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2005
28
Apr

La catena invisibile

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(Claudio Mauri - Mursia)

 

 

Ci sono almeno due modi di approccio per un libro come La catena invisibile, di Claudio Mauri. Il primo è considerarlo solamente un romanzo ucronico, immergersi nella lettura, apprezzare l'architettura della trama, i personaggi e le vicende. Cogliere il percorso iniziatico del protagonista, accettando il gioco sottile che costruisce il crescendo, nel quale, se si ha un po' di passione per le tematiche esoteriche - senza necessariamente doverne veramente "sapere", ci sono richiami colti e citazioni che fanno eco. E considerarlo alla fine un libro interessante, basato su una idea originale.

Il secondo modo di approccio è di considerarlo invece un testo più storico, come del resto sembra suggerire qualche commento critico che si può trovare facilmente on-line, romanzato solo il giusto perché l'autore conosce vari aspetti delle vicende VERE narrate, ma non ha tutto in mano (almeno al momento) per trasformare questo libro in un saggio – cosa che magari altrimenti avrebbe fatto.

 

E in questa visione si innesta probabilmente anche il paragone proposto sul suo sito da Mauri stesso (non presente sul libro cartaceo) con il ben noto Codice Da Vinci. Paragone a mio parere un po' forzato, e non perché la presenza di società segrete volte a tentare di controllare la storia nel periodo delle Guerre Mondiali non possa a priori essere messa sullo stesso piano dell'idea di Dan Brown e delle sue considerazioni sul Cattolicesimo e sui segreti dei Templari, o perché (semplificando) gli antagonisti “pagani” dei due libri non possano avere gli stessi “fan”, ma perché il taglio complessivo delle due opere è, a mio parere, ben diverso. La catena invisibile ha una trama complessa, diluita, tratteggiata in modo attento ai fatti storici in cui è immersa, e di conseguenza "lenta", perché tutto accade durante la narrazione. Ha un progetto operativo, una idea da portare avanti e tutto è rivolto a questo aspetto. Mentre il Codice Da Vinci ribalta l'approccio. La parte di teoria storica è sostanzialmente precedente agli avvenimenti, che quindi possono accadere al ritmo di un film d'azione, con rivelazioni su rivelazioni, centellinate, ma ben proposte con un evidente senso di regia. E non voglio fare un discorso di scrittura "commerciale" o “colta” (in fondo il libro di Brown è un bel libro – anche per chi non ne condivide le premesse) - ma secondo me lo scritto di Mauri è una cosa diversa. Tanto che, come accennavo, contrariamente al Codice Da Vinci, è un po' più difficile decidere come considerarlo.

 

Alla fine io credo semplicemente di avere mantenuto una sostanziale sospensione di giudizio. Facendo finta, cioè, che per certi tratti sia "solo un romanzo", e che per altri sia un resoconto storico, farcito di teorie semplicemente non ancora dimostrate.

 

Comunque sia, sì inizia ai giorni nostri con un incontro casuale in treno. Due persone nella stessa carrozza, una delle due visibilmente confusa. Con un segreto - un rimpianto - immenso, che viene trasmesso all'altro in modo da preservarne memoria. Marco (il nome è di comodo) racconta di quando viveva, quando la sua vita è cambiata per sempre, nella casa del padre, in un paesino. Il periodo è quello della seconda metà degli anni venti - in pieno fascismo. Aveva i sogni di gloria militare che erano comuni a tanti in quel periodo, e il desiderio di diventare scrittore. Poi un giorno ecco l'incontro con un gruppo di persone, tra cui il professor Bellafonte (un vecchio amico del padre) e la moglie, l'affascinante Imelda.

L'impatto con queste persone andrà ben oltre al semplice contrasto ideologico tra "gente di città" e "ragazzo di paese", tra le idee “nuove” e “colte” del gruppo e quelle più “semplici” di Marco. Infatti, in una sequenza di avvenimenti sempre più strani, di mezze informazioni avute quasi per caso, Marco conoscerà non solo l'amore passionale e l'odio (due sentimenti necessari anche per entrare in uno “stato” superiore), ma inizierà a vedere che ci sono persone in grado di manipolarne altre non usando esattamente le armi o una buona dose di retorica.

 

La teoria che Mauri ci propone mentre ci narra di Marco e di alcuni anni specifici della sua vita è assolutamente intrigante: si legge che gli attentati a Benito Mussolini del 1926 ad opera di due persone assolutamente distanti tra loro sono stati studiati e organizzati da un gruppo di persone che agiva nell'ombra a livello europeo. Che queste persone, in contatto con Aleister Crowley, hanno organizzato anche un terzo attentato (anch'esso fallito) e che non hanno cercato volontari per queste tre azioni ma hanno scelto delle persone e poi ne hanno forzato la mente. Di più ancora, hanno "manipolato" gli eventi perché ci fossero le condizioni per gli attentati stessi. Persone con poteri particolari, organizzati a livello internazionale, che hanno tramato nell'ombra allora - e che potrebbero averlo fatto anche in precedenza - o che lo potrebbero stare facendo anche ora.

 

Tra gli elementi di "prova" di questa teoria, e comunque cardine di una parte della vicenda narrata per un gioco anche di ricatti, c'è una fotografia: Violet Gibson che spara a Mussolini (immagine riportata ad inizio libro). In questa foto, in cui si vede abbastanza chiaramente un "ritocco" che ne copre una parte, ci sarebbe il volto dell'organizzatore in Italia della Catena che ha "gestito" la Gibson e Zamboni. Foto di cui qualcuno ha ancora i negativi NON ritoccati...

Oltre a questo ci sono i messaggi lasciati da Zamboni stesso (che potrebbero essere spiegati), e altre vicende legate ad altri personaggi "forti" che si muovevano nell'ambiente dell'occultismo, presenti a Roma nei periodi in questione. In più ci sono avvenimenti documentati su motori e orologi bloccati, e su altri fenomeni "magnetici" e non, al momento inspiegabili.

 

Se questo e tutto il resto proposto sia sufficiente per credere alla validità storica del testo è ovviamente scelta del solo lettore. Ma è indubbio che la costruzione sia ben fatta, e che l'incastro del narrato con quanto possibile trovare su libri di storia è almeno plausibile come tempistiche e possibilità di contatti. Forse, come accennavo all'inizio, la parte letteraria, pur intrisa di descrizioni suggestive, è a tratti non troppo scorrevole, e ricorda in parte anche come stile romanzi scritti ad inizio secolo. Vittima probabilmente dell'attenzione dominante per la tesi e la congruenza storica. Ma nel complesso - se vi piace avere qualcosa su cui meditare o discutere, una volta terminato un libro - è difficile non consigliare quest'opera.

E sui temi su cui "riflettere" ve ne esplicito uno anch'io: se una forza con potere di catalizzare gli eventi manipolando la mente, o rendendo "carichi" di volontà determinati oggetti, ha provato TRE volte ad uccidere il Duce e non c'è riuscita è stata una "serie di sfortunati eventi" - o alla "manipolazione della storia" non stavano giocando da soli?

 

 
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:: Marco Giorgini
Marco Giorgini: (Modena, 21 Agosto 1971) responsabile del settore R&D in una delle più importanti software house italiane che si occupano di linguistica applicata. Dal 1994 coordina la rivista culturale KULT Underground (www.kultunderground.org) e dal 1996 la casa editrice virtuale KULT Virtual Press (www.kultvirtualpress.com); autore di racconti e sceneggiature, ha contribuito ad organizzare mostre e concorsi letterari, tra cui ''Il sogno di Holden'', 8KO- e In Xanadu. Da marzo 2005 realizza una striscia a fumetti bisettimanale sul mondo degli esordienti, chiamata Kurt (www.kurtcomics.com).
MAIL: marco@kultunderground.org
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