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2007
21
Apr

Danzando con i propri demoni

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Mai come in questo caso è utile partire dall’autrice. Nel senso che è importante dire che l’opera in questione, ovvero Danzando con i propri demoni, cioè un originale e goliardico romanzo, intimistico e “leggero” testo, è scritto da una donna. Ma le figure chiave, in questo caso, sono tutte maschili, sono tutti uomini. Le donne fanno da sottofondo, persino si potrebbe dire la madre del protagonista. Ancora più necessario dire dell’autrice Giusi Dottini è quando si deve dire che il tema di fondo è l’omosessualità. Giusi Dottini è alla sua prima opera, ed è nata nel ’73. Ed esordisce con una pubblicazione che vuole entrare in campi ancora non facili da sondare. Il romanzo è la corsa di una storia d’amore e perversione, di sesso e sentimenti, sessualità vivace e mai contenuta. Alberto, giovane di famiglia bene, lascia la calda cuccia borghese per arruolarsi come volontario nelle camerate piene di uomini. E nelle risate e pure nelle solitudini viene fuori un piccolo cenno, se pur con le dovute distanze, ad alcune ambientazioni di Tondelli e alcune sue sceneggiate in compagnia. Dunque, il giovane che parte dopo aver lasciato la propria ragazza e baci e sfregamenti intensi e più ancora a un ragazzo finisce nella spirale della schifosa naia. Però se prima è solo soletto e costretto a danzare con i propri desideri trovando loro sfoghi fra branda e cespugli estranei, poi incontra l’amore e il suo capitano virile e macho. Quindi, Albero prova attrazione incondizionata per due persone almeno. Si diverte a uscire con Lele, vorrebbe baciarlo sempre finché è con lui, farci l’amore, ma quando il potente capitano Scandriglia chiama a bacchetta lui è pronto a soddisfare e lasciarsi soddisfare. Tutto ciò accade all’interno di una commedia. Che è anche momenti pieni di camere d’albergo e sfottò alle ragazze. Gli amori scoppiano in ogni angolo. Anni importanti del giovane Alberto passano a ritmi frenetici, dove tante perversioni hanno modo di farsi vedere. E dove pure tante personalità particolari si presentano agli occhi del pubblico. A volte il volume propone qualche eccesso di zelo nel tenuta della misura e l’autrice scivola qualche volta nel luogo comune. Nonostante i difetti entrare nelle menti dei personaggi può essere lo strumento efficace per comprendere un romanzo che volontariamente non si occupa troppo della trama. Alla fine i demoni di Alberto non sono che i demoni di quanti hanno l’urgenza di trovare a seconda dei propri gusti e delle proprie voglie il colore del giorno successivo. La crudezza di certe immagini e di talune espressioni è senza dubbio necessaria; ricorrere alla realtà per la realtà non è reato. I cessi pubblici delle stazioni spesso parlano la stella lingua riportata dalla scrittura della Dottini. I luoghi appartati delle città e dei paesi coprono quello che le famigliole sedute compostamente a tavola non dovrebbero assolutamente vedere.

 
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