2005
14
Nov

Prisma di luce

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(Maurizio Maggioni - Edizioni Il Foglio)

 

 

La poesia di Maggioni è pacata, tendenzialmente sospirata. Questa seconda silloge lo dimostra. Pubblicata cinque anni dopo “Foglie di Palma”, la nuova raccolta di poesie di Maurizio Maggioni nasce dall’amore dell’autore per il neoclassicismo. Caterina Petrini, in sede di prefazione, sottolinea proprio la ricerca costante d’una ispirazione classicheggiante, e mistica aggiunge. Forse, più puntuale è la postfazione di Andrea Panerini “una continua evocazione di immagini, - definisce la poesia di M.M. – di spiriti, di amori”. Ma il passaggio più interessante nelle righe di Panerini è il seguente: “Questa corposa silloge rimanda a una religiosità anche barocca, ma, allo stesso tempo, violenta e vitale”. I toni di Maggioni sono sicuramente un elemento importante, per una lettura complessiva delle sue liriche. In diversi casi, i versi cadono nei meandri della religione, come ha puntualizzato giustamente il suo postfattore, comunque non sembra questo essere l’elemento decisivo. Il fattore che può maggiormente attirare l’attenzione del pubblico. Sono, invece, la luce (intesa in senso assoluto), il viaggio, l’amore, la nostalgia, i temi più interessanti. Poi vi sono richiami a passi della Bibbia o a temi del Cristianesimo, ma soprattutto alla Storia. Poesie gradevoli dicono di luoghi lontani e disperatamente affascinanti. Allo stesso tempo, gli spazi più vicini al poeta non sono affatto elusi. Il ricco volume s’apre con un dono alla musa ispiratrice, contenuta nella poesia “Inizio”. Fra i testi meglio riusciti v’è proprio quella Prisma di luce, che da il titolo al libro. Da segnalare altri passi: “Sempre dall’infinito centro / una eco rimanda / alla beltà / di ogni superamento. (da Le mani dello Spirito) Oppure “Scorrono tempo e spazio / in mare in movimento / dove tutto muta, / vicino la sabbia rossa, / della caprese cala. / Come sopra una donna, i flutti / stringono il seno della spiaggia.” (Onde di Cala Rossa). Ogni tanto sbucano immagini morbide “Volti di sale riarso / e mani operose, / il lungo tramaglio, / trappola marina, / tessono / con arte infinità. // Bianca spuma attende / l’opera dei pescatori / tra ragnatele nascoste / nelle onde / a sacello mortale / di nuove prede guizzanti.” Nonostante alcuni cali di tensione, e qualche eccesso nell’utilizzo di termini arcaici, i versi di Maggioni sono materia da guardare con attenzione. A volte, il poeta potrebbe, ad esempio, evitare un’eccessiva spezzettatura del ritmo. Detto ciò, le doti di M.M. sicuramente sono più significativi dei suoi difetti, che diventano ostacoli poco attendibili. Infine, se, come dice l’autore, è vero che la vita nasce sotto un cielo morto, quella vita ha bisogno di voci e pensieri che la narrano; in tutte le sue forme. Allora, l’ausilio di sensazioni e ricordi sono indispensabili, quanto il dire in maniera discreta o esaltata, pacata o urlata. Il futuro ha bisogno di bellezza e sogni.  

 
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