2005
28
Set

Sotto questa cenere

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(Cinzia Zungolo – Dario Flaccovio Editore)

Ciò che colpisce già alle prime battute del romanzo di Cinzia Zungolo è lo stile, complesso, immaginifico, e il periodare raffinato. Oltre alla storia, o meglio alle storie, la bellezza del romanzo è tutta nelle immagini e nella lingua metaforica e sinestesica che continuamente si ricrea e si apre a nuovi significati.
Lo stile è vivido, di grande impatto espressivo, volto a rivitalizzare la percezione della realtà. L’aggettivazione inusuale rende paesaggi ed emozioni, la realtà esterna e quella interiore dei personaggi, i pensieri contorti di chi si appresta ad affrontare l’assurdità del destino. Il linguaggio sincopato concentra l’attenzione sulla violenza di alcune scene, sulla follia dei personaggi. Un efficace, quanto insolito, accostamento di termini comuni crea un labirinto lessicale, che produce immagini quasi sovrapposte come lo sono le storie narrate.
Tre storie, infatti, si alternano, si intrecciano e alla fine si fondono nel romanzo. I personaggi principali non si incontrano, ma i loro destini sono tragicamente legati. Due uomini sono accumunati da un destino beffardo: uno scambio di referti medici. Il primo crede di essere condannato, mentre l’altro, che sta morendo, pensa di essere scampato alla fatalità. Il primo è un solitario impiegato, che non si è mai goduto niente nella vita; l’altro, un ricco signore col vizio del gioco, disposto a tutto per non finire preda degli usurai, trascina la giovane moglie in un tragico gioco, di sesso e sadismo. I due uomini vivono, per motivi diversi, la stessa disperazione, la stessa degradazione e brutalità che sperimentano e infliggono anche Toro e Vito, giovani teppisti che passano le giornate con la loro banda tra atti vandalici, prove di forza, sesso, prostituzione. Esistenze squallide, molto diverse tra loro, le cui sorti l’autrice sapientemente fa convergere in un tragico epilogo.
Il romanzo che parte lento, quasi in sordina, accelera il ritmo degli eventi sul finale, in una spirale di violenza che cresce senza fare distinzione di sesso o di ceto sociale, dove tutti si ritrovano a essere vittime e carnefici allo stesso tempo, dove il sadismo e l’omicidio si consumano sotto l’apparente normalità delle vite narrate.

 
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:: Stefania Gentile
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