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2006
26
Giu

Lettera ai miei assassini

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(René Frégni - MeridianoZero)

 

 

René Frégni, http://site.voila.fr/renefregni , è senza dubbio uno scrittore di talento, con una sua voce che sa sedurre quando vuole. Un autore che merita di essere seguito e la casa editrice Meridiano Zero, www.meridianozero.it, manda questo mese in libreria un’altra delle sue opere, Lettera ai miei assassini, dopo aver già pubblicato La città dell’oblio, Nero Marsiglia ed Estate. Fa molto bene ed è un’uscita interessante anche se mi suscita qualche perplessità.

E’ un noir particolarissimo come particolarissime sono sempre le “situazioni” che crea Frégni, i suoi finali aperti, la sensazione che qualcuno, all’interno delle vite che narra, delle avventure che ci offre , sia sempre braccato. In fuga, sul crinale. Questo romanzo non è il migliore fra quelli che ho letto, anche se contiene gli elementi che ho descritto, espressi nella dimensione più “estrema”. E’ di fatto la storia di una fuga, la fuga di uno scrittore che si trova alle prese con l’impaccio della pagina bianca. La sua vita si rovescia d’un tratto, per un caso, uno scherzo del destino, un insieme di fattori. Da questo “evento-causante”  si dipana  tutta la storia, eventi improbabili, la paura, i cambi d’identità, l’essere braccati senza sapere esattamente da chi, una figura che è stata l’amico d’infanzia che riappare dal passato. Però. Però questo libro porta sul retro una scritta: ”l’erede di Jean-Claude Izzo” e una citazione bellissima presa dalla storia: ”Salendo verso il crematorio, mi ricordai di una mattina come questa, azzurra e serena. Avevamo accompagnato il nostro amico Jean-Claude fino ai cancelli dell’eternità. Avevamo ascoltato la tromba di Miles Davis, lontana, malinconica, e quella melodia assomigliava a tutti i personaggi di Casino Totale, e a questa Marsiglia…Addio, indimenticabile amico.” Bene, dopo questo omaggio al grandissimo autore di Casino Totale, Churmo, Solea, (http://www.jeanclaude-izzo.com) ma anche di Il Sole dei Morenti, uno si immagina di trovarla Marsiglia, più che mai. Uno pensa la toccherò, l’annuserò, ne sentirò i sapori. Invece c’è sempre meno. C’è meno che negli altri romanzi. E quando c’è, quando viene citata, quando la città appare fra le pagine sembra che sia quasi per caso, che non sia NECESSARIA; è una città diversa, lontanissima da quella dell’autore della Trilogia. Oppure è forzata, stereotipata: ”Marsiglia è una città che vi toglie il bisogno di viaggiare: di strada in strada cambiano gli odori, i rumori…si passa da un continente all’altro. Da viali impeccabilmente ordinati, puliti come la Svizzera, sbucavo nel dedalo di viuzze di Napoli o nella periferia di Algeri. Si attraversa il mondo in una notte per poi, imbattersi, improvvisamente, in alberi che si cullano nel bel mezzo della città.”  Cose che dicono ormai anche sulle guide. Cose che Frégni ci elenca, non ci fa veramente vedere e sentire. Dov’ è finito il cuore, dove sono finite le viscere di quella città?

Quella Marsiglia che grondava del “sugo” autentico della vita, buon vino, liquori, locali, odori, colori, facce, mare, godimenti e piaceri rintracciati e perseguiti anche nei momenti più drammatici. Quella Marsiglia così simile alla Marsiglia che, chi si innamora - ed è per sempre - della seconda città della Francia, del grande approdo di razze, culture, volti e storie, ritrova incarnata andandoci. Quella Marsiglia che anni prima veniva cantata dal poeta – navigatore Louis  Brauqiuer, quando scriveva:” Cent mètres de la rue Beauvau/ Comme vous possédez le monde! / Les cent mètres de cette rue/ Sont plus lourds sur le corps du monde,/ que dix villes de cent mille ames/ Que n’agite aucun desir”, poeta non a caso amatissimo da Izzo. Infatti lo cita ripetutamente, sia in Churmo che in Casino Totale, e, per il titolo dell’altro suo romanzo che non fa parte della trilogia, prende a prestito addirittura una frase di un suo verso Marinai Perduti. Io temo che René Frégni rischi di rimanere imprigionato da questa eredità che non onora e va bene così, perché non è detto che uno scrittore marsigliese debba per forza seguire una strada. Ma allora, la citazione (che, in effetti, non c’entra nulla con il romanzo) appare forzata e un po’ opportunista. Jean-Claude Izzo ha lasciato molti “orfani”, ma dopo aver letto Lettera ai miei assassini, l’impulso irrefrenabile è quello di riprendere in mano Churmo, o Marinai perduti e di pensare che quel romanzo che si è terminato in un paio d’ore, in realtà ha lasciato in bocca un sapore un po’ sciapo. Un non-sapore. Una lettura dignitosa, senza infamia e senza lode. Sono certa che questo autore, smettendo di sentirsi erede di qualcuno, può scavare fuori e dentro il mondo e trovare gran belle storie da narrare per il futuro.

 
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:: Francesca Mazzucato

Francesca Mazzucato vive fra Bologna e la Liguria. Laureata in lettere moderne, specializzata in biblioteconomia con un master al Parlamento Europeo, è scrittrice e traduttrice. Ha pubblicato tra gli altri: Hot Line (Einaudi 1996), Relazioni scandalosamente pure (Marsilio 1998, finalista al premio Fiesole e al premio Un libro per l'estate), Amore a Marsiglia (Marsilio 1999), Diario di una blogger (Marsilio 2003, finalista al premio Argentario Narrativa Donna), Storie illecite di perdizioni e diseredati (LietoColle 2003), La sottomissione di Ludovica (Borelli 2004), Enigma veneziano (Borelli 2004), L'Anarchiste (Aliberti 2005), Confessioni di una coppia scambista (Giraldi 2006), Train du reve (Giraldi 2006). Un suo racconto è contenuto nell'antologia Suicidi falliti per motivi ridicoli, Coniglio editore,2006. Ha scritto il saggio Louis Brauquier, (Kult Virtual Press 2006.) Ha vinto il premio fiuggi – erotismo e scrittura. È tradotta in Francia, Germania, Grecia e Spagna. Collabora a riviste letterarie e siti internet.

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