2007
11
Feb

Un corpo sul fondo

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Il 30 gennaio del 1942 il sommergibile “Terrem Hostem Medusa” (Medusa terrorizza il nemico) mentre sta ritornando alla base di Pola da una esercitazione militare, viene colpito da uno dei quattro siluri lanciati dall’equipaggio inglese della Thorn. A bordo vi sono 60 uomini, due soli si salveranno e 14 resteranno in vita intrappolati nella camera di lancio di poppa.. Le autorità si daranno da fare per cercare di salvarli, i palombari scenderanno in mare per raggiungere il sommergibile cercando inutilmente di aprire una via d’uscita, si scatenerà, a terra, una tempesta e ogni tentativo di salvarli sarà inutile perché, dopo soli tre giorni, i comandi decideranno di rinunciare all’impresa di salvarli. I soldati rimarranno “là sotto, nel freddo e nel silenzio, secoli e nomi dimenticati sul fondo del mare”. Lo scrittore riceve una telefonata da Domenico C., reduce della X Mas, militare a Pola, che gli chiede di svolgere una accurata indagine sulla morte dei suoi ex compagni per appurare se è stato fatto tutto il possibile per salvarli, spinto dalla ricerca della verità non solo dalla perdita di alcuni suoi amici, ma dilaniato da un senso di colpa. Accanto all’anziano, Spirito introduce un personaggio femminile, fortemente caratterizzato. E’ Vera, l’assistente sociale che si occupa dell’anziano, bella, seducente, con occhiali neri inseparabili perché gli fa male la luce (in senso lato, ha paura della realtà?) una donna enigmatica, sfuggente, il cui corpo “denota una naturale propensione al sesso”. Lo scrittore inizia una ricerca sull’affondamento del sommergibile Medusa; si reca presso gli archivi della Marina Militare di Roma, interroga persone, conoscenti dei 14 dispersi, amici giornalisti e non, fa ricerche su Internet, la sua ricerca su Medusa diventa una ossessione, si sveglia di soprassalto dopo aver sognato di essere rinchiuso in un sommergibile, (molto bella la scena in cui, nel corso di una immersione subacquea viene aggredito dalle Meduse, nelle quali vede una punizione per avere temporaneamente abbandonato le ricerche) ma anche per una forte passione che prova per la donna. Vuole sapere la verità su quanto è successo. E, questa condotta da Spirito e dagli altri due co-protagonisti, una ricerca che li porterà a confrontare presente e passato, verità e menzogne, storia ufficiale e verità nascoste A quattro anni di distanza dalla pubblicazione del volume “Speravamo di più”, storia di un’amicizia ambientata prima del boom economico degli anni ’60, lo scrittore cambia registro narrativo. Ci offre un romanzo-verità su un episodio di guerra trascurato dagli storici, nel quale sostiene, in maniera chiara e a scanso di equivoci, che occorre fare i conti con il passato, sia personale che collettivo, e che bisogna sempre cercare di ristabilire la verità, anche se questa è molto triste. Vi è, per Spirito, un debito da pagare con il proprio passato, con la propria memoria e lo scrittore cerca, e ci riesce egregiamente con questo romanzo, di dare un proprio contributo storiografico, invita il lettore a non dimenticare il passato, la storia. Il libro alterna le ricerche storiche effettuate dall’autore, agli incontri con Domenico C. e con Vera, e lo scrittore riesce a fondere molto bene il passato e il presente, a riprova che un filo li lega in maniera indissolubile. Il tutto con uno stile narrativo fluido, chiaro, a tratti poetico, come nella scena finale che chiude questo romanzo. Il protagonista principale rimane il mare, non a caso lo scrittore apre il libro con gli esergo di Verne e di Rimbaud incentrati appunto sul mare, si sofferma sul suo silenzio, sul suo fascino di vita e di morte perché, oltre ai 14 soldati Spirito ci parla della morte, sempre in mare, di un bambino del quale si sono perse le tracce, del “Medusa” colpito nel 1915 e di altre vite umane strappate all’affetto dei familiari. Un mare amato dallo scrittore per la sua bellezza, odiato per le morti che, purtroppo, ci offre. Il mare come metafora dell’esistenza umana e delle sue infinite contraddizioni.

 
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:: Giuseppe Petralia
Giuseppe Petralia è giornalista pubblicistica dal 1984. Recensisce il primo libro ''Intervista sul socialismo italiano a Pietro Nenni'' a 18 anni, intervista apparsa sul periodico “Proposta Socialista”. Inizia a scrivere sulle pagine di ''Trapani Nuova'' e diventa, sempre nel 1981 corrispondente da Partanna (Trapani) de ''Il Giornale di Sicilia''. Collabora da dieci anni al periodico ''Il Belìce'', con recensioni di libri e articoli di cronaca e di politica. Ha collaborato con il periodico ''La Notizia-In'' e per quanto riguarda il web con il sito dello scrittore Antonio Messina, con www.belice.it e con libri.brik.it. Ha collaborato con recensioni ed interviste con la scrittrice Francesca Mazzucato e con ''I libri della settimana'' di Giancarlo Macaluso sul sito www.gds.it. Ha intervistato, fra gli altri, Vanessa Ambrosecchio, Simona Vinci, Domenico Cacopardo, Marco Vichi, Luca Di Fulvio, Ivan Cotroneo, Gabriella Imperatori, Paola Mastrocola, Grazia Verasani, Pietro Spirito, Teresa Ciabatti, Simona Corso, Alessandra Montrucchio, Enrico Remmert, Alessandro Perissinotto.
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