2006
28
Nov

Normanna Albertini

Commenti () - Page hits: 950

 

 

Col suo “Isabella” lei lumeggia una pagina della nostra storia spesso trattata poco e male nei curricoli scolastici, a tutto vantaggio dell’ “epos” delle guerre d’indipendenza prima e colonialiste poi. Il tutto inframmezzato da amplissime trattazioni sul trasformismo parlamentare della neonata Italia, dai primi casi di bancarotta “pubblicistica”, e via di questo passo. Secondo lei, quanto potrebbe invece una storia più attenta al punto di vista di chi la subisce, restituire ai giovani l’amore per lo studio e la lettura?

Credo che sia quasi impossibile trattare la storia diversamente da quello che è: una serie cronologica di eventi che vanno dal passato al presente, in una concatenazione di causa effetto. La storia, come studio di questi eventi, non riesco ad immaginarla diversamente, perché se ci si fermasse sul singolo periodo, o sul singolo evento, o solo su avvenimenti contemporanei, non si riuscirebbe a possedere una sia pur vaga idea di come si è realizzato il presente e di cos’è stato il mondo. E sono anche convinta che ciò che siamo sia stato determinato proprio dai vincitori, addirittura dagli scampati alle malattie (come la peste). Scrivere la storia dalla parte dei vinti risulterebbe poi laborioso per mancanza di fonti certe: di solito, i vinti, non hanno voce nè accesso all’informazione scritta. Bisogna anche rammentare che si rischia sempre il revisionismo quando si fanno simili operazioni. Detto questo, penso che la storia “cronologica” sia, in realtà, composta dalle storie degli esseri umani, uomini e donne, vincitori e vinti, e che il compito di “tra-durre” (nel senso etimologico del termine) queste storie spetti alla letteratura, alle arti espressive, alla sociologia, alla filosofia, fors’anche alle religioni. Faccio un esempio. Quando, nella scuola elementare, ho voluto introdurre un ragionamento sulle discriminazioni, ho presentato ai bambini “Il grande dittatore” di Chaplin, e ho ottenuto il miracolo di vedere una classe in assoluto silenzio, a bocca aperta di fronte al discorso finale di Chaplin. Poi mi sono trovata a rispondere ad una miriade di domande e a dare chiarimenti sul razzismo, sull’antisemitismo, sugli assolutismi, sul concetto di democrazia. Leggere “La roba” o “Rosso Malpelo” di Verga con i ragazzi delle superiori è fare storia, e diventa molto più facile per loro capire la situazione delle lotte sociali dell’800 se si legge “Il mulino del Po” o se ne visiona la versione cinematografica. Sa qual è il problema reale? Non tanto che la storia venga presentata in modo cronologico, ma che alla maggior parte degli insegnanti manchi la duttilità mentale (e forse anche una preparazione intellettuale più compiuta?) per scostarsi un attimo dal libro di testo ed impiegare gli altri strumenti a disposizione: la letteratura, appunto, il cinema, il teatro, il racconto vivo, per la storia più recente, dei testimoni. In fondo, come siamo venuti a conoscenza noi della storia dei “vinti”? Pensi agli indiani d’America… “Il piccolo grande uomo” o le canzoni di De’ Andrè non erano forse stimoli per andarsi ad informare ulteriormente? Ho saputo delle torture e degli stupri inflitti dai nostri soldati in Africa direttamente da uno di quegli ex soldati e, giusto in questi giorni, un signore di 95 anni, che stava temerariamente avventurandosi nella lettura del mio libro, mi ha detto con un filo di voce: “Sapesse come abbiamo torturato gli abissini…” E se si discute a scuola sulla convenienza o meno dell’esposizione del crocefisso, non è forse una buona occasione da cogliere per spiegare che quella morte era comminata dall’Impero romano ai ladri e agli assassini, ai sovversivi, agli schiavi che si ribellavano, e che, se non c’è niente di storicamente provato sull’esistenza di Gesù di Nazaret, è invece certo che i crocefissi dall’Impero furono un numero assurdo? Per far appassionare gli studenti alla lettura e alla storia, bisogna essere appassionati alla lettura e alla storia, altrimenti ci si comporta da burocrati, limitandosi a scrivere due o tre voti a quadrimestre sui registri. E bisogna invitare i ragazzi, con l’esempio, ad “usare” il teatro, il cinema, internet, le biblioteche per approfondire le proprie conoscenze. Per capire com’era la vita nei manicomi, in fondo,  basta andare a teatro a vedere “La pecora nera” di Ascanio Celestini… e si fa storia, sociologia, poesia, letteratura…

 

Cosa determina un autore ad affrontare un genere – il romanzo storico – tanto impegnativo, talvolta defatigante?

La convinzione che, in realtà, quella “cronologia” di cui le parlavo prima non sia poi così lineare, e che non sia completamente vero che il passato e il presente vengano uno dopo l’altro. C’è l’eterocronia degli eventi e dei luoghi. Insomma: se una ragazza marocchina mi mostra il Corano, poi lo mette via subito dicendomi che non poteva toccarlo, perché in quel momento era in condizione d’impurità, io vengo immediatamente sbalzata nel periodo storico regimentato legislativamente dal Levitico e dal Deuteronomio: ho il passato lì, seduto al mio fianco. E il ragazzo pakistano che fugge per cercare lavoro attraverso le montagne innevate a soli nove anni, e arriva in Italia dopo otto anni avendo subito, durante il viaggio, ogni genere di soprusi e violenze, ritrovandosi poi manovale schiavizzato da altri connazionali, è il passato che mi è contemporaneo. Il romanzo storico dovrebbe servire a questo: aiutare ad aprire gli occhi sul presente; ricordarsi che tutti gli Imperi, anche i più violenti, prima o poi crollano; ricordarsi che i diritti, dei lavoratori, delle donne, dei minori, non sono mai acquisiti per sempre, ma che bisogna impegnarsi per conservarli e perfezionarli. Ricordarsi che, come è scritto nel vangelo, il quale di documentato ha poco, ma che dice tanto del periodo storico: “I poveri li avrete sempre con voi”. Una maggiore dimestichezza con la lettura del romanzo storico eviterebbe poi tante ciarle ottuse, insensate e banalissime sui “veri valori di una volta” che affollano i salotti televisivi e i cervelli della gente. Io sono grata ai letterati contemporanei, come Sebastiano Vassalli, che affrontano il romanzo storico e danno a tutti la possibilità di entrare a contatto con documenti e fatti in un modo piacevole e coinvolgente.

 

Lei ci regala pagine che cadono come macigni sulla coscienza civile, femminile nella specie, fornendo la misura di quanti progressi abbiamo fatto noi donne rispetto all’inizio del Novecento, allorché la violenza di genere era non solo in qualche modo istituzionalizzata, ma neanche ci si sognava di sanzionarla. Purtroppo, però, cent’anni dopo stiamo assistendo ad una recrudescenza, drammatica e feroce, di quest’obbrobrio, perpetrato con agghiacciante infamia nei confronti di donne etero ed omosessuali; con pretese, in quest’ultimo caso, “normalizzatrici” (penso in particolare alla nefandezza nota come “stupro punitivo”). Cosa si può fare, secondo lei, per non avallare questa becera equazione donne = petites marionnettes, e combatterla con forza ed efficacia?

Intanto educare i figli, maschi e femmine, al rispetto per l’”altro” chiunque esso sia, a non vederlo come un prolungamento del nostro io, una persona a noi funzionale o, addirittura, un nemico, ma un essere umano separato da noi, con suoi desideri e suoi diritti (e doveri). L’attitudine ad usare l’”altro”schiavizzandolo per semplificarsi la vita o violandone la dignità di persona per affermare un potere credo, però,  che sia insita nel nostro profondo e che non dipenda dal genere: tutti, sin da bambini,  proviamo a scaricare i nostri compiti su qualcun altro e in tutte le società c’è stata e c’è ancora una classe sociale occupata nel lavoro schiavo. Come chiamare diversamente, ad esempio, il lavoro di una badante che lavora 24 ore al giorno per ottocento euro al mese?Per tornare ai rapporti di genere, andrebbe studiato più a fondo il rapporto delle madri con i figli maschi, che probabilmente è rimasto fermo alle teorie di Freud e che penso, invec,e sia determinante nella “formazione” alla violenza di genere. Non per scaricare di nuovo ogni colpa sulle spalle delle madri, ma perché tutte noi donne veniamo da un passato di tale schiavitù che sicuramente abbiamo elaborato e inglobato nel nostro dna strategie di sopravvivenza alla sopraffazione maschile che possono implicare l’uso di più sottili, nascoste e inconsapevoli forme di violenza sui figli, generatrici di nuova violenza.  E’ vero che abbiamo conquistato diritti che erano  inimmaginabili fino ad un secolo fa, anzi: è solo del 1996 la legge 66 sulla violenza sessuale contro le donne che modifica in modo basilare il modo di identificare lo stupro, che da reato contro la moralità pubblica e il buon costume diventa un delitto contro la persona! Il famoso articolo 544 del Codice Penale, poi, che presumeva il matrimonio riparatore in caso di stupro,  fu abolito solo nel 1981. Giusto vent’anni dopo la vicenda di Franca Viola, che, difesa dal padre, rifiutò il matrimonio riparatore: il primo rifiuto in Italia ad un matrimonio che liberava dal “disonore”. Franca diventò simbolo della libertà di scegliere e della difesa della dignità di tutte le donne nella sua condizione, ma quante ragazze di oggi la conoscono?  E’ vero: c’è una recrudescenza nell’uso dello stupro punitivo, ma credo che con il sesso, la banalizzazione o la commercializzazione del sesso o, addirittura, con il piacere, abbia poco a che fare. Sono altresì convinta che la violenza sessuale sulle donne, oltre ad essere un modo per “farle stare al loro posto” sia  anche, come afferma Ida Magli,  un atto di guerra nei confronti dei loro uomini, padri, fratelli, mariti, che sia, insomma, una battaglia combattuta tra maschi sulla pelle delle donne. In nome del potere. Come lei ben sa, è una storia che viene da lontano: nella Bibbia lo stupro era un reato contro la proprietà, e la pena prevista per gli stupri era la morte, non solo per il violentatore, ma anche per la vittima della violenza sessuale, se questa era sposata. E  Tommaso d’Aquino, nella Summa teologica, definendo lo stupro parte del peccato di lussuria, recita: “La moglie è sotto il potere del marito come sposata: la ragazza invece è sotto il potere del padre come nubile. Perciò il peccato di adulterio compromette il bene del matrimonio in modo diverso dal peccato di stupro. E quindi sono due specie distinte di lussuria.” Di recente, è stata da brividi l’uscita di Vladimir Putin sui supposti stupri commessi dal suo collega statista israeliano: “E’ un vero uomo: ne ha stuprate dieci! Educare i nostri figli in modo diverso, dunque, ma anche farci carico, noi donne occidentali, di tutti i drammi che percorrono il resto del mondo, dove ogni anno vengono infibulate 30 milioni di bambine, dove il turismo sessuale, le guerre, la fame, il lavoro minorile, gli aborti selettivi provocano un genocidio femminile sconfinato, nascosto,  infinitamente maggiore di qualsiasi altro olocausto, per il quale, però, nessuno sembra scandalizzarsi. E le donne impegnate in politica, che sono riuscite a raggiungere i posti di potere, dovrebbero collaborare ed impegnarsi per i diritti di tutte le donne del mondo, non andare in giro per il pianeta agli ordini dei loro capi maschi a propagandare la democrazia sganciata dal cielo con le bombe.
 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Elisabetta Blasi
Elisabetta Blasi è nata a Grottaglie (Taranto) nel 1968. Laureata in Scienze Politiche – indirizzo storico- politico – ha curato vari studi sull’applicazione della pari opportunità fra uomini e donne nel campo del disagio sociale (in Francia), nell’istruzione scolastica, universitaria e nella formazione professionale (in Italia). Ha collaborato colla rivista web www.lankelot.com come critica letteraria ed opinionista. Attualmente collabora con Giulio Perrone Editore.
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 55 millisecondi