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2004
14
Giu

Peter Ebsworth (traduzione)

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Salve Peter e grazie per averci dedicato un po’ del suo tempo. Di solito noi iniziamo le nostre interviste chiedendo all’autore di presentarsi, parlando di sé e di ciò che fa quando non scrive. Quindi, chi è Peter Ebsworth nella vita quotidiana?
Poiché sono sicuro che sia così per la maggior parte degli scrittori, anch’io non passo molto tempo a scrivere come vorrei. Il mio lavoro, infatti, come gestore di un distributore di carburante assorbe la maggior parte del mio tempo, soprattutto nei mesi invernali, quando la richiesta di metano per riscaldamento è molto alta. Vivo nella campagna di Norfolk e devo occuparmi perciò di una vasta zona di terra che deve essere coltivata e che comprende una coltivazione di 100 alberi di mele. Questo occupa la maggior parte del mio tempo soprattutto in primavera e in estate. Quindi come avrà capito, riesco a trovare il tempo di scrivere soltanto di sera. Sono sposato con la donna più fantastica del mondo. Si chiama Julie, è un’infermiera e lavora all’ospedale cittadino, il “County Hospital”, (lo stesso in cui lavora la moglie di Jack Blackburn nel mio racconto “Resolution 258”) e ho un figlio che si chiama Tom, che è appassionato di computer (proprio come il figlio di Jack). Mia figlia Becky, invece, ha quasi 29 anni e vive nella città di Norwich, che è a circa mezz’ora di auto da qui. Quindi ci vediamo spesso.

 

Cosa ci dice del fatto che è membro del Mensa?

Essere un membro del Mensa è sempre stato per me la massima ambizione, sin dai tempi della scuola. Frequentavo un collegio in cui c’erano ragazzi di tutto il mondo. Un mio compagno di classe era colombiano. Una domenica pomeriggio, mentre ci trovavamo nella biblioteca della scuola, cominciammo a parlare del lavoro dei nostri padri. Suo padre era un interprete presso le Nazioni Unite a New York. Rimasi davvero impressionato da questa cosa. Ma quando aggiunse che suo padre era anche membro dell’International Mensa, rimasi ancora più impressionato. Forse, già da quel giorno decisi che volevo far parte di questo “gruppo élite” e questo desiderio mi è rimasto in mente fino all’età di 20 anni, quando finalmente ho fatto il test e l’ho superato.

 

Virtualmente, noi l’abbiamo conosciuta attraverso “Distant Worlds”, (un sito web molto famoso per i racconti di tipo fantascientifico). La sua carriera di scrittore è iniziata proprio attraverso il web? Se è così, ci può dire, dove e che cosa le ha suggerito di provare le sue capacità attraverso questo mezzo di comunicazione? Se invece non è così, allora come ha iniziato a pubblicare i suoi racconti?

È stato grazie al Mensa che ho iniziato a scrivere. E’ successo soltanto 4 anni fa. La rivista regionale del mio paese, “The Eaglet”, istituì un concorso di narrativa proprio per i membri del Mensa, con racconti che dovevano contenere non più di 500 parole. Il motivo per cui decisi di partecipare non me lo ricordo, ma il mio racconto, “The last Goodbye”, vinse il concorso e questo mi convinse a scrivere ancora. In seguito, entrai a far parte del “British Mensa Creative Writers Group”, il Gruppo di scrittori del Mensa, il quale pubblica mensilmente una newsletter di tutti gli scrittori membri. Ho ricevuto molti consensi al mio indirizzo, e tutto questo non ha fatto altro che convincermi sempre più a scrivere. Dopo questo inizio, tutto ciò che è successo è soltanto il risultato dei contatti che ho trovato attraverso Internet, che è sicuramente una risorsa molto importante per ciascun scrittore.

Ci puoi trovare concorsi di narrativa a cui partecipare, siti web in cui registrare i tuoi racconti ed aspettare eventuali riscontri, consensi, (per es. Nicestories.com), riviste e-zine che accettano i tuoi racconti, o che comunque ti spiegano perché l’hanno rifiutato, e altrettante riviste e antologie su cui pubblicare i tuoi racconti, anche se per quanto riguarda queste ultime, devo dire che è molto difficile farne parte. Per fortuna, oggi alcune di queste accettano sottoscrizioni anche attraverso email e questo rende la vita di noi scrittori più facile.

 

Può illustrarci le fasi più significative della sua vita di scrittore?

Prima fase: sono stato abbastanza fortunato da vincere numerosi concorsi tutti in un colpo. Uno di questi è stato “Athena Publishing Silver Sword Award” per il mio racconto “Almost Midnight”. Questo mi ha dato la fiducia di cui avevo bisogno per avvicinarmi ad altri editori.

Seconda fase: è stata la pubblicazione in due uscite di un mio racconto su “Domicile Magazine ” negli Stati Uniti. E’ veramente emozionante vedere i propri racconti pubblicati su una rivista per la prima volta.

Terza fase: è stato quando ho scritto un racconto per “Searle Publishing” da includere nella loro antologia “Creep Tales” sui nuovi autori. L’editore non appena ebbe letto il mio lavoro, chiese di leggerne altri. Dopo alcune considerazioni, decise di offrirmi un contratto favoloso per la pubblicazione di un’antologia che comprendeva soltanto i miei racconti. Fu così pubblicata dapprima come “libro rilegato” e poi come “paperback”, (versione economica), col titolo di “Dark Whispers”. Da quel momento in poi, ho avuto la fortuna di vedere pubblicati i miei racconti su varie riviste, antologie e e-zine. Ma non mi era mai successo fino ad ora di vedere pubblicato un mio racconto in formato e-book, o addirittura di vederlo tradotto in un’altra lingua. Sono molto grato a KULT Virtual Press per questa opportunità e soprattutto per aver segnato un altro punto importante nella mia vita come scrittore.

 

Sbirciando qua e là, abbiamo intuito che i suoi interessi, come scrittore, sono legati alla “science fiction” e ai temi dell’horror, è vero? E se è così, perché ha deciso di trattare questi temi?

Qualche volta i soggetti di cui parlo nei miei racconti sono difficili da categorizzare. Comunque è giusto dire che la maggior parte dei miei lavori fanno parte della “Science Fiction” o dell’horror. Tuttavia, nei miei racconti di fantascienza non parlo mai di navicelle spaziali e né racconto mai di sangue nei miei horror. La ragione principale per cui ho deciso di occuparmi di questi due generi letterari è che entrambi permettono di parlare di molti eventi eccezionali, eventi che sorprendono e appassionano il lettore. I lettori di “Science Fiction” e horror sono preparati all’incredibile, cosa che non può succedere se si trattano altri soggetti.

 

Chi sono i suoi modelli letterari, quindi i suoi scrittori preferiti. E i suoi libri preferiti?

I miei scrittori preferiti sono Stephen King, Roald Dahl, Peter E. Hamilton, Isaac Asimov, Bill Bryson, J.R.R. Tolkien e Timothy Ferris. I loro libri migliori sono: “The Langoliers” di Stephen King, “Tales of the Unexpected” di Roald Dahl, “The Nights Dawn Trilogy” di Peter E. Hamilton, “Robot Visions” di Isaac Asimov, “Nottes From A Small Island” di Bill Bryson, “Lord of the Rings” (Il signore degli anelli) di J.R.R. Tolkien e “The Whole Shebang” di Timothy Ferris.

 

Parliamo di “Resolution 258”- come è nata l’idea per questo racconto? I viaggi nel tempo o la comunicazione nel tempo sono un soggetto molto intrigante e il suo racconto descrive proprio alcuni aspetti specifici di quest’ultimo soggetto – usando le e-mail come mezzo di comunicazione…

Il “Tempo” è un soggetto affascinante. Sia che si tratti di qualcosa di vero che di una nostra percezione, sia che tutte le fasi del tempo esistano nello stesso momento e sia che esista solo “ora”, quel momento fugace che si chiama futuro ma che diventa passato.

Sappiamo che esso scorre in modi diversi, ciò dipende dalla velocità con cui viaggi e che rallenta fino all’eternità sull’orizzonte degli eventi del Buco Nero. Ma “adesso, questo momento” durerà più a lungo? 14 miliardi di anni fa il Tempo non esisteva. Un fotone di luce poteva essere visibile all’interno della nostra realtà ma esisteva al di fuori del Tempo. Quando si pensa al “viaggio nel tempo” la fiction e la trama che può essere scritta sono eterne. Comunque, molti racconti sono stati scritti con l’ausilio del viaggio nel tempo che io volevo vedere da un’altra angolatura. Poi ho pensato alla comunicazione col futuro attraverso le email e mi è sembrata una possibilità realistica. Ma come si fa a capire veramente che l’hanno scoperto? Potrebbe essere un vantaggio o addirittura un anatema per il genere umano? Resolution 258 nasce da tutti questi pensieri.

 

Quanto tempo ci è voluto per scrivere questo racconto? E quando e perché ha deciso di scriverne una versione più lunga? Nella versione più lunga, quella con 11000 parole, lei ha aggiunto molte cose, non solo descrizioni o dialoghi – ha aggiunto anche molta “sostanza”. Perché investire sul tempo in un qualcosa già scritto? Naturalmente sono sicuro che i lettori apprezzeranno molto questa tempo in più che ha investito...

Per scrivere il racconto originale ci ho impiegato circa 3 settimane (lavorando solo di sera). Era di circa 3500 parole. Era un racconto breve ma ben fatto, ma secondo me c’erano troppe cose ancora da spiegare. Credo che la versione più lunga dia più soddisfazione al lettore. Volevo anche riportare indietro Katie per Margaret e George. Sebbene nella mia visione sul cambiamento del futuro la memoria non può agire sulle linee del tempo, ho pensato che forse le emozioni potevano farlo.

 

Cosa ci dice del futuro – quali sono i suoi progetti principali come scrittore?

Attualmente, ho due progetti principali, uno è quello come co-autore di una sceneggiatura basata sul mio breve racconto “Slasher Movie” in collaborazione con Phil Mann, uno sceneggiatore californiano, e poi il secondo progetto è quello di produrre un’antologia insieme a 14 scrittori sul tema di un misterioso “codice”. Questo codice passa da racconto a racconto attraverso il libro.

 

Come è la vita per un autore di science fiction nel proprio paese? Mi spiego, in Italia pochi editori si occupano di questi soggetti, anche se grazie anche al cinema, l’atteggiamento verso questi temi sta cambiando. Cosa ci dice dell’Inghilterra?

Ci sono pochi editori in Inghilterra che non pubblicano solo racconti di una certa lunghezza e che trattano solo alcuni temi. Ecco perché Internet è un vantaggio per gli scrittori di racconti brevi, perché ci dà molte opportunità.

 

A proposito della pubblicazione “virtuale”- cosa ne pensa degli e-book? E delle e-zine o dei siti web che si occupano di letteratura?

Secondo me la pubblicazione “virtuale” sta aprendo un nuovo mondo di opportunità e scelta sia per gli scrittori che per i lettori.Tuttavia, credo che anche in futuro, i racconti in versione integrale rimarranno molto più popolari nella versione di libro convenzionale che di e-book. Questo perché una persona che legge un racconto in versione integrale vuole leggerlo stando comodamente seduto in poltrona o vuole portarsi il libro a letto oppure portarlo con sé nella valigia quando è via. Gli e-book e gli e-zine hanno avuto successo perché ti permettono di avere una grande scelta di racconti che possono essere letti in una volta sola. Stephen King parlava di un’analogia col cibo. Un romanzo è come un banchetto con sette portate mentre il racconto è come uno snack, uno spuntino. Credo che gli e-zine e gli e-book diventeranno sempre più popolari come “snack bar” non come “ristoranti”.

 

Fino ad oggi noi (intendo KULT Virtual Press) non vendiamo e-book (né paghiamo gli autori) per molte ragioni – ma anche grandi società che hanno provato a farlo non hanno guadagnato molto – mentre non hanno problemi a vendere libri “veri”. Abbiamo però sentito che all’estero (considerando la situazione dal punto di vista italiano), gli e-book sono considerati un’alternativa più o meno “normale”al libro e quindi è una cosa comune acquistarli – è vero tutto ciò dal punto di vista di un inglese? Qual è la situazione riguardo gli e-book nel suo paese?

Secondo la mia esperienza, le persone che considerano un e-book come un’alternativa a un vero libro sono davvero poche in Inghilterra. La situazione è diversa negli Stati Uniti.

 

Certamente la maggior parte dei siti americani preferiscono vendere gli e-book piuttosto che permettere ai lettori di scaricarli gratuitamente. Forse, la proposta da parte di chi fornisce gli e-book potrebbe essere quella di chiedere una tassa annuale (una quota esigua ma tale da poter essere raccolta tramite carta di credito) e poi da quel momento tutti gli e-book sul sito sarebbero gratuiti.

 

Noi di KULT siamo soliti chiudere le nostre interviste con gli autori chiedendo loro quali sono i loro “segreti” – anche se sappiamo che non ce ne sono – sicuramente da non condividere con altri. Comunque, avrebbe dei suggerimenti per un “giovane” autore che voglia entrare nel mondo della “science fiction”?

I “segreti” secondo il mio punto di vista sono i seguenti:

1)      Scrivere i racconti per se stessi. Creare personaggi e situazioni che trovi emozionanti, non piatti. Non provare a scrivere ciò che gli altri si aspettano da te perché tutto ciò renderebbe la tua storia non originale.

2)      Pensa alla prima stesura del tuo racconto, come se tu fossi un vaso e il tuo racconto un cumulo di argilla. Cerca di dare una prima forma all’opera e lascia i dettagli ad un secondo momento.

3)      Quando un racconto è finito e sei convinto che sia come volevi, stampalo subito, mettilo da parte e poi tornaci su una settimana dopo. Poi leggilo ad alta voce (preferibilmente non quando stai guidando) e sarai sorpreso dalle numerose correzioni o cambiamenti che ti verrano in mente.

4)      Se ti viene in mente una buona idea scrivila. Portati dietro sempre una penna e un blocco note. Un singolo concetto o un’immagine nella tua mente possono essere sufficienti per costruirci un racconto intorno. Il mio racconto “Digital Soul”, che è stato pubblicato a maggio ’04 su Ultraverse, è stato costruito interamente intorno al pensiero che se la mente umana poteva essere digitalizzata e trasferita in un computer, allora anche il download potrebbe avere un’anima?

5)      Non permettere che le critiche ti abbattano. Apprezzare o meno un buon racconto è soggettivo. Se a quel particolare editore non piace il tuo racconto, qual è il problema?

6)      D’altra parte, pensa a lungo e bene prima di rifiutare qualsiasi critica costruttiva. Le critiche sono importanti. Se qualcuno pensa che tu non abbia talento, di cosa ti preoccupi?

Grazie mille e buona fortuna per la sua carriera di scrittore.

(traduzione: Lucia Peluso)

 
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:: Marco Giorgini
Marco Giorgini: (Modena, 21 Agosto 1971) responsabile del settore R&D in una delle più importanti software house italiane che si occupano di linguistica applicata. Dal 1994 coordina la rivista culturale KULT Underground (www.kultunderground.org) e dal 1996 la casa editrice virtuale KULT Virtual Press (www.kultvirtualpress.com); autore di racconti e sceneggiature, ha contribuito ad organizzare mostre e concorsi letterari, tra cui ''Il sogno di Holden'', 8KO- e In Xanadu. Da marzo 2005 realizza una striscia a fumetti bisettimanale sul mondo degli esordienti, chiamata Kurt (www.kurtcomics.com).
MAIL: marco@kultunderground.org
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