o dall’happy end hollywoodiano, in cui anche le fantasie rimangono flebili sussurri soffocati da una realtà assordante. Come il piccolo Kyle, costretto a sognare onde oceaniche, in equilibrio su una tavola appoggiata fra due “enormi scafi di trattori defunti” nel bel mezzo del Montana.
Davy Rothbart, pur mantenendo un tono colloquiale, riesce ad imprimere alla sua scrittura uno stile elegante e diretto, spaziando da temi sociali come la rieducazione carceraria, a problematiche di natura sentimentale.
In “Come sono finito qui” l’autore scrive una lettera da un penitenziario federale attraverso la mano ingenua e volutamente sgrammaticata di un giovane inquilino, arrestato per aggressione. Le sue parole sono commoventi quando parla dei suoi affetti familiari, e allo stesso tempo folli mentre tenta di razionalizzare il suo gesto. La stessa insensatezza riscontrata nel secondo racconto, “Prima neve”.
In “Cane nero”, “La febbre di Maggie” ed “Elena”, è l’amore a muovere le fila della narrazione. I sentimenti per i giovani protagonisti, costretti a vivere di espedienti, rappresentano un altro banco di prova per riuscire a dare un senso alla loro vita e comprendere loro stessi.
Scrittore, rapper, filmmaker, Davy Rothbart riporta nero su bianco le esperienze, le emozioni raccolte nei suoi viaggi per i sobborghi americani, durante i quali ha collezionato ogni tipo di reliquia: lettere, biglietti di amore, liste della spesa, poesie e fotografie. Oggetti persi o semplicemente abbandonati sul margine ghiaioso di una strada di provincia e resi celebri da “Found magazine”, rivista ideata dallo stesso Rothbart. Un altro esempio della poliedricità di questo artista del Michigan. 
 
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:: Roberto Conturso
Classe ‘77 (ottima annata!). Laureato in sociologia con una tesi sul cinema afroamericano, collabora con diversi siti web recensendo tutto ciò che gli capita a tiro: libri, dischi, film. Appassionato di cultura afroamericana e musica soul… vorrebbe trasferirsi in un loft a Manhattan, continuare a scrivere sul suo fidato mac, bere caffé annacquato ed ascoltare solo vinili originali!!
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