2008
15
Dic

Amore per l'odio

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Leonidas Donskis
La produzione del male nelle società moderne 
Prefazione di ZYGMUNT BAUMAN
 

Il libro del filosofo lituano Leonidas Donskis Amore per l’odio, edito dalla casa editrice Erickson, costituisce certamente un saggio impegnativo su una tematica però di grande attualità.
Il XX secolo, infatti, con le sue due guerre mondiali e le tragedie dei campi di sterminio nazisti e dei gulag in Unione Sovietica, che si sono protratti fino alla fine del secolo con i grandi genocidi del Ruanda e la terribile pulizia etnica in Bosnia negli anni Novanta, è stato un secolo sicuramente caratterizzato dall’odio ideologico di popoli contro altri popoli; a partire da questa costatazione l’autore cerca di rispondere alla domanda se vi sia una differenza fra l’odio contemporaneo con le sue immani tragedie e quello che sempre ha animato la storia dell’uomo.
E’ una domanda a cui molti filosofi, dopo Auschwitz, hanno cercato di rispondere, chiedendosi, ad esempio come fa Anna Arendt nelle sue opere, se vi sia una sostanziale differenza fra l’antisemitismo, che, ad esempio, ha sempre caratterizzato la storia europea, e il folle progetto di sterminio di Hitler con le sue teorie dell’ebreo in quanto appartenente a una razza sub-umana.
Sostanzialmente la tesi di Donskis è che il XX secolo abbia prodotto una nuova forma di odio legata alla società, che, mentre da una parte fatica a trovare una propria identità chiara, dall’altra assume l’odio per un “gruppo bersaglio”, sia esso identificato con gli zingari, i neri , i musulmani, ma anche gli ebrei e gli americani, come strumento per soffocare le proprie paure e insicurezze.
La grande novità dell’odio contemporaneo è quella, dunque, di mascherarsi dietro le parvenze dell’amore per una buona causa inserendo le paure xenofobe nell’epica battaglia del Bene contro il Male.
L’odio si maschera, perciò, da amore e spinge la gente a proiettare sull’Altro, inteso come nemico, quelle insicurezze e quella mancanza di identità chiara, che non riesce a trovare in sé stessa.
L’autore, partendo dalle sue conoscenze approfondite di studioso della cultura, ma anche di critico letterario, passa in rassegna nelle due parti del libro diversi contributi che nel XX secolo hanno favorito questa produzione sociale dell’odio.
Molto interessanti sono le analisi sull’antisemitismo e sul marxismo; curata è anche l’analisi di alcuni autori sia letterari, come per esempio George Orwell, sia filosofico- culturali, come Spengler, che costituiscono dei punti di riferimento imprescindibili per capire e analizzare la concezione dell’odio nella società contemporanea.
Il testo si presenta come complesso, ricco di riferimenti specifici per studiosi universitari di filosofia, antropologia culturale, sociologia, storia contemporanea e ad altre discipline simili che studiano i fenomeni sociali.
E’, comunque, per questa sua analisi approfondita sul XX secolo e per il tema di forte attualità, un libro degno di attenzione, da cui ricavare importanti riflessioni e analisi approfondite della cultura di cui, nel bene e nel male, noi stessi siamo impregnati: rifondare la cultura a partire dalla visione dell’altro non più come nemico, ma come persona con cui costruire insieme una propria identità condivisa è sicuramente un punto di partenza importante su cui costruire ogni tipo di convivenza sociale.

 
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:: Luca Giorgini
Luca Giorgini, 33 anni, ha il Baccellierato in Teologia e ha frequentato un corso annuale di “Handicap e Svantaggio nell’apprendimento”. Attualmente sta conseguendo la Laurea Specialistica in “Antropologia Culturale ed Etnologia”. Lavora come educatore in ambito scolastico e territoriale con ragazzi della scuola secondaria di primo grado. Ama il suo lavoro, leggere e fare due chiacchiere con gli amici.
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