2008
11
Set

Pier Francesco Grasselli

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Pier Francesco Grasselli ha scritto il suo terzo libro. Dopo L’ultimo Cuba LibreAll’inferno ci vado  Porsche, lo scrittore ci regala Ho scaricato Miss Italia (Mursia Editore) . Un libro che consigliamo ai lettori di leggere perché é uno specchio fedele dei giovani e dell’Italia di oggi. Gentilmente ha accettato di rispondere ad alcune domande che gli abbiamo rivolto. Al centro dell’impianto narrativo del libro vi è Leo, figlio di un notaio, un ragazzo che fa tutto il possibile per  non apparire come un bravo ragazzo. Si tratta di un personaggio, almeno in  parte, autobiografico?
Senz’altro. Leo è fino ad ora il personaggio che più mi rispecchia di quelli che ho creato anche nei due terribili romanzi precedenti. Posso dire che, se le situazioni sono romanzate o inventate, il modo di reagire di Leo è un po’ il mio di quando avevo 18 anni. Impulsivo. Incosciente. Cronicamente inadeguato. E sì, anche ribelle. Ma la ribellione di Leo è conformismo travestito. La vera ribellione sarebbe apparire ciò che davvero è: vale a dire un bravo ragazzo. Ma oggi i bravi ragazzi vengono considerati “sfigati” e così Leo fa di tutto per sfuggire alla definizione di “bravo ragazzo”. E si caccia nei guai. In questo senso Leo è un po’ come il personaggio di Jim Stark, interpretato da James Dean, in Gioventù Bruciata. Ogni volta che qualcuno lo chiamava “coniglio”, lui faceva di tutto per dimostrare che non lo era, e finiva in un mare di guai.
 
Leo insieme a Thomas, quest’ultimo che ha fatto del sesso una missione, vuole diventare uno scrittore, ma nel frattempo trascorre le giornate oziando nei pub della città, recandosi in discoteca, bevendo superalcolici, la descrizione dei quali è molto accurata, e covando, all’interno, una rabbia che non riesce a tirare fuori. Anita è la  ragazza che diventa Miss Italia, scaricata da Leo. Emanuele che gira in Porsche. Un microcosmo, specchio dei giovani d’oggi, “dannati” che bevono, guidano potenti macchine e si drogano. Leggendo il romanzo, vi è l’impressione che lei condanni, ma in parte giustifichi questi giovani, specchio fedele di una società formata anche dai grandi che non hanno saputo trasmettere ai figli i veri valori. È una mia impressione?
I valori di questa società alla fine sono stati creati non dai giovani ma dagli adulti, ossia da coloro che nella maggior parte dei casi criticano i giovani. Valori di oggi sono essere strafigo, essere il migliore. Valori sono l’aggressività, la competizione, il denaro, il successo, il pensare a se stessi. Persino essere furbi è un valore. In una società come questa i giovani si trovano disorientati e sono vittime di forti pressioni psicologiche. Comprensibili le insicurezze. Legittime le ansie da prestazione, le crisi di panico. E in un mondo dai tempi televisivi, dove ci hanno insegnato che è possibile ottenere tutto e subito, non c’è da meravigliarsi che questi giovani cerchino la scorciatoia. Ed ecco che l’ecstasy sostituisce la spinta alla socievolezza che ogni giovane dovrebbe invece trovare dentro di sé. Ecco che la cocaina fa le veci dell’autostima. Ecco che l’alcol diventa un surrogato del coraggio e il Viagra un espediente necessario per vincere le insicurezze. Infatti il doping è diventato necessario a tutti i livelli. Per essere sempre all’altezza della situazione. Altimenti non si è fighi. Altrimenti non si è ganzi.
C’è poi un altro fattore che conduce molti di questi giovani a esperienze estreme e pericolose: la nostra è una società “ad alta velocità”, dove tutto si muove molto velocemente (di qui la suggestiva definizione “Speed Generation” usata da alcuni giornalisti a proposito dei miei personaggi), dove le comunicazioni, in seguito al boom di Internet, si sono fatte istantanee e dove ormai tutto è a portata di mano per questi ragazzi cresciuti a pane e pc. In questo mondo comodo, dove si può avere tutto e subito, accade spesso che i giovani sperimentino precocemente una grande quantità di esperienze e si ritrovino all’improvviso senza uno scopo, senza un obiettivo da perseguire, senza nulla che regali loro emozione. I giovani diventano per così dire “anestetizzati” alla vita. Inevitabile allora che, per “darsi la scossa”, questi giovani finiscano per ricercare l’eccesso. Ed ecco che adolescenti per i quali il sesso non ha più segreti, per i quali lo sballo non è che una monotona routine, vanno alla ricerca di esperienze sempre più sfrenate, mettendo a repentaglio la propria vita. Esempi ce ne sono a non finire. L’ultima della lista è Nicole Pasetto, la sedicenne morta per un micidiale cocktail di ecstasy e alcol ingerito a un rave al Lido di Venezia. Prima di lei c’è stata Kristel Marcarini, la giovane promessa dello sci italiano stroncata da una pasticca di ecstasy tagliata male nell’aprile di quest’anno. Ancora prima è toccata al diciannovenne Nunzio Mattia Lo Castro durante un rave a Segrate. E prima di loro chissà quanti altri.
 
Il libro è infarcito di dotte citazioni musicali. Quanto conta la musica per lei e per la stesura dei romanzi che scrive?
Conta molto per rendere “attuale” il romanzo. Conta per contestualizzarlo. Le canzoni, i video su Mtv e su All Music. È questo il mondo dei giovani a cui mi rivolgo e dei quali scrivo. E non solo la musica. Anche le griffe che vanno di moda. I locali notturni che vanno per la maggiore. Si tratta di romanzi fortemente attuali, che costituiscono uno specchio della società preciso, fedele, veritiero e contemporaneo.
 
Il rifiuto del manoscritto di Leo da parte dell’editore Fringuelli rappresenta una crisi ad una società editoriale che propone allo stesso di scrivere la propria vita e il finale del libro, perché più interessante per un pubblico che trascorre il tempo davanti una tv permeata da veline e che trasmette  falsi valori?
La critica è verso un modo di fare spettacolo che punta sullo scandalo a tutti i costi, sulle notizie truculente e morbose, gonfiandole e inventandole di sana pianta se necessario. Ecco perché, quando a Leo viene proposto di scrivere una storia sull’episodio drammatico che adesso non sveliamo e che costituisce il gran finale del romanzo, il ragazzo si disgusta e decide di non prendere mai più in mano la penna per il resto dei suoi giorni.
 
La cosa che colpisce, leggendo il romanzo, è la scrittura: ritmica, in presa diretta, quasi cinematografica. Vi è qualche autore al quale si ispira?
Certo. Hemingway primo fra tutti. Ma anche Bukowski: di lui ho letto quasi tutto. E Salinger: il Giovane Holden l’ho letto una ventina di volte. Direi che in linea di massima prediligo una scrittura secca, “extra dry”, una scrittura priva di intromissioni moralistiche o di qualunque carattere dal parte dell’autore e che si limiti a descrivere i fatti: sul genere dialogo-azione. I contenuti si devono percepire “fra le righe”.
 
Il libro si presterebbe benissimo per una trasposizione cinematografica. Pensa di girare un film tratto dal libro?
Infatti si stanno muovendo cose molto interessanti in questo senso. Ma non anticipo niente… Ancora non c’è niente di ufficiale. Per ora c’è un cortometraggio intitolato “All’inferno ci vado in Porsche” e ispirato al mio secondo romanzo realizzato da Mario Maellaro.
 
Ha dei modelli di riferimento letterari.?
Ho amato molto John Fante e trovo che la sua scrittura sia una sintesi perfetta di eleganza formale e di emozioni, un condensato di buona scrittura e di “ormoni”, come li ha definiti il mio concittadino Pier Vittorio Tondelli. Altri modelli letterari per me potrebbero essere il ritratto sociale agghiacciante che fa Bret Easton Ellis in “American Psyco” – leggere Ellis mi ha insegnato molto – e la decdenza metropolitana dei romanzi di Jay McInerney. Ma il primo modello letterario che ho avuto - e che sempre avrò - è Hemingway, con la sua semplicità e il suo modo asciutto diretto e comprensibile di raccontare le storie, senza sbavature, senza pecche. Ben inteso, leggo e stimo tantissimo anche quegli scrittori che versano fiumi di parole sulla pagina – Henry Miller, per citare il più grande di tutti - ma non li prendo a modello.
 
Cosa rappresenta per lei scrivere?
Scrivere è la mia passione, oltre che il mio lavoro. Non c’è cosa che faccio con più soddisfazione e piacere, a parte forse una… Oltre a questo, è un modo efficace di comunicare con gli altri, di trasmettere contenuti. La scrittura e la lettura sono strumenti di comunicazione più impegnativi di quelli televisivi o radiofonici, visto che per usufruirne è necessario uno sforzo attivo ed elaborativo, ma a parer mio si tratta anche di una forma di comunicazione più completa ed accurata. Ritengo entrambe – lettura e scrittura - importantissime e mi sento male quando sento un giovane che dice: - Io non leggo. – Mi viene da mettermi le mani nei capelli. Perché la lettura serve ad aprire la mente, ad ampliare i nostri orizzonti. Leggere ci fa capire quante cose si possono fare nella vita. Ci mostra la rosa infinita di possibilità che abbiamo davanti ogni giorno. Svela il potenziale nascosto nella nostra esistenza. E non è finita.  La lettura è anche una scorciatoia che permette di acquisire con facilità le esperienze di altri, di “potenziarci” traendo insegnamento dalle esperienze di altri senza dover per forza sperimentare quelle esperienze sulla nostra pelle. C’è solo da guadagnare, a mettersi a leggere. Morale: “Ragazzi: Leggete! Leggete! Leggete!”
 
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:: Giuseppe Petralia
Giuseppe Petralia è giornalista pubblicistica dal 1984. Recensisce il primo libro ''Intervista sul socialismo italiano a Pietro Nenni'' a 18 anni, intervista apparsa sul periodico “Proposta Socialista”. Inizia a scrivere sulle pagine di ''Trapani Nuova'' e diventa, sempre nel 1981 corrispondente da Partanna (Trapani) de ''Il Giornale di Sicilia''. Collabora da dieci anni al periodico ''Il Belìce'', con recensioni di libri e articoli di cronaca e di politica. Ha collaborato con il periodico ''La Notizia-In'' e per quanto riguarda il web con il sito dello scrittore Antonio Messina, con www.belice.it e con libri.brik.it. Ha collaborato con recensioni ed interviste con la scrittrice Francesca Mazzucato e con ''I libri della settimana'' di Giancarlo Macaluso sul sito www.gds.it. Ha intervistato, fra gli altri, Vanessa Ambrosecchio, Simona Vinci, Domenico Cacopardo, Marco Vichi, Luca Di Fulvio, Ivan Cotroneo, Gabriella Imperatori, Paola Mastrocola, Grazia Verasani, Pietro Spirito, Teresa Ciabatti, Simona Corso, Alessandra Montrucchio, Enrico Remmert, Alessandro Perissinotto.
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