2005
20
Nov

Le Undici Ballate della Vita e della Morte

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(Matteo Bordiga - Progetto Cultura 2003)

 

 
Il binomio poesia – De André è, certamente, uno di quelli che più appassionano; sia in letteratura, che in musica, appunto. Un giovanissimo autore sardo (classe 1980) da alle stampe questa “trovata” e, sicuramente, il dilemma si ripropone in tutto il suo splendore. Matteo Bordiga è rimasto così incantato dall’opera del cantautore genovese, tanto da dedicargli queste interessanti Undici Ballate. E’ difficile dire se sia De André a fare poesia, pure in questo caso, oppure Bordiga ha mettere immaginariamente in musica i propri versi. D’altronde, poeti e scrittori, critici e giornalisti si sono sempre impantanati sulla definizione da affibbiare a Faber; cercando il motivo essenziale per definirlo finalmente e definitivamente Poeta. Allora, si “scontrano” le tesi della Pivano, per dirne una, con quelle di Cucchi e Valduga. Ma l’esito della discussione sembra molto poco rilevante. Per amare quello che è stato uno dei più grandi maestri italiani non è necessario classificarlo. Nella prefazione, Marcello Motta (animatore d’un sito donato alla figura dell’artista ligure prematuramente scomparso), osserva alcuni particolari utili. Infatti, Motta coglie bene che le ballate di Bordiga nascono da un rapporto vivo con il “mondo cupo di Edgar Allan Poe, e delle allucinazioni baudelariane”. Questi componimenti interni componenti la “ricerca poetica” di M.B. possiedono una freschezza e una vitalità, indubbiamente necessaria a far scordare alcuni passaggi poco originali. Anche nel carattere più duro e doloroso di quest’opera, totalmente cosparsa dall’olio della religione, è molto facile poter esprimere leggere sorrisi di compartecipazione e, a volte, di divertimento. Le ballate, modo felice per nominare le estremamente musicali e musicabili poesie in questione, propongono (di volta in volta) figure e personaggi accattivanti. Sulla perfetta linea già ben tratteggiata da altri, in passato recente e anche remoto. I titoli della composizioni, tasselli di un lavoro ovviamente omogeneo sono: La Nera Ballata del Prete, La Ballata dell’Onesto Contadino, La Ballata dei Giudicati, Leggenda di Notte, La Ballata del Musicante, La Ballata del Mago, La Ballata dell’Uomo Normale, La Ballata del Condannato, L’Uomo del Rosso Tramonto, La Ballata dell’Uomo d’Affari, Il Bimbo e l’Assassino. Molto ben riuscita la prima. Scritto che narra del rapporto incestuoso fra un prete e sua sorella, passando attraverso il richiamo della carne del parroco. Uno spaccato divertente e attuale, si può ritrovare nelle telefonate peccaminose del curato, a linee erotiche tutt’altro che sacre. Altri momenti sono ugualmente intensi e degni di lettura. Si veda, ad esempio, La Ballata del Musicanta, che s’apre addirittura in questo modo: “Salute a voi, guaglioni! / Morire in fondo è un bene, / quassù ci si diverte / e si canta tutti assieme! / Si suona la chitarra / e nun se chiagne mai, / e gli angeli san ridere / e il Cielo è allegro assai…” Un apertura abbastanza irriverente quanto spassosa. Un’altra invenzione carina è L’Uomo. La vita d’un ragazzo diversamente abile, amante del tramonto.

 
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