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2006
15
Mar

Paura e disgusto a Las Vegas

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(Hunter S. Thompson)

 

Fetente anno del signore 1971.

Scrive Hunter S. Thompson C’era follia in ogni direzione, a ogni ora. Potevi sprizzare scintille dovunque. C’era una fantastica universale impressione che qualunque cosa si facesse fosse giusta, che si stesse vincendo... E quella credo era la nostra ragione d’essere, quel senso di inevitabile vittoria contro le forze del Vecchio e del Male. Vittoria non in senso militare o violento: non ne avevamo bisogno. La nostra energia avrebbe semplicemente prevalso. Non c’era lotta tra la nostra parte e la loro. Avevamo tutto l’abbrivo noi; stavamo cavalcando un’onda altissima e meravigliosa... Ora meno di cinque anni dopo, potevi andare su una qualsiasi collina di Las Vegas e guardare verso ovest, e con gli occhi adatti potevi quasi vedere il segno dell’alta marea, quel punto in cui l’onda, alla fine, si è spezzata per tornare indietro.

Roul Duke e il dottor Gonzo partono con il loro Grande Squalo Rosso destinazione  Las Vegas. Duke deve scrivere un pezzo sulla Mint 500. Giornalismo gonzo, puro giornalismo paraculo. In una valigia nel portabagagli tuto l’occorrente – Avevamo due borsate d’erba, settantacinque palline di mescalina, cinque fogli di LSD super-potente, una saliera piena zeppa di cocaina e un’intera galassia di pillole multicolori, eccitanti, calmanti, esilaranti... e anche un litro di tequila, uno di rum, una cassa di Budweiser, una pinta di etere e due dozzine di fiale di popper.

I due inseguono il sogno americano. Non più quello di pace e amore che la generazione dei figli dei fiori aveva cercato di realizzare, ma il SOGNO AMERICANO per eccellenza, quello dell’individuo che nonostante tutto e tutti riesce a farcela e a vincere. E quale simbolo se non Las Vegas poteva rappresentare tutto questo? Piena di luci e colori e di tutto ciò che di più plastificato l’America ha saputo produrre Las Vegas sorge solitaria nel deserto, pronta ad accogliere tutti quegli illusi che rincorrono la fortuna e la propria realizzazione tramite il denaro, tutti quei poveri idioti che se ne torneranno a casa senza un quattrino, persi e battuti da quello che resta della loro grande illusione.

Roul Duke e il dottor Gonzo penetrano dentro questo mondo dorato e pieno di attrazioni e lo fanno nella maniera più dolorosa e disgustosa possibile. Quelle droghe che un’intera generazione aveva assunto nella ricerca di un qualcosa di diverso diventano strumento nichilista di (auto)distruzione. Entrare nel sogno americano e trasformarlo dall’interno in un incubo, perdersi nelle proprie allucinazioni, nelle paranoie e nella paura più nera per mostrare la realtà delle cose. I due cercano di toccare il fondo di se stessi (Chi fa di se stesso una bestia si sbarazza della pena di essere un uomoSamuel Johnson) per arrivare al cuore della falsità del mondo in cui vivono. Finiti i sogni della love generation non rimangono che le ipocrisie di una realtà che si evolverà verso il più sfrenato consumismo. Continuamente ossessionati da paure di persecuzione (la polizia che li potrebbe scoprire e quindi arrestare) i due si vanno a cacciare nelle situazioni più assurde. Con la testa imbottita di acido o mescalina, Duke e il dottor Gonzo devono tener testa a quanto ogni persona sensibile e intelligente fugirebbe immediatamente.

Il loro agire, anarchico e nichilista allo stesso tempo, trova la propria sublimazione nel momento stesso in cui i due, sempre a Las Vegas, decidono di partecipare al convegno nazionale dei poliziotti contro la droga.

Fatti di mescalina i due assistono impietriti alla marea di stronzate che i poliziotti e i loro esperti raccontano sul mondo della droga, di cui naturalmente il Dottor Gonzo e Roul Duke sono due dei massimi esponenti.

Le droghe ancora una volta vengono trattatate (da chi dovrebbe mantenere l’ordine e la sicurezza) senza un minimo di educazione al riguardo, i poliziotti non sono altro che porci in visita ad un parco giochi. La tristezza e lo squallore di tutto ciò deve essere stato insopportabile. Infatti i due non ci mettono molto ad andarsene e a proseguire le loro avventure.

Finito il periodo in cui erba e acido furono le droghe più usate si è passati rapidamente al mercato di altre sostanze.

Il vero mercato di questi tempi, è quello dei tranquillanti. Rosse e Lenta – cioè Seconal ed eroina – e un guazzabuglio di pessima erba fatta in casa e tagliata con qualsiasi sostanza immaginabile, dall’arsenico ai sedativi per cavalli. Quello che si vende bene, oggigiorno, è tutto ciò che ti fotte – tutto ciò che ti cortocircuita il cervello e te lo mette fuori uso il più a lungo possibile. Il mercato del ghetto si è propagato nelle periferie. Il metalmeccanico in cerca di vendetta si è orientato verso iniezioni intramuscolari e in vena... e per ogni freak ex amfetaminico scivolato nella Lenta in cerca di sollievo, ci sono duecento pischelli passati direttamente dal Seconal alla sirimga, senza nemmeno darsi la pena di provarla, l’anfetamina.

Il sogno americano sembra dunque definitivamente finito, ad esistere ormai è solo la sua variante distorta. Ovvero quella del consumismo più sfrenato, dell’individualismo e dello sfruttamento, dell’omologazione e del capitalismo.

Ma da questo trip purtroppo non si può fuggire o svegliarsi.

E non perchè è diventato maledettamente difficle trovare da fumare o sperimentare l’acido, ma solo perchè ci hanno talmente assuefatto alle cazzatte che ci raccontano che non abbiamo più neanche la voglia di scoprire se qualcosa di differente possa veramente esistere.

Non un viaggio della mente, ma una realtà concreta e più pacata nella quale finalmente poter VIVERE.
 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno del 1979. Nel 1998 mi sono diplomato presso il liceo scientifico Cavour. Nel 2003 ho conseguito la laurea triennale in Arti e Scienze dello Spettacolo curriculum Cinema presso la facoltà di Scienze Umanistiche della Sapienza. Mi è stata pubblicata una poesia nell' antologia poetica ''E il naufragar m'è dolce in questa radio'' a cura di G. Perrone e nelle raccolte di poesie ''Navigando tra le parole vol.2 e vol.7''. Inoltre altre poesie e racconti sono state pubblicati su alcuni siti internet (www.eptafuso.com e www.scrivendo.it) e sulla rivista ''Il Filo'' a cura del sito www.poesiacontemporanea.it. Nel 2004 mi è stato pubblicato un racconto all' interno dell' antologia narrativa ''Resept@'' a cura del sito www.eptafuso.com.
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