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2007
25
Apr

Millenovecentosettantasette fantasmi armati

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Un romanzo di un centinaio di pagine appena - tre ore di lettura che, da consigli dell'autore, sarebbero da accompagnare con una sequenza di brani musicali (elencati ad inizio libro) che non conosco, e da fare precedere (o seguire) dalla lettura di altri testi (sempre elencati ad inizio libro) - la maggior parte dei quali, ancora una volta, non noti al sottoscritto.
Per fortuna - nonostante questo netto delimitare un territorio nel quale evidentemente (per età o gusti o scelte) io non sono solito entrare - il libro tocca comunque tematiche (la lotta armata, le dinamiche sociali di microgruppi) di cui leggo (spesso) volentieri. Chiaro però che il diapason che Roberto Saporito ha voluto far suonare prima di iniziare la narrazione ha un senso, e che quindi non era pensabile che mi trovassi di fronte ad un testo tout-court sulle Brigate Rosse (o simili) e questo è stato confermato quasi subito - fin dalla prima parte dell'opera.
Qui ci troviamo di fronte a due generazioni di eversivi: i sopravvissuti della prima ora (latitanti dispersi tra Francia e America) e giovani leve (reduci da una rapina finita male, compiuta per autofinanziarsi) - legati insieme da una figura (Ottone) - irriducibile in carcere da vent'anni - amico dei primi e padre di uno dei secondi.
Questo rapporto (tra i due gruppi e tra i gruppi e Ottone) è in qualche modo il centro della storia. Il centro cioè di un'opera intrigante ma minimalista, supportata da una prosa a tratti intensa, e da descrizioni che spesso finiscono per essere quasi oniriche - nel loro tratteggio di operazioni anche di guerriglia, che non sembra davvero di vedere - come se fossero smontate in fotogrammi - trasmessi poi senz'audio da un telegiornale. Questo perché il punto focale non sembra essere l'azione (forse, ma non sono un esperto, un poco inverosimile) - ma la riflessione (non nettamente politica) sull'azione stessa. Sul passato e su un presente - ancora potenzialmente di lotta - che sembra una eco, un ricordo o un gioco di ciò che era allora. Un presente con morti e dispersi, che propone le stesse cose degli anni settanta ma che (nel libro) non sembra suggerire motivazioni che non siano quelle di appartenenza ad una generazione di lotta. E che propone il nuovo fronte come spesso mosso da una instabilità interiore, ancora una volta non dovuta alla politica, ma bensì legata alla sfera delle emozioni.
I personaggi (compreso dall'io narrante - non citato per nome) sono in parte fantasmi, in parte destinati ad esserlo a breve. Tra loro spicca forse l'unico vero outsider (ovvero Albino - ex-poliziotto) ma tutti sanno trovare posto nell'attenzione del lettore perché ben diversi tra loro - e in qualche modo intensi.
Un libro particolare che differendo, per stile e ritmo, da altri testi sull'argomento, arricchisce l'ampia riflessione sugli anni bui del terrorismo di allora e su quelli, apparentemente ancora sotto studio, dei giorni nostri, con una sequenza di immagini cariche di emotività e di storia, speziate da belle pagine sui rapporti tra gli attori di questa vicenda.

 
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:: Marco Giorgini
Marco Giorgini: (Modena, 21 Agosto 1971) responsabile del settore R&D in una delle più importanti software house italiane che si occupano di linguistica applicata. Dal 1994 coordina la rivista culturale KULT Underground (www.kultunderground.org) e dal 1996 la casa editrice virtuale KULT Virtual Press (www.kultvirtualpress.com); autore di racconti e sceneggiature, ha contribuito ad organizzare mostre e concorsi letterari, tra cui ''Il sogno di Holden'', 8KO- e In Xanadu. Da marzo 2005 realizza una striscia a fumetti bisettimanale sul mondo degli esordienti, chiamata Kurt (www.kurtcomics.com).
MAIL: marco@kultunderground.org
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