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2007
20
Mar

Ritorno a Baraule

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La vita e la morte si intersecano in questo bellissimo  libro dello scrittore sardo che, dopo il successo ottenuto con “La vedova scalza (premio Campiello 2006) conferma le sue grandi capacità di scrittore. Protagonista della vicenda è Carmine Pullana, un chirurgo  che, dopo anni di lontananza dal paese natale, vi ritorna per scoprire di chi  di chi è figlio, considerato che è stato trovato in acqua in coincidenza con la morte della madre, Sidora Moras, al  “Picco dell’amore”. La donna, prima di morire, ha avuto una violenta discussione con il marito, Bertu Mazza. Trovato in acqua, elemento vitale nella narrazione dell’autore, viene accudito dal pescatore Martine Ragas, chiamato Polifemo per un occhio di pietra, un uomo che, nonostante il parere contrario della sorella Battistina che lo aveva battezzato con l’acqua nel pozzo, lo cede ad una facoltosa  famiglia, quella di Gantine Pullana, che non può avere figli. Carmine ritorna a Baraule per scoprire le proprie radici, il senso di appartenenza  ad  una comunità, ma anche per morirvi, considerato che ha “un cane che gli addentava i polmoni”. E’, questo ritorno a Baraule, un “viaggio“ nel corso del  quale l’uomo incontra una serie di personaggi che lo aiutano a ricostruire la propria storia, considerato che il dramma della mancata conoscenza dei propri genitori, in senso lato delle proprie origini, lo ha attanagliato per tutta la sua vita. Niffoi introduce,  in un romanzo che pur avendo Carmine come protagonista, possiamo definire corale, una serie di personaggi che tratteggia magistralmente: da suor Mariangela ed Elisabetta, a Michele Tanchis, il prete del paese, ad Alfredino Sapa,  all’incontro,  in manicomio, con Diegu Arrampache, detto il Commanchero, alla zia Seppina,  dedita ad incontri gioiosi di sesso, che rende Carmine un uomo. Persone, che rievocano anch’esse il loro doloroso passato e  le cui storie  si intrecciano. Carmine,  il “salvatore dei bambini  dal cuore guasto”, l’uomo che ha coraggiosamente salvato il fidanzato dell’unica donna amata, Remedia, che non lo ha voluto come marito, è un personaggio positivo che paga lo scotto, sin dall’infanzia, di essere un figlio adottivo, un “bastardo”, un uomo dilaniato da forti conflitti interni ed esterni che riuscirà a trovare un posto di rilievo nella società, ma non la pace tanto auspicata.   Deriso dai compagni di scuole, cresce con un chiodo fisso in testa: (molto bella la scena in cui metaforicamente lo butta fuori dalla finestra) sapere chi sono i suoi genitori, la propria storia e scappa dalla Sardegna, che fa da sfondo come gli altri libri, alle vicende narrate da Niffoi,  pensando di acquietarsi, di riuscire a trovare pace dentro se stesso. Ma “il chiodo fisso” lo tormenta  e Carmine ritorna a Baraule perché vuole sapere la verità sull’origine della sua vita e lo scrittore ci regala non solo la verità ma un finale sorprendente. Diversi sono i temi che, fra le pieghe del volume e sfruttando la trama abilmente costruita, frutto di un lavoro da grande narratore, Niffoi affronta: il concetto di appartenenza ad una famiglia e ad una comunità, il dilemma se, a volte,è opportuno conoscere, o meno, il proprio passato, la difficoltà di  liberarsi dello stesso,  le condizioni disumane dei manicomi, la divisioni in classi sociali della società, l’impossibilità dell’uomo di trovare la pace e la serenità se non nella morte. Lo scrittore dà vita ad una trama narrativa  sapientemente costruita, a dei dialoghi interessanti, sceneggia abilmente le scene, ma è bravo altresì  nel dare vita ad uno stile narrativo unico. Alterna il presente al passato, infarcisce la lingua italiana di citazioni sarde, a riprova dell’attaccamento non solo alla sua Sardegna, ma alla lingua sarda rendendo la narrazione non solo fluida, accattivante, ma anche dolce, musicale. Non è certamente facile scrivere libri di ampio respiro come questo dove nulla è lasciato al caso, ma è frutto di un rigoroso lavoro. Si possono descrivere diverse scene molto intense,  impregnate di simboli e di metafore. Per rispetto verso i lettori ci limitiamo all’anziana donna sulla montagnola che  Carmine incontra quando arriva a Baraule, donna che il protagonista, e naturalmente il lettore, ritroverà, apparentemente in maniera inspiegabile,  alla fine del romanzo.

 
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:: Giuseppe Petralia
Giuseppe Petralia è giornalista pubblicistica dal 1984. Recensisce il primo libro ''Intervista sul socialismo italiano a Pietro Nenni'' a 18 anni, intervista apparsa sul periodico “Proposta Socialista”. Inizia a scrivere sulle pagine di ''Trapani Nuova'' e diventa, sempre nel 1981 corrispondente da Partanna (Trapani) de ''Il Giornale di Sicilia''. Collabora da dieci anni al periodico ''Il Belìce'', con recensioni di libri e articoli di cronaca e di politica. Ha collaborato con il periodico ''La Notizia-In'' e per quanto riguarda il web con il sito dello scrittore Antonio Messina, con www.belice.it e con libri.brik.it. Ha collaborato con recensioni ed interviste con la scrittrice Francesca Mazzucato e con ''I libri della settimana'' di Giancarlo Macaluso sul sito www.gds.it. Ha intervistato, fra gli altri, Vanessa Ambrosecchio, Simona Vinci, Domenico Cacopardo, Marco Vichi, Luca Di Fulvio, Ivan Cotroneo, Gabriella Imperatori, Paola Mastrocola, Grazia Verasani, Pietro Spirito, Teresa Ciabatti, Simona Corso, Alessandra Montrucchio, Enrico Remmert, Alessandro Perissinotto.
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