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2008
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Giu

Intervista a Fabrizio Corselli

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autore di Amor di Ninfa, edito in proprio tramite lulu.com.
Amor di ninfa
di Fabrizio Corselli
per Lulù.com
Poesia mitologica
Pagg. 72
Paperback: € 5,50
Download: € 2,20
Il link per poter acquistare il libro è:
http://www.lulu.com/content/2399493
L’intervistato è Fabrizio Corselli, poeta e saggista, nato nel 1973 a Palermo. Ha pubblicato nel 2001 il libro di poesie sui miti greci I Giardini di Orfeo, Edizioni Laboratorio Giovanile. Diverse le pubblicazioni di poesie e critica letteraria su riviste del settore. Si occupa da tempo di iniziative volte a promuovere il mondo della poesia, con un occhio di riguardo nei confronti della cultura classica greca.
 
 
D: Non è molto che è uscito questo tuo ultimo lavoro che tratta, se non vado errato, del mito di Eros e Psiche. Ce ne vuoi parlare?
 
R: L’opera in questione, che rivisita il famoso mito di Eros e Psiche in una chiave del tutto nuova e avvincente, è un tipo di lavoro che  ben si scosta dal mio solito stile.
Amor di Ninfa segue un iter tematico ben definito, accompagnando il protagonista, per l’appunto Eros, che qui prende le vesti di un poeta, in un'esperienza unica nel suo genere; in questo viaggio che egli intraprende attraverso le foreste della catena montuosa di Nonancride, in Arcadia, dove conoscerà l’amore della ninfa Psiche, egli condividerà finanche lo struggimento di Eco per il proprio Narciso (Dolore di Ninfa) e ancora il lamento di Orfeo per la sua Euridice. Un tipo d’opera ad ampio respiro che abbraccia finanche diverse storie mitiche, creando un particolar excursus sulla tragicità degli amori impossibili ma sempre contestualizzate al tessuto ideativo del libro.
Il fulcro di Amor di Ninfa è la sua strutturazione, la sua progettualità che affonda i propri nuclei ideativi nelle articolate tesi estetologiche sulle ninfe, non intese come mere creature dedite alla ninfomania, o semplicemente ridotte a detentrici della fatuità erotica. I due caratteri principali sui quali si fonda l’opera sono “il silenzio” nel suo senso di “muto tacere”, sintetizzato in un sottile anelito per la propria ninfa amata (oltre che legato alla percezione del bello) e l’elemento dell’acqua nella sua perspicua referenzialità della ninfoflessia, di questo delirio e principio cosmico che si perpetua attraverso e nell’acqua. Una possessione che per i greci ha sempre avuto un valore ben più grande della stessa sophrosyne, ossia la consapevolezza dei propri limiti e forma di autocontrollo. Ma questa è una storia ben ardua e troppo onerosa da trattare in questa sede.
L'opera è stata divisa in quattro sezioni più un epilogo poetico. Questa divisione è fedele al mio stile, alla mia abitudine di scrivere non una silloge bensì opere tematiche.
La caratteristica di Amor di Ninfa è il ribaltamento che viene operato nei confronti dei due personaggi della mitologia classica, vedendo qui l’erote dalle frecce d’oro come colui che soffre, e tale sofferenza sarà seguita dalla cruda meditazione di Psiche, la quale si strugge per un amore così contrastato. Rispetto al mito per eccellenza, qui viene tolto anche il “lieto fine”, relegando i due amanti a una condizione di imperituro desiderio, anelando anche uno solo di quei doni mortali che ritrova la sua passionalità nel… Bisognerà leggere il libro per poterlo scoprire.
 
D: La figura della ninfa, si esaurisce soltanto in questa figura di supporto all’Estetica o possiede un altro significato?
 
R: La ninfa, in quest’opera, si veste anche della figura di mediatrice delle muse; un delirio che non è solo “mania” o causa dell’esser “nympholeptos” ma delirio inteso come inafferrabilità d’una ispirazione sublimata, che ritrova il suo paradiso in quel “muto tacere” che gli stessi simbolisti elogiarono così tanto: “poiché tacendo la privazione che ne deriva si veste di una forte carica metaforica”; ed è qui che il poeta Eros vacilla e insorge nel suo dialogo poetico iniziale con un tono che richiama un satiro in preda all’estasi bacchica; questo è il potere ma parimenti la condanna dell’ineffabile, questo il senso di vuoto e impotenza di fronte all’aura che promana dalla propria fonte di creazione, aura che diviene divinizzazione della stessa Arte. Anche il finale, allegorizzato e metaforizzato, rivela la condizione dello scrittore di fronte alla luce del creare, di un timore panico che viene generato nell’accostarsi alla propria componente ispirativa, l’incontro con la propria Musa (Ninfa).
 
D: Hai detto prima che lo stile in Amor di Ninfa è diverso, in che senso?
 
R: Lo stile cambia nel senso che è più diluito rispetto alle forme epiche (“metro arcadico” ed “epica forma”) che sono solito usare e cambiano i registri linguistici, anche se l’opera diventa una forma ibrida a causa della presenza dei testi appartenenti al Satyros. Diversa è anche l’impostazione della musicalità del verso che qui non assume un aspetto fondamentale come nei precedenti lavori, bensì è la parola stessa a far da padrona. Questo lavoro è più una sintesi tra il moderno e il classico. Ha scritto, di recente, Matteo Veronesi, in una email privata, dopo aver letto Amor di Ninfa: “Mi sembra che tu abbia riletto Apuleio attraverso il Mallarmé del Pomeriggio di un fauno, riuscendo dunque a fondere mirabilmente classicità e modernità”.
 
D: Hai fatto riferimento ad altri miti in Amor di Ninfa, e in particolar modo, ho potuto notare, esattamente nella sezione Cuore di Ninfa, la presenza di testi prelevati proprio da un’altra opera, per la precisione dal Satyros; non credi che questo possa sminuire il libro?
 
R: Assolutamente no. Questo fa anche parte del mio modo di strutturare certe opere. L’inserzione avviene sempre per contestualizzazione; ricorda che è un’opera tematica. In questa maniera, creo una interattività concettuale con altre mie opere, lo scambio è dinamico. Il tutto ha sempre una sua logica. Psiche, nel momento in cui si cruccia per questo amore impossibile, forgia tristi canti altresì rievoca una serie di paradigmi di amori impossibili attraverso i versi del satiro Chelide; un capripede che intraprese un lungo viaggio, salpando dalla propria Arcadia, alla ricerca del senso dell’esistenza mortale e del principio cosmico dell’Amore.
 
D: Questa tua passione per la mitologia ellenica si traduce, anziché in testi in prosa, in veri e propri poemi e poemetti, tanto che si ha l’impressione di leggere qualche cosa scritta all’epoca di Omero.
Ho sempre detto che sei nato almeno con 2.500 anni di ritardo, ma la tua visuale del mondo è necessariamente nel presente. Arrivo alla domanda: c’è richiesta di questa poesia classica, oppure l’italiano, che disdegna perfino quella contemporanea, è dimentico delle grandi opere del passato ed è quindi restio ad accettarne versioni scritte al presente?
 
R: Richiesta non credo. Stiamo parlando in ogni modo di un contesto dove la stessa lingua madre sta perdendo terreno, non solo per l’ignoranza e la stupidità della nuova generazione ma anche per il tipo di abitudini sbagliate, come quella del messaggio da cellulare. A tutto questo aggiungiamo anche una falsa democratizzazione dell’Arte che ha fatto la fortuna degli imprenditori editoriali, i quali nemmeno operano una selezione sui testi pur di intascare i soldi del malcapitato e sedotto scrittore; questo appianamento culturale dato dalla troppa facilità di pubblicazione (compresa la formula “paga e diventa scrittore”) porta a una dequalificazione dell’Arte stessa; nessuno più saprà riconoscere un’opera buona da una cattiva, l’importante è l’avvenuta pubblicazione. Molti di questi, alla fine, quando ci si confronta in un dialogo sulla poesia, hanno dubbi su cosa sia un verso. Inoltre, coloro che dovrebbero assicurare la salvaguardia dell’istruzione, e non parlo solo dei politici incapaci, sembrano quasi concorrere in questo gioco di autodistruzione.
Si parlava l’altro giorno con alcuni professori di greco, proprio del fatto che ormai la cultura classica non interessa più alla maggior parte della gente; basta pensare, alla proposta di ridurre le ore di greco e quelle di latino, se non fino ad arrivare all’abolizione di quest’ultimo. Non si tratta solo della poesia ma di tutto ciò che riguarda il classico, il quale viene liquidato come “morto”. Come si pretende di far accettare una poetica che richiede per di più molta riflessività e attenta analisi. Ci vuole tempo per la lettura, ma chi legge? Certo non tutta l’Italia, ma la stragrande maggioranza è pigra, e pretende tutto sul piatto d’argento. Il libro più venduto, secondo me è il Bignami, libro che merita di essere distintivo dell’individuo medio italiano.
Si ricorda che l’Italia è soprattutto una Repubblica fondata sul calcio e sui reality show.
 
D: Tu prediligi soprattutto l’epica (ricordo l’Achilleion), oppure quel lavoro su Leonida. Non hai mai pensato di scrivere qualche cosa su Alessandro Magno?
 
R: Ho sempre pensato di scriverlo un componimento, come lo è stato per Achille, sul grande Alessandro. Alessandro Magno è secondo me al pari di Achille o di un Ercole, in effetti già lo vedo vestito della Leonté, ossia la pelle del leone di Nemea che lo stesso semidio uccise e che divenne simbolo di fierezza e orgoglio; simbolo che influenzò anche atleti olimpici quale Milone di Crotone. Del resto, trattare un eroe non è solo occuparsi della sua persona ma dei concetti a esso sottesi, quale coraggio, propensione al valore bellico e morale, gestione di un regno nella diretta forma di capacità di governo e così via. Attraverso il mito oltre a eternare un ricordo, si riverberano anche nella modernità precetti e concetti sempre attuali, immutati in ogni era. 
Dovrei andare a studiare un po’ di più sulla storia che gl’appartiene e il contesto storico. La poesia è soprattutto ricerca e studio, specialmente per l’epica moderna.
 
D: Ho notato che per stampare questo libro sei ricorso ai servizi di lulu.com. Hai provato prima con qualche editore e hai trovato porte chiuse, tranne per proposte di stampa a pagamento, o è stata una tua precisa scelta, e in tal caso per quale motivo?
 
R: Ho provato con qualche editore, ma non ho agito più di tanto e non secondo una metodica ben definita di pubblicità, ma non con l’epica moderna; ciò che mi caratterizza, forse, è proprio una sorta di strafottenza per la pubblicazione (dai più tendenziosi interpretata come una buona scusa per non essere stato pubblicato, “se non pubblichi non sei uno scrittore”). Ricordo a tutti che Winckelmann autoprodusse il proprio Pensieri sull’Imitazione.
Io ho iniziato a pubblicare e-book, perché la mia intenzione è sempre quella: diffondere la cultura, specialmente l’amore per il mito e i classici, e lo si può fare benissimo attraverso la rete.
Non tanto la pubblicazione in sé ma quanto la volontà od ostinazione alla pubblicazione, la sento più una velleità da Grande Fratello o da Reality.
Una volta scoperto Lulu, ho deciso di usarlo, passando dall’e-book al cartaceo, comunque per avere l’opera con una migliore veste grafica e renderlo presentabile fisicamente.
Per adesso continuo a fare ciò che ho sempre fatto, io ho scelto un percorso e quello seguo. Magari un giorno mi sveglierò e deciderò di consegnare una copia del libro a un editore… poi si vedrà. Io, conosco me stesso. 
 
D: Progetti letterari per il prossimo futuro?
 
R: Tanti. Soprattutto quelli di collaborazione con Università, Scuole e Professori di Greco. Per adesso non svelo nulla. A livello di produzione letteraria ho da portare avanti un vero e proprio Ciclo Bellico, intitolato Promachos, Ciclo delle guerre antiche.
 
Grazie, Fabrizio, per le interessanti ed esaurienti risposte, e auguri per Amor di Ninfa e per il prossimo  Ciclo Bellico.
 
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:: Renzo Montagnoli
Renzo Montagnoli nasce a Mantova l’8 maggio 1947. Laureato in economia e commercio, dopo aver lavorato per lungo tempo presso un’azienda di credito ora è in pensione e vive con la moglie Svetlana a Virgilio (MN). Suoi racconti e poesie sono pubblicati sulle riviste letterarie Isola Nera, Prospektiva, Writers Magazine Italia e Carmina. E’ il dominus del sito culturale Arteinsieme (www.arteinsieme.net). Blog:  http://armoniadelleparole.splinder.com  
WEB: www.arteinsieme.net
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