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2007
17
Mag

Una Vita Negata

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“Fra un po’ […] andrò a letto e per qualche ora dimenticherò” [1]

 

Signore e signori, ecco Santippe. La moglie di Socrate, cioè.

E non è la bisbetica domata, come la traducono gli studenti dei licei classici.

Migliaia di pagine vergate su fogli protocollo, Lorenzo Rocci[2] compulsato migliaia di volte, compagni secchioni…idem.

Ma poi occorre andare all’università, occorre imbattersi, che so, nel primo tomino della Storia della Sessualità di Michel Foucault, per iniziare a capire che La Crazìa del Démos ateniese, l’archetipo delle nostre moderne forme di governo, non è da intendere così positivamente come ci vergano pagine e pagine di testi di storia (generale; del pensiero filosofico; del pensiero politico classico; delle dottrine politiche…).

Ma l’ottimo sociologo, emmerdeur del Credo Funzionalista, da solo non basta, in quanto lega sì, e giustamente, sessualità ed istituzioni manicomiali alla Crazìa, al Potere cioè, di tutti i tempi e luoghi, in qualsivoglia forma di Stato e Governo venga coniugato da parlamenti, teocratici od eletti che siano.

Non basta perché al sostantivo Potere va aggiunto l’aggettivo qualificativo Maschile.

Potere+Maschile=Patriarcato: ecco l’operazione socio-aritmetica che va fatta, e nei curricoli scolastici, aventi a destinatarie menti e corpi ed anime in piena socializzazione secondaria (come gli studenti della scuola dell’obbligo; pardon, obbligo formativo, e con tanto di raccolta-punti, pardon crediti) ancora fatta non è.

 

Onore al merito di Franca Bagnoli, dunque, ed alla sua rivisitazione in chiave “genderized” (una sorta di visto-dalla-parte-delle-donne; o, per i più esigenti, adozione di una prospettiva di genere nella disamina di eventi e fattualità storico-economico-socio-psicologiche; individuali e collettive, queste ultime) di una società propalataci per una delle più evolute dell’antichità. Evolute al punto da condizionare i mores maiorum degli austeri Romani suoi conquistadores.

E questa chiave “genderizzata” è la chiave di una donna nata in una generazione in compagnia delle quali Santippe visse:

Non era stata felice, no. Non aveva potuto realizzare le sue esigneze più importanti, ma sarebbe stato peggio se non avesse saputo guardare al di là della sua città e del suo tempo e avesse vissuto, falsamente appagata, l’angusto presente. Certo, era stata molto sola, ma la consolava il pensiero e la speranza di essere stata in compagnia di GENERAZIONI NON ANCORA NATE (ult.pag. Stampatello mio)

 

Generazioni che stanno appena cominciando, ad avere una possibilità che Santippe, parecchie delle sue attuali compatriote, anche le più istruite, e le donne viventi nella parte del mondo governata dal fanatismo fondamentalista islamico, ancora non hanno: VIVERE!

Vivere al di fuori del ruolo subalterno (moglie, facitrice di prole, governante del focolare) cui le religioni d’ogni credo (anche il “laicismo di Stato”) da secoli e secoli o la relegano senza possibilità di riscatto, o cercano di ributtarcela non appena cominci in qualche maniera ad “emanciparsi” dalla sua anatomia-destino-imposto.

 

Ed ecco che allora il fulgido esempio di equilibrio costituzionale e governativo, quella florida e fluente Polis dei colti ateniesi (contrapposti ai cugini spartani bruti, rozzi e cattivi), viene restituita alla stratificazione cultural-curricolare appresa in anni ed anni d’istruzione superiore in una chiave molto, molto poco edificante: una città stato plutocratica, schiavista e maschilista.

Dove le donne, le pazze donne che, come il Socrate ricostruito dalla Bagnoli asserisce, qualche volta desidererebbero essere uomini. Eh sì! Quando Alcibiade attraversa le vie con il suo bel cavallo bianco, qualcuna di loro penserà: “Perché non potrei mai essere io Alcibiade?”. E poiché alla natura non si può fare violenza, sempre la fantasia suggerisce: “Oh! Se potessi essere la moglie di Alcibiade!” (pag.32).

Essere uomini, non perché in loro alberghino tendenze transessuali, ma perché gli uomini hanno ciò che a loro non è dato. E non è il pene, con buona pace di Freud, ma una vita piena, che si esplica nel pubblico e nel privato, in parità (di possibilità, non di modalità. E questa nuance non tutte le dichiaratrici di certi pride pare l’abbiano peinamente compreso!) con l’altro sesso. Senza diadi oppressore/oppressa, che pare attraversino integerrime anche gli tzunami ideologici, come, sempre parlando dell’antichità a cui ci riporta la Bagnoli, fu la rivoluzione copernicana ante litteram cui diede la stura l’avvento del monoteismo giudaico prima, giudaico-cristiano poi.

 

Leggete il vangelo apocrifo di Tommaso, per credere. A proposito di Maria Maddalena:

[…] Gesù disse: «Ecco, io la trarrò a me in modo da fare anche di lei un maschio, affinché anch’essa possa diventare uno spirito vivo simile ai maschi. Perché ogni donna che diventerà maschio entrerà nel Regno dei Cieli»[3]

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Franca Maria Bagnoli, insegnante – ora  in pensione – in varie scuole medie secondarie italiane.

Autrice versatile, ha ottenuto importanti riconoscimenti critici, concernenti soprattutto la sua produzione favolistica per ragazzi.

 

Franca Maria Bagnoli “Una vita negata”, Edizioni Il Foglio, Piombino, 2007.


[1] Pag. 55

[2] Il famigerato e ponderoso dizionario greco-italiano in uso nei licei classici nostrani

[3] Da, Bart D.Ehrman, “La verità sul Codice da Vinci”, edizione Mondolibri s.p.a., Milano, 2005, su licenza Arnoldo Mondadori Editore. Pag. 73.

 
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:: Elisabetta Blasi
Elisabetta Blasi è nata a Grottaglie (Taranto) nel 1968. Laureata in Scienze Politiche – indirizzo storico- politico – ha curato vari studi sull’applicazione della pari opportunità fra uomini e donne nel campo del disagio sociale (in Francia), nell’istruzione scolastica, universitaria e nella formazione professionale (in Italia). Ha collaborato colla rivista web www.lankelot.com come critica letteraria ed opinionista. Attualmente collabora con Giulio Perrone Editore.
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