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2006
8
Mar

Liberami dal male

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(Pietro Presti - Edizioni Clandestine)

E se... le parole scritte - inchiostro su carta - volessero ribellarsi e divertirsi a farsi male? Divertirsi a indossare abiti neri. Nero inchiostro. Inchiostro: “liquido nerastro che seppie e calamari spruzzano verso i loro inseguitori per intorbidire l’acqua e nascondersi”. Ma questa è solo una delle tre citazioni che propone un mio sconquassato dizionario.
Per intorbidire l’acqua...
E se... l’acqua fosse già tanto torbida da rendere inutile ogni “camuffamento”?
E se... le parole volessero abbigliarsi in abiti aderenti alla pelle, allo scheletro dei corpi, delle cose?...
E se... leggendo un libro – quello di Pietro, per esempio – si sentisse il nero entrare a scaglie sottili nella nostra pelle, nelle nostre ossa?
E se... di colpo, si volesse esser carta, per aver tutuate queste parole, queste lettere. Anche senza capire. Perché, che ci sarebbe da capire? Non basta “sentire”, nel senso più fisico del termine?
Dei significati “alti” altro non possiamo che mandarli “altamente” affanculo. A lettere cubitali, di materia espansa, espandibile. Sempre. Sperando.
E se... tutto intorno a noi, diventasse aria leggera, fredda nebbia, microscopici atomi, cristallizzati, in sospensione, e, riuscissimo a, respirare solo, al, ritmo di, poche parole. Di, certe parole?
E se... scoprissimo, infine, che la scrittura può essere “ultrasuono”? E che, solo, sulle quelle frequenze potessimo intendere?
Capire, infine. Senza aver capito un cazzo.
E se... avessimo d’improvviso voglia d’abbracciare chi queste parole ha scritto?
Saremmo di sicuro dei critici di merda.
Sicuro.
E se... solo questo – e poco altro – vorremmo?
Queste parole. Nere. Inchiostrate. Fuggenti. Velanti. Ri-velanti.
E se... non volessimo leggere altro?
Immagini flou... Nebbie, ancora. Vapori mobili. E aculei improvvisi nella carne, perché sì, le parole non sono solo camomilla, possono essere anche lame che affondano e toccano.
Il cuore.
E se... si volesse respirare, mano nella mano, con questi personaggi che, personaggi non sono, ma – sono sicuro – solo ombre riflesse da specchi. Specchi anneriti. Non dal tempo. Ma dai respiri.
Sempre.
E se... non sapessi come terminare questo semi delirio e dicessi solo: eccheccazzo! leggetelo questo libro e anche voi – come me – sarete liberati dal male. Da un certo male.
E sicuro... non ve ne pentirete.

 
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:: Giovanni Buzi
Giovanni Buzi, nato a Vignanello (VT) nel 1961, si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1984, nel 1991 si è laureato in storia dell’arte contemporanea all’Università «La Sapienza» di Roma. Dal 1998 insegna lingua e cultura italiana al Parlamento Europeo di Bruxelles, insegna storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Bruxelles. Tra le sue pubblicazioni: Manuale di storia dell’arte, Sovera Multimedia, 1993, il romanzo Faemines, Libreria Croce, 1999, il romanzo Il Giardino dei Principi, Massari, 2000, il saggio William Turner in Etruria, Massari, 2004, raccolta di novelle Fluorescenze, Il Filo, 2004, il testo poetico La neige in Christian Dotremont, Mémoire de neige, Editions Tandem, Bruxelles, 2005, la raccolta di novelle e acquerelli Sesso, orrore e fantasia, Massari, 2005, il romanzo Agnese, Tabula Fati, 2005. Suoi racconti sono presenti in varie raccolte antologiche. Numerosi riconoscimenti letterari tra i quali il primo posto al concorso letterario Profondo Giallo 2005 con il racconto La collana di perle celesti pubblicato nel n. 2896 del Giallo Mondadori.
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